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Ex Snia, ultima firma per l’acquisto: poi può partire la bonifica

Pavia. Verrà formalizzato mercoledì l’acquisto dell’ex Snia da parte della società che si era aggiudicata l’asta lo scorso fine settembre. La cordata milanese, costituita da imprenditori, uno studio di ingegneria, un general contractor (società che si occupano di operazioni immobiliari complesse) e Unica, importante gruppo nel settore delle bonifiche ambientali, dovrà infatti versare 362mila euro per garantirsi la proprietà del 68% di questa area dismessa che si estende complessivamente su 186mila metri quadrati e si affaccia su viale Montegrappa. Quel 68% apparteneva a Borgosnia srl, mentre il 32% è della Torino Uno srl e il 5% di Giava srl. E dovrebbe essere proprio la nuova società, in accordo con gli altri proprietari, a farsi carico del piano di caratterizzazione, liberando così il Comune dal procedere alle indagini sui terreni contaminati per individuare e isolare le sorgenti inquinanti presenti nel suolo e nelle acque di falda, attraverso carotaggi e posizionamento di piezometri. La caratterizzazione rappresenta il primo passo verso la bonifica dell’area. Gli uffici comunali diretti da Giovanni Biolzi, dopo l’aggiudicazione dell’asta, avevano sospeso il bando per individuare il professionista che si sarebbe dovuto occupare dei rilievi per i quali erano stati stanziati complessivi 775mila euro, di cui 675mila provenienti da Regione Lombardia. Il piano di caratterizzazione sarà fondamentale per definire lo sviluppo urbanistico dell’area. Intanto, nel futuro Pgt, l’amministrazione guidata dal sindaco Michele Lissia ha inserito all’interno dell’ex Snia un bosco di 5 ettari. Alcuni cittadini avevano chiesto di prevedere un parco urbano di 17 ettari, opzione considerata possibile dal Mezzabarba nel caso non si fosse trovato un acquirente.

«I 50mila metri quadri di bosco – spiega l’assessore all’Ambiente Lorenzo Goppa – non esauriscono la quantità di verde prevista, in quanto, in linea con una delle principali finalità di questo Piano di governo del territorio, ci sarà un ulteriore incremento del 5% di superficie permeabile sul totale dell’area. Si terrà quindi conto delle richieste della cittadinanza, anche in sede di definizione del piano di bonifica».

La Snia è stata una città nella città che ha fatto la storia operaia del Novecento a Pavia. Si occupava principalmente della produzione di fibre artificiali derivanti dal trattamento chimico della cellulosa, ha dato lavoro fino a 3mila persone e ha cessato la sua attività nel 1982. Nel tempo si è trasformata in una grande area dismessa, con gli inquinanti intrappolati nei terreni. Nel 2002 Borgosnia, la società proprietaria del lotto maggiore, che si estende nella parte sud, centrale e ovest e occupa 105mila metri quadrati, effettua un piano di caratterizzazione che aveva evidenziato la contaminazione dei suoli (metalli, idrocarburi, Ipa, Pcb e diossine) e delle acque di falda (metalli, solfati, idrocarburi, Ipa, composti alogenati). Nel marzo 2005 propone indagini supplementari e nel 2007 presenta un documento in cui si riscontra anche la contaminazione delle acque superficiali e di prima falda che si sarebbero dovuti mettere in sicurezza con urgenza. Ma nel 2013 Borgosnia entra in liquidazione, gli altri proprietari non intendono sobbarcarsi i costi della bonifica e inizia l’iter dei ricorsi.

«Si tratta di indagini datate che vanno necessariamente aggiornate – precisa Goppa -. L’amministrazione caldeggerà il metodo del “phitoremediation” che consente la bonifica dei suoli attraverso l’utilizzo di piante. Si tratta di uno dei sistemi più efficaci, meno costosi e rispettosi dell’ambiente, oltre che delle esigenze dei cittadini».

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