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“L’élite dell’élite”: Walton racconta la notte contro il numero uno

Adam Walton esce al primo turno dell’Australian Open 2026, ma dalla Rod Laver Arena porta via molto più di un punteggio. L’australiano, alla terza partecipazione consecutiva nel tabellone principale a Melbourne, ha vissuto una serata speciale “in casa”, sul Centrale, contro Carlos Alcaraz, numero uno del mondo: una vetrina importante e, per certi versi, un test di livello.

Il risultato e i segnali

In campo ha vinto lo spagnolo in tre set (6-3 7-6(2) 6-2), ma Walton ha rivendicato i progressi mostrati nel corso del match. “Penso che ci siano state molte cose buone nel match. Lui è ovviamente l’élite dell’élite del nostro sport, quindi ho cercato di adeguarmi al suo livello”, ha detto, sottolineando come la prestazione, per intensità e qualità, possa essere un riferimento utile per il resto della stagione.

Lo snodo del secondo set

Il punto di svolta, per Walton, è stato il tie-break del secondo: Se avessi vinto quel parziale e fossi andato un set pari, sarebbe stata un’altra partita”. E qui arriva la differenza dei campioni: Quando vanno avanti nel punteggio riescono a rilassarsi molto di più, diventando più lucidi e difficili da scalfire nei momenti decisivi.

Perché Alcaraz è “diverso”

Alla domanda su cosa renda Alcaraz differente rispetto ad altri avversari, Walton è stato diretto: “È diverso. Non ho quell’esposizione mediatica ogni settimana. Il focus è su movimento e accelerazioni: Si muove in modo diverso… e ha più ‘veleno’ sulle palle corte e su quelle che si alzano. Se può sistemarsi di dritto, la palla viaggia a una velocità a cui non sono abituato”.

Il complimento del numero uno

Walton ha accolto con particolare soddisfazione l’elogio ricevuto da Alcaraz: “Pensavo non si muovesse così bene”, avrebbe detto, spiegando però che in campo non riusciva a trovare “zone pulite” dove indirizzare la palla per prendere davvero il controllo dello scambio. “Sì, è gentile da parte sua dirlo. Il fatto che mi faccia dei complimenti è davvero speciale, ovviamente, ha spiegato, ricordando anche un precedente incrocio al Queen’s: socievolezza e rispetto, anche fuori dal campo.

Obiettivo 2026

Nonostante l’eliminazione, Walton guarda avanti con un’idea chiara: crescita prima del ranking. “Ho servito bene… in alcuni momenti lui è stato semplicemente un po’ migliore”, ha valutato. Poi la sintesi: la classifica conta, ma non è l’unico parametro. “Voglio migliorare il mio tennis: se miglioro, anche il ranking migliorerà”.

Il sogno Rod Laver

La chiusura è tutta sull’emozione: “È stato un momento speciale… lo conserverò”. Per Walton, entrare in Rod Laver Arena contro un grande campione resta un passaggio importante: È stato, sì, direi un sogno. Quando ho deciso di iniziare a giocare a tennis professionistico dopo il college, poter giocare su un grande campo contro un grande giocatore, e soprattutto in casa, sul Rod Laver, penso sia un momento che non dimenticherò mai. E l’augurio è già scritto: “Spero di rifarlo”.

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