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Blue Monday 2026: perché oggi ti senti più stanco, più giù e con meno voglia di tutto (e cosa farci)

Blue Monday 2026: perché oggi ti senti più stanco, più giù e con meno voglia di tutto (e cosa farci)

Oggi è il Blue Monday, il giorno più triste dell’anno. Almeno secondo una formula diventata virale, contestata dagli scienziati ma incredibilmente efficace nel descrivere una sensazione che, il 19 gennaio, molti riconoscono subito: stanchezza mentale, umore basso, zero motivazione.

Suggestione collettiva? Marketing ben riuscito? O c’è davvero qualcosa che rende questo lunedì più pesante degli altri?

La risposta, come spesso accade, sta nel mezzo.

Cos’è davvero il Blue Monday (senza leggende)

Il termine Blue Monday nasce nei primi anni Duemila da una formula pseudo-scientifica che metteva insieme fattori come:

  • meteo invernale
  • fine delle feste
  • conti da sistemare dopo Natale
  • buoni propositi già falliti
  • distanza dalle prossime vacanze

La formula non ha valore scientifico, ma il contesto sì. Gennaio è davvero uno dei mesi più complessi per l’equilibrio psicologico: meno luce, ritmi rigidi, aspettative alte e risultati ancora lontani.

In altre parole: anche se il Blue Monday non è “il giorno più triste in assoluto”, è uno dei più faticosi da attraversare.

Perché proprio oggi ci sentiamo così

A metà gennaio succedono diverse cose insieme. Le feste sono definitivamente archiviate, le giornate sono ancora corte, il freddo limita la socialità e il lavoro è tornato a pieno regime. Nel frattempo, i buoni propositi di inizio anno iniziano a scricchiolare: palestra disertata, dieta abbandonata, entusiasmo evaporato.

Il risultato è una sensazione diffusa di stallo emotivo: non si è più in pausa, ma nemmeno davvero ripartiti.

Non è depressione, nella maggior parte dei casi. È affaticamento mentale stagionale, amplificato dal contesto sociale e mediatico.

Il ruolo (enorme) delle aspettative

Un altro elemento chiave è la pressione invisibile del “nuovo inizio”. Gennaio viene venduto come il mese del cambiamento, della svolta, della versione migliore di sé. Ma quando la realtà non segue la narrazione, subentra la frustrazione.

Il Blue Monday funziona perché legittima una sensazione che già c’è. Dà un nome a un malessere diffuso e, paradossalmente, lo rende più condivisibile.

Cosa fare (davvero) nel Blue Monday

Non servono frasi motivazionali o rivoluzioni personali. Oggi funziona l’opposto: abbassare l’asticella.

Accetta che questa giornata non debba essere produttiva, brillante o memorabile. Concentrati su una cosa sola fatta bene, non su dieci fatte male. Riduci l’iperconnessione, soprattutto il confronto continuo sui social.

Anche piccoli gesti aiutano più di quanto sembri: una passeggiata alla luce del giorno, un pasto caldo e regolare, una sera senza schermi prima di dormire. Non sono soluzioni magiche, ma segnali di cura.

Quando il Blue Monday è un campanello d’allarme

C’è però una distinzione importante da fare. Se il senso di vuoto, apatia o tristezza non è occasionale ma dura settimane, interferendo con il lavoro, il sonno o le relazioni, allora non è più solo “effetto gennaio”.

In quel caso è utile parlarne, chiedere supporto, uscire dalla logica del “devo farcela da solo”. Il Blue Monday può diventare un promemoria, non una scusa.

Perché parlarne non è una cattiva idea

Criticare il Blue Monday come trovata commerciale è legittimo. Ma ignorare il malessere stagionale no. In un periodo in cui tutto spinge alla performance, riconoscere la stanchezza è un atto di realismo.

E forse il senso di questa giornata è proprio questo: ricordarci che non siamo macchine, che gennaio è duro per molti e che non c’è nulla di sbagliato nel sentirsi un po’ “blu”.

L'articolo Blue Monday 2026: perché oggi ti senti più stanco, più giù e con meno voglia di tutto (e cosa farci) proviene da Termometro Politico.

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