World News

Val di Chy, imprenditore di cannabis light condannato a 4 mesi

VALDICHY. S’intravede lo smantellamento del settore produttivo della “cannabis light” dietro la sentenza del tribunale di Ivrea di lunedì 19 gennaio. La pena inflitta dal giudice Andrea Matteoni è mite, appena 4 mesi con la condizionale, mentre già il pm Ludovico Bosso aveva ravvisato la “lieve entità” del fatto, riqualificando l’accusa di iniziale di produzione, traffico e detenzione di sostanze illegali. Non sarebbe, però, giustificabile guardando solo alle quantità: perché Manuel Resina, 39enne di Traversella, era accusato per un quantitativo di oltre 12 chili di marijuana su circa 80 che erano stati sequestrati e sottoposti ad analisi dai carabinieri della stazione di Val di Chy. Un quantitativo che, se fosse stato trovato sulle piazze di spaccio, sarebbe stato ritenuto importante. Il fatto è che qui parliamo di un 13-14% del racconto che aveva valori di poco superiori allo 0,5 di Thc. Uno dei due principi attivi della cannabis, che la pianta sviluppa anche per «difendersi dal freddo», come aveva spiegato lo stesso Resina in un’intervista che aveva rilasciato nel 2021 alla Sentinella, come imprenditore dell’azienda “Canapa bella dormiente”, su quello che allora era considerato il settore della “cannabis legale” venduta nei negozi. Dunque gli imprenditori della cannabis legale acquistavano semi progettati per avere un quantitativo estremamente basso di Thc, che poi poteva alzarsi leggermente per questioni indipendenti dalla volontà del coltivatore.

La verità è che Resina, come sottolinea il suo avvocato Massimo Campanale, svolgeva la sua attività «alla luce del sole». «Parliamo di un imprenditore agricolo - spiega Campanale durante la sua arringa -, iscritto alla Coldiretti, con un codice Ateco, che acquista sementi sigillati di cannabis sativa per la commercializzazione di infiorescenze. Il nostro consulente ha spiegato che da quel tipo di semi cresce una pianta che non ha efficacia drogante. Infatti le norme italiane sono al vaglio della Corte europea in base al principio per cui non può essere punito ciò che è inoffensivo. Comunque sia il mio assistito vendeva le confezioni nei bar e negli esercizi commerciali in buste che dichiaravano: vietata combustione, solo uso per collezionismo».

Il pm Ludovico Bosso ha ricostruito la storia di quella zona grigia della legge che ha aperto, fino ad un certo periodo, uno spazio imprenditoriale. «La legge - spiega Bosso -incentivava coltivazione canapa sativa per determinati fini: dall’alimentare al tessile. Dal 2016 al 2019 si imposta interpretazione più ampia, che diceva che fino allo 0,6 di Thc era possibile commercializzare. Nel 2019 le Sezioni unite della Cassazione rinviano alle tabelle di legge. Stupefacente è il Thc sopra lo 0,5. La norma consentiva commercializzazione solo a fini industriali e tutti gli altri utilizzi erano vietati. E, comunque sia, la punibilità arriva quando c’è “efficacia drogante”. In questo caso, per quei 12 chili sopra soglia, è così. Ritengo tuttavia che possa concludersi per una lieve entità visto che la quantità al di sopra era inferiore al 13-14% del totale». Così, ha chiesto 8 mesi di pena sospesa per il 39enne: il giudice ne ha accordati la metà.

Читайте на сайте