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Roberto Sconocchini: dal banco di scuola alla formazione digitale.

Oggi Sconocchini è formatore, consulente e direttore scientifico del progetto NeoConnessi, iniziativa nazionale dedicata alla cittadinanza digitale consapevole. La sua visione parte da un presupposto semplice ma rivoluzionario: la tecnologia non è un fine, ma un linguaggio educativo che va compreso, abitato e insegnato con responsabilità. In questa intervista racconta il suo percorso, le esperienze che hanno plasmato il suo approccio e il ruolo che la tecnologia può — e deve — avere nella scuola di oggi.

Dal docente al formatore digitale: come nasce NeoConnessi?

Il percorso di Sconocchini nasce in classe e si sviluppa attraverso una riflessione continua sul rapporto tra didattica e tecnologie. Il blog Maestro Roberto diventa presto un punto di riferimento nazionale, generando una crescente richiesta di formazione da parte delle scuole. Da qui il passaggio naturale al ruolo di formatore. NeoConnessi rappresenta la prosecuzione di questo cammino: un progetto che non parla solo di strumenti digitali, ma di cittadinanza digitale, benessere online, relazioni e competenze critiche, rivolto a bambini, famiglie e comunità educante.

Le esperienze formative che hanno segnato il suo approccio

Le esperienze più decisive sono quelle basate sulla condivisione autentica delle buone pratiche: comunità di docenti, reti di scuole, formazione tra pari. Per Sconocchini la tecnologia ha senso solo se diventa un amplificatore di relazioni professionali e se permette di far uscire le esperienze didattiche dalle mura dell’aula, trasformandole in patrimonio comune.

Il ruolo della tecnologia nella scuola primaria e secondaria

La tecnologia non serve a sostituire l’insegnante, ma a far imparare meglio gli studenti, stimolando pensiero critico, creatività e collaborazione.

  • Alla primaria: rende accessibili concetti complessi, favorisce scoperta e motivazione, sempre con la guida del docente.
  • Alle secondarie: sviluppa autonomia, problem solving, competenze digitali e apprendimento personalizzato. In ogni ordine di scuola, la tecnologia è efficace solo se usata con intenzionalità pedagogica, senza mai indebolire la relazione educativa.

Come evitare che la tecnologia diventi un “gadget” a scuola

La tecnologia non deve partire dagli strumenti, ma dalla didattica: prima si definiscono obiettivi e metodi, poi si scelgono le soluzioni digitali che li supportano davvero. Se un’app serve solo a intrattenere, diventa decorativa. Fondamentale è la formazione dei docenti, che devono saper integrare gli strumenti nella pratica quotidiana, adattandoli ai bisogni degli alunni e condividendo esperienze tra colleghi. Infine, serve valutare l’efficacia: capire con gli studenti cosa funziona, cosa facilita la comprensione e cosa aumenta l’impegno. Solo così la tecnologia smette di essere un “extra” e diventa un vero supporto all’apprendimento.

Un esempio concreto di risorsa digitale che ha trasformato l’apprendimento

Uno degli esempi più significativi riguarda l’uso di NotebookLM, che rende interattivo il rapporto tra studenti e contenuti. Gli alunni possono interrogare direttamente il materiale, generare mappe, schemi, riepiloghi, simulazioni e ricevere risposte immediate. Questo approccio li rende attivi, non più memorizzatori passivi: fanno domande, costruiscono collegamenti, ragionano meglio. La classe diventa un ambiente di scoperta, dove curiosità e autonomia guidano l’apprendimento. È un modello replicabile anche con altri strumenti digitali.

Che cos’è l’educazione digitale per i bambini 6–11 anni e quali competenze servono

Per i più piccoli, educazione digitale non significa usare strumenti, ma sviluppare consapevolezza e responsabilità. Significa imparare a capire come funzionano le informazioni online, distinguere fonti affidabili, riconoscere contenuti ingannevoli. Serve anche imparare a usare la tecnologia in modo sicuro, creativo e collaborativo, diventando cittadini digitali capaci di sfruttare le opportunità senza esporsi ai rischi. Le competenze prioritarie sono tre:

  • pensare criticamente,
  • interagire in modo rispettoso,
  • comportarsi responsabilmente online e offline.

È essenziale insegnare accoglienza, rispetto delle regole, protezione della privacy e riconoscimento dei pericoli. L’educazione digitale, in questa fascia d’età, è soprattutto educazione alla cittadinanza, fatta di conoscenze, giudizio e atteggiamenti responsabili per un uso consapevole e creativo del digitale.

Sicurezza online e dialogo intergenerazionale: quali attività funzionano meglio?

Le attività più efficaci sono esperienziali e collaborative, perché mettono studenti, genitori e insegnanti a confronto diretto con rischi e opportunità del digitale. Per la sicurezza online funzionano bene simulazioni e casi reali: analisi di messaggi sospetti, post, giochi online, discussione di comportamenti corretti e strategie di protezione. Per il dialogo intergenerazionale, invece, risultano più utili attività di co-creazione: laboratori in cui i ragazzi spiegano ai genitori come usano app e social, mentre gli adulti condividono regole e valori; oppure percorsi digitali da svolgere insieme. La chiave è trasformare sicurezza e cittadinanza digitale in esperienze concrete e condivise, non in lezioni frontali: così si costruiscono consapevolezza, fiducia e relazioni positive.

Ostacoli dei docenti nell’integrare la tecnologia e come vengono superati nei MOOC e workshop

Gli insegnanti incontrano difficoltà pratiche (strumenti insufficienti, rete instabile) e difficoltà più profonde: incertezza su come usare gli strumenti in modo efficace, timore di sbagliare, paura di perdere il controllo della classe. A questo si aggiungono le restrizioni scolastiche su piattaforme e risorse esterne, pensate per proteggere gli studenti ma spesso limitanti per la didattica. Nei suoi percorsi formativi, Sconocchini lavora con un approccio graduale, pratico e collaborativo: si parte da attività semplici e familiari, si progettano percorsi reali, si sperimentano strumenti digitali con esercitazioni e simulazioni, mostrando come integrarli in modo coerente con gli obiettivi didattici.

Quali  sono i modelli di formazione a distanza più efficaci?

Ha sperimentato diversi modelli: MOOC, webinar, workshop sincroni. I MOOC sono ideali per la diffusione su larga scala: accesso flessibile, struttura modulare, materiali multimediali, attività interattive e forum che favoriscono apprendimento attivo e confronto tra pari. Le attività sincrone sono fondamentali per l’interazione diretta: domande in tempo reale, simulazioni, esercitazioni pratiche, supporto immediato. Il modello preferito è quello blended, che combina la capillarità dei MOOC con la qualità relazionale delle attività in diretta, garantendo ampia partecipazione senza perdere profondità formativa.

Uso dell’AI in classe: opportunità e limiti

L’intelligenza artificiale apre possibilità didattiche impensabili fino a pochi anni fa: permette una personalizzazione reale dell’apprendimento, adattando contenuti e attività ai bisogni degli studenti. Consente di creare materiali interattivi (quiz, simulazioni, mappe, assistenti virtuali) e di offrire agli alunni la possibilità di interagire attivamente con i contenuti, fare domande, ricevere spiegazioni personalizzate. L’apprendimento diventa così più coinvolgente e dinamico. Accanto alle opportunità, però, ci sono limiti concreti: gli strumenti non sono sempre affidabili o aggiornati e possono generare errori o semplificazioni. Per questo l’AI deve essere guidata dall’insegnante, altrimenti rischia di diventare superficiale o disorientante. Inoltre, privacy, sicurezza dei dati e gestione del tempo richiedono regole chiare e consapevolezza da parte di tutta la classe.

Quali sono le linee guida per un uso etico e pedagogico dell’AI a scuola?

Le scuole dovrebbero partire da una progettazione chiara: l’AI va integrata in percorsi didattici con obiettivi definiti, non usata come curiosità. È essenziale che docenti e studenti capiscano come funziona l’AI, quali limiti ha e quali errori può produrre, sviluppando la capacità di valutare criticamente le informazioni generate. Trasparenza e responsabilità sono fondamentali: gli studenti devono sapere quando un contenuto è prodotto da un’AI e quando è meglio non utilizzarlo. L’insegnante deve guidare l’uso degli strumenti evitando dipendenze e favorendo il pensiero critico. Infine, la scelta delle piattaforme deve garantire protezione dei dati e sicurezza, nel pieno rispetto delle norme sulla privacy.

Tre attività pronte all’uso per sviluppare competenze digitali

1. Podcast di classe Gli studenti, in piccoli gruppi, realizzano un podcast su un tema di studio: ricerca, scrittura del copione, registrazione e montaggio con strumenti semplici (Anchor, Audacity). Competenze: comunicazione digitale, collaborazione, alfabetizzazione multimediale, organizzazione.

2. Escape room digitale Gli studenti progettano un’escape room online su un argomento disciplinare usando Genially o Google Sites, creando enigmi, quiz e contenuti interattivi. Competenze: problem solving, creatività digitale, pensiero critico, lavoro di squadra.

3. Storytelling collaborativo Con Book Creator o Canva, i gruppi creano storie digitali interattive con testi, immagini, audio e link multimediali, su temi disciplinari o narrativi. Competenze: scrittura digitale, progettazione multimediale, collaborazione.

 

Che si parli di intelligenza artificiale, sicurezza online, attività digitali o formazione dei docenti, il messaggio è sempre lo stesso: la tecnologia diventa davvero trasformativa solo quando è guidata da una visione educativa chiara, condivisa e capace di evolvere.

L'articolo Roberto Sconocchini: dal banco di scuola alla formazione digitale. proviene da Giornalettismo.

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