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Castellamonte: precipita dal tetto, operaio 41enne gravissimo

CASTELLAMONTE. Un attimo. È spesso questione di pochi secondi. Un equilibrio che si spezza, un appoggio che viene meno, un movimento imprevisto. Poi il vuoto. È quanto accaduto nella mattinata di martedì 27 gennaio in frazione Spineto, dove un operaio di 41 anni, residente nel Trino vercellese, è precipitato dal tetto di un capannone mentre stava effettuando alcuni interventi di ristrutturazione alla copertura del deposito, nei pressi della provinciale 58, alle spalle dell’antica Fornace.

Il volo è stato di quasi sette metri L’allarme al 112 è scattato poco dopo le 11. Sul posto si sono portati in pochi minuti i sanitari del 118 e un’ambulanza della Croce bianca del Canavese. Le condizioni dell’uomo sono apparse subito gravi. In un prato vicino al capannone è atterrato anche l’elicottero di Azienda Zero, a conferma di un quadro clinico che non lasciava spazio a esitazioni.

I soccorritori hanno prestato le prime cure direttamente sul posto. L’operaio presentava un politrauma importante: trauma cranico, toracico e addominale, oltre alla frattura del bacino. Dopo le manovre di stabilizzazione, è stato caricato sull’elicottero e trasferito in codice rosso al Cto dove è stato ricoverato in prognosi riservata.

Ore delicate, di attesa, mentre la notizia correva veloce tra Spineto e Castellamonte, riportando alla mente troppe scene già viste. Durante le operazioni di soccorso, l’equipe del 118 ha dovuto assistere anche un collega dell’infortunato, che si è sentito male subito dopo l’incidente, sopraffatto dallo shock. Sul luogo dell’infortunio sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Ivrea e gli ispettori dello Spresal dell’Asl/To4. A loro il compito di effettuare i rilievi necessari per ricostruire con esattezza la dinamica dell’accaduto e verificare il rispetto delle norme di sicurezza sul posto di lavoro.

La caduta di Spineto non è soltanto un fatto di cronaca. È un nuovo capitolo di una sequenza che negli ultimi mesi ha visto il Canavese fare i conti con numerosi infortuni sul lavoro, alcuni dei quali gravissimi. Cantieri, capannoni, aziende, aree di carico, coperture: cambiano i luoghi, ma non cambia il rischio. E non cambia, soprattutto, il bilancio umano, fatto di feriti, di ricoveri in codice rosso, di famiglie sospese tra speranza e paura.

Ogni volta la stessa scena: sirene, nastro, caschi, taccuini. E ogni volta le stesse domande. Sulle condizioni in cui si lavora. Sui dispositivi di protezione. Sulla formazione. Sui controlli. Sulla prevenzione. Perché quando un operaio precipita da un tetto, quando un corpo si schianta al suolo durante un intervento di routine, non è mai soltanto un incidente. È la fotografia di un sistema che, evidentemente, continua a mostrare crepe.

Il caso di Castellamonte si aggiunge così a un elenco che si allunga e che impone una riflessione che va oltre il singolo episodio

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