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Vanessa Combattelli: «Ho fondato Xcalibur contro la narrazione dominante. Charlie Kirk? Un simbolo di libertà»

Per lei la militanza politica e la libertà di pensiero sono una prerogativa fondamentale, così come l’informazione e lo studio. Non è una progressista e nemmeno un’intellò da salotto. Stiamo parlando di Vanessa Combattelli, militante 27enne di Forza Italia ed ex consigliera comunale a Popoli in Abruzzo. Contattata dal Secolo d’Italia, ha raccontato il significato della sua nuova pagina Instagram intitolata “Xcalibur“, un progetto che nasce per contrastare la solita narrazione progressista sui social network. Il nome proviene dalla spada nella roccia estratta da Re Artù, secondo un antica leggenda britannica.

Il suo curriculum è ricco di esperienza e attualmente è una Docente di diritto di impresa italo-cinese e applicazione dell’Ia nell’ambito legale e aziendale per la Fondazione Italia-Usa. Con lei abbiamo parlato di un tema delicato e sempre attuale come l’immigrazione, che «se non è se questa non è accompagnata a un processo di assimilazione culturale, è altamente probabile che si crei un’incompatibilità con i nostri valori nazionali». Anche la morte di Charlie Kirk è stato un tema importante nell’intervista, come ha confermato Vanessa: «È stata una figura che ha incarnato perfettamente il concetto di libertà. La usa morte non deve colpire soltanto il mondo della destra, ma anche tutti coloro che tengono ad esprimere ciò che pensano attraverso i fatti».

Com’è nato il progetto Xcalibur sui social e di cosa si tratta?

«È una pagina divulgativa, che nasce da un’idea mia e di Alessandro Bonelli: eravamo stanchi di vedere un certo tipo di informazione predominante. Siamo rimasti colpiti dalla morte di Charlie Kirk e dal modo in cui certi media ne hanno parlato, come se fosse un evento giustificabile. Tra l’altro, avevamo notato che in Italia non ci fossero tantissime voci conservatrici e sovraniste: è stato un motivo in più per mettersi in gioco. Inoltre, il nostro progetto nasce in risposta ai movimenti Pro-Pal, che hanno monopolizzato la sfera del web. E invece sarebbe importante parlare anche delle angherie che stanno vivendo i cristiani in Medio Oriente, visto che non ne parlava quasi nessuno. Anche io mi sono ritrovata a parlare delle vittime civili palestinesi, ma è giusto dare voce anche a tutti gli altri popoli che soffrono. Il nostro scopo è quello di denunciare il fatto che l’informazione italiana, specialmente sui social, è quasi sempre nelle mani dei progressisti».

Perché si chiama così?

«Prende il nome dalla “Spada nella roccia” estratta da Re Artù di Camelot, secondo la leggenda britannica. Una similitudine che rappresenta la volontà di scardinare il monopolio formativo della sinistra, facendo comprendere ai giovani naviganti e a chiunque che ci sono anche altre idee. Raccontiamo la realtà che abbiamo attorno con toni provocatori e una grafica diretta. Abbiamo anche dei giornalisti noti che collaborano con noi, basti pensare a Eleonora Tomassi de Il Tempo». 

Qual è il suo pensiero su Charlie Kirk?

«È stata una figura che ha incarnato perfettamente il concetto di libertà. La usa morte non deve colpire soltanto il mondo della destra, ma anche tutti coloro che tengono ad esprimere ciò che pensano attraverso i fatti. Non a caso, lui si interfacciava con gli altri attraverso il format “Prove me wrong”, ossia “Dimostrami che ho torto”. Il suo è stato un gesto rivoluzionario, soprattutto in un’epoca come questa…»

Cioè?

«Siamo sempre bloccati su questi dannati cellulari, all’interno di una bolla informativa. Gli algoritmi ci mandano sempre degli argomenti compatibili con la nostra visione del mondo e non ci spronano a vedere o capire cosa c’è dall’altra parte. Il fondatore di Turning point, invece, aveva scelto di mettersi in contatto con gli studenti dell’università americana, dimostrando di avere il coraggio per esprimere le proprie posizioni senza timori. La sua morte è una disgrazia non solo per i conservatori, ma anche per la galassia della sinistra ultraprogressista, perché la democrazia vive e sopravvive attraverso persone come lui, capaci di andare oltre uno schermo».

Cosa direbbe a un adolescente intenzionato a fare attivismo a destra?

«Per essere bravi militanti bisogna informarsi bene su quello ciò che accade in politica. Sembrerà banale ma non lo è affatto: se si fa attivismo soltanto attraverso gli slogan non si va avanti. E poi bisogna anche abituarsi agli insulti, specialmente se si è di destra: a volte il rischio è quello di rimanere soli, anche a scuola. Non lo dico per spaventare, ma ho notato che questa è un esperienza condivisa da molti. Nonostante ciò, fare politica in un’area del genere porta anche ad avere molti amici e crea un ossatura forte nei rapporti. Ho creato dei legami incredibili con i ragazzi che hanno condiviso con me la militanza in Forza Italia: erano amici dieci anni fa e lo sono ancora oggi. Li trovo sempre con me, sulla stessa lunghezza d’onda. Non posso dire la stessa cosa per gli amici con cui invece sono cresciuta e che hanno idee politiche diverse. Le persone con cui condividi un pensiero sono speciali e alcuni rapporti possono cambiare in positivo la vita».

Ci sono anche altri aspetti fondamentali per la militanza? 

«Bisogna studiare per interiorizzare quello che vediamo. Kirk era uno che analizzava nei particolari ogni tema e aveva sempre un’argomentazione. Insomma, per interiorizzare un’idea bisogna prima comprenderla e comunque se una cosa ti appassiona, lo sforzo non pesa più di tanto. Studiare serve per diventare dei mentori verso le generazioni del futuro e costruire un circolo virtuoso. Inoltre, se non hai la costanza e lo spirito di sacrificio per ciò che fai, vuol dire che non riuscirai mai ad andare avanti. La premier Giorgia Meloni, ad esempio, non ha sempre avuto la strada spianata, ma ha perseverato sin da quando militava nel Fronte della gioventù. Aveva la volontà di farcela e una grande passione per la politica e questo l’ha aiutata tantissimo».

Pensa che l’immigrazione irregolare sia un rischio per la sicurezza interna?

«Assolutamente sì. Ovviamente bisogna fare una premessa: in Italia non siamo in grado di attirare migranti qualificati e che quindi possano aiutare la nostra società a migliorare sotto diversi aspetti, tra cui quello lavorativo. Non riusciamo mai a richiamare migranti francesi, tedeschi o americani sul nostro territorio. Peraltro, abbiamo un grande problema con la “fuga di cervelli”, perché molti ragazzi decidono di lasciare la penisola e dirigersi all’estero. Tengo a ribadire che, per noi, questo è un disagio gravissimo. Tornando all’immigrazione, se questa non è accompagnata a un processo di assimilazione culturale, è altamente probabile che si crei un’incompatibilità con i nostri valori nazionali. È innegabile che l’islam tradizionalista, in cui si riconoscono alcuni migranti, non sia compatibile con le società liberali e democratiche: soprattutto per quanto riguarda il rispetto dei diritti femminili. Ci sono ragazze che, vivendo in contesti musulmani, sono costrette a sposarsi con un uomo che non desiderano».

Secondo lei il referendum sulla giustizia è importante anche per i giovani?

«Sì, perché vuol dire puntare ad una giustizia che da tempo ha perso la fiducia collettiva, soprattutto per lo strapotere delle correnti politiche in magistratura. Attualmente, la separazione delle carriere non c’è, visto che un giudice può scegliere se diventare pubblico ministero: gli basta cambiare la regione in cui esercitare la sua professione. Ai ragazzi dovrebbe interessare questo tema, perché la società si muove di pari passo alla legge ed è giusto che la magistratura resti un potere autonomo, oltre che indipendente. E comunque stiamo parlando pur sempre del nostro futuro, quindi non ha senso trascurarlo».

L'articolo Vanessa Combattelli: «Ho fondato Xcalibur contro la narrazione dominante. Charlie Kirk? Un simbolo di libertà» sembra essere il primo su Secolo d'Italia.

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