Le troppe domande senza risposta sulla strage di Crans Montana
«Se Giulietta era ‘na zoccola, allora Heidi che cos’è?”. È molto arrabbiato con la Svizzera l’amico che mi chiama subito dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, indagato per la strage di Crans Montana. E mi ricorda il geniale striscione esposto dai tifosi napoletani a Verona con l’offesa all’amante di Romeo: “Giulietta è ‘na zoccola”. «E allora, dimmi, Heidi che cos’è?», insiste. Non lo so, rispondo. «Dimmelo». Di sicuro non sorridono i monti. «Ma di caprette che fanno ciao ce ne sono tante. Capre, caprette e anche caproni», prosegue furibondo. Difficile dargli torto. Mi manda per WhatsApp l’immagine dell’orfanella svizzera e mi chiede: «Lo sai perché ha le gote così rosse?». Lo sanno tutti: per l’aria fresca e sana di montagna. «Sbagli». E per cosa allora? «Per la vergogna».
Forse il mio amico esagera, forse Heidi non si vergogna e forse gli svizzeri possono continuare a fregiarsi del titolo di migliori cioccolatai del mondo per i dolci che producono e non per le figure che fanno. Forse. Ma certo che l’ultimo (ultimo per ora) atto della tragedia di Capodanno non può che suscitare indignazione. Jacques Moretti è tornato libero, senza nemmeno braccialetto elettronico, grazie alla cauzione pagata da un amico misterioso, qualcuno dice con soldi arrivati da Dubai. Sostengono i magistrati che non esiste pericolo di fuga e nemmeno di inquinamento delle prove. Da che cosa traggano questa ferrea convinzione non è dato sapere, ma c’è da sperare che abbiano ragione. Perché se, per caso, quel signore che ha sulla coscienza 40 ragazzi morti e 116 feriti dovesse d’improvviso sparire nel nulla, beh, allora dal mondo della fiction non tireremmo più fuori Heidi, ma Terminator.
Un’inchiesta a groviera
Di fatto Moretti è stato in carcere due settimane. La Procura lo ha arrestato troppo tardi e lo ha liberato troppo presto. E non è l’unica falla di un’inchiesta che sembra, per restare alle specialità svizzera, un groviera, piena di buchi com’è. Perché Moretti, subito dopo la strage, è stato lasciato libero di inquinare le prove? Perché non sono state fatte le autopsie delle vittime? E perché nessuno, per cinque anni, ha fatto controlli in quel locale, mentre si controllavano i camini di ogni appartamento del palazzo? E perché chi non ha fatto le verifiche (a cominciare dal sindaco) non è indagato? Perché è rimasto addirittura in carica con la possibilità di far sparire prove e documenti? Dopo la scarcerazione di Moretti, l’Italia ha richiamato l’ambasciatore, aprendo così una piccola crisi diplomatica. Di fronte alla quale gli svizzeri hanno reagito come sempre in queste settimane: facendo gli offesi. Come se criticare lor signori dell’orologio a cucù fosse lesa maestà.
Soldi, ombre e mito svizzero
«Lo sai la verità?». Mi richiama l’amico che ce l’aveva con Heidi. Tremo. Per fortuna stavolta ha lasciato il mondo cartoon. Ma è ancor più furibondo di prima. «La verità è che noi abbiamo sempre sopravvalutato la Svizzera», dice. «La precisione, l’ordine, la pulizia. Ma quale pulizia? Lì sono sempre passati fiumi di soldi sporchi». In effetti, è vero: le strade sono storicamente specchiate, le finanze meno. «Adesso tutti scoprono che in Svizzera regnano le consorterie, i silenzi e le omertà. Adesso lo scoprono? Perché fino a ieri no? Sui quattrini portati da quelle parti, sui segreti delle banche, sui misteri dei caveau non regna da sempre lo stesso silenzio? Non vigono da sempre le stesse omertà? Altro che trasparenza: quello è un sistema opaco. Lo è da sempre. Sono abituati così».
Lo fermo prima che arrivi a insultare Guglielmo Tell o a ipotizzare il lancio della Folgore su Berna. Però, sui soldi, come dargli torto? Anche in questa vicenda svizzera i soldi sono circondati da mistero. Pensateci: Moretti viene scarcerato (per altro con poco più di 200 mila euro) perché risulta nullatenente. Lui che andava in giro con auto di lusso, che s’è comprato locali e ville come se fossero cioccolatini, che faceva la bella vita. Da chi arrivavano quei quattrini che hanno permesso a lui, pregiudicato, di aprire attività e di comprare immobili senza mai chiedere un mutuo? Chi c’è dietro? Chi lo finanzia? E da chi arrivano i soldi della cauzione? Davvero è stata pagata da Dubai? Sul fronte finanziario la Svizzera non è mai stata trasparente. Ora non lo è nemmeno sul fronte giudiziario. «Mi viene voglia di invadere il canton Vallese con una ruspa», dice il mio amico, sempre un po’ esagerato. Cerco di calmarlo ma lui insiste. «Mi è venuto un dubbio». Dimmi. «Hai presente tutta quella roba marrone che producono, e che esportano?». Certo. «Ecco: siamo sicuri sia cioccolata?»