Suicidio assistito, morto l’uomo che aveva chiesto la procedura in Asl/To4
CHIVASSO. È morto l’uomo che aveva chiesto all’Asl/To4 di poter accedere al suicidio medicalmente assistito. Ha scelto di morire a casa, in presenza di sanitari che aveva scelto liberamente e con il supporto tecnico-logistico dell’Asl.
La vicenda della richiesta di suicidio medicalmente assistito in Asl/To4 era stata raccontata per la prima volta dalla Sentinella lo scorso 12 settembre, quando l’azienda sanitaria aveva avviato l’iter per istituire una commissione per la valutazione dei requisiti di candidabilità, sulla base della sentenza della Corte costituzionale 242/19: patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche o psicologiche reputate intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e la capacità della persona interessata di assumere decisioni consapevoli e libere. La commissione era stata formata da professionisti dell’Asl/To4: palliativista, medico legale, rianimatore, neurologo, farmacista, psichiatra e psicologo.
In Asl/To4 si trattava del primo caso e in Piemonte non c’erano altri iter avviati. In realtà, non c’erano neanche linee guida o circolari. La richiesta del paziente era arrivata poco prima dell’estate e, fino alla delibera di istituzione della commissione, l’Asl/To4 aveva prima interpellato la direzione sanità della Regione e il Comitato etico. In assenza di codificazione (il tema è assai complesso in quanto non esiste una legge nazionale nè regionale) l’Asl/To4 aveva proceduto in autonomia. Il lavoro della commissione, e su richiesta del comitato etico, era stato integrato anche con la figura di un nutrizionista.
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A fine gennaio, l’Asl/To4 aveva concluso il lavoro della commissione e la delibera approvata dalla direzione strategica guidata dal direttore generale Luigi Vercellino era stata portata personalmente a casa del paziente dalla direttrice sanitaria Sara Marchisio, che aveva seguito passo passo la questione.
La delibera dell’Asl, che si era avvalsa anche di un avvocato specializzato, concludeva spiegando che il paziente aveva sì i requisiti indicati nella sentenza numero 242/2019 della Corte Costituzionale, riferimento normativo chiaro in Italia per il suicidio medicalmente assistito. Ma che, in assenza di riferimenti legislativi, l’Asl/To4 non avrebbe potuto fare materialmente nulla per dare seguito a questa procedura. L’Asl/To4, in tutta questa procedura, si era trovata sola ad affrontare un percorso non facile e, soprattutto, ad assumersi le responsabilità su un tema delicato, che riguarda molte sensibilità che incidono direttamente nella politica.
Tempo qualche giorno della delibera dell’Asl/To4 e su richiesta del comitato etico, la Regione aveva trasmesso alle Asl una circolare per spiegare quali siano le corrette modalità di attuazione dei principi enunciati dalla Corte costituzionale in merito alle procedure di suicidio assistito. Essendo per sua natura una circolare, il documento,come aveva evidenziato dal direttore regionale della Sanità Antonino Sottile, «ha carattere meramente organizzativo ed è volto a definire una procedura uniforme a livello regionale». Quattro le sentenze della Corte costituzionale citate nella circolare (242/2019, 135/2024, 66/2025, 132/2025 e 204/2025) che richiama come la persona rispetto alla quale sia stata verificata la condizione di accessibilità alla procedura, come questa abbia il diritto di essere accompagnata dal servizio sanitario nazionale nella procedura di suicidio medicalmente assistito. E quindi, nel merito, la sentenza 132 del 2025 sottolinea il diritto alla persona di ottenere dalle aziende sanitarie il farmaco e i dispositivi che occorrono per l’autosomministrazione. La circolare spiega come l’équipe di professonisti concordi con il paziente «la procedura farmacologica, nonché tempo e luogo in cui il medesimo desidera metterla in atto». La Regione, dopo aver emesso la circolare, aveva tenuto a precisare che la circolare dava indicazioni puramente organizzative e precisava che, non essendo una procedura dentro i livelli essenziali di assistenza, non fosse chiaro chi dovesse sostenere i costi per il farmaco (se il paziente, o la Regione) e per questo di avere avviato una interlocuzione con il ministero.