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Caso Liliana Resinovich, è morto Claudio Sterpin. Il legale: “Mi ha sempre detto: devi cercare la verità”

È morto a 86 anni, a Trieste, Claudio Sterpin, l’uomo che negli ultimi quattro anni è stato una delle figure più esposte nel caso di Liliana Resinovich, la donna scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata morta il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex Opp. La notizia della sua scomparsa è stata resa nota nella serata di ieri dalla trasmissione Quarto Grado e si è diffusa rapidamente in città, rimbalzando sui social tra amici, conoscenti e protagonisti della lunga vicenda giudiziaria. Sterpin, ex maratoneta molto noto nell’ambiente sportivo triestino, è stato l’ultimo a sentire Liliana al telefono la mattina della sua scomparsa. Da allora aveva sempre sostenuto pubblicamente che tra loro esistesse un legame affettivo profondo, destinato – secondo la sua versione – a trasformarsi in una convivenza. Una ricostruzione costantemente smentita dal marito della donna, Sebastiano Visintin, che non ha mai creduto a una relazione tra i due ed è indagato dall’aprile del 2025 per omicidio. È noto tuttavia che Liliana e Sterpin avessero avuto una liaison in gioventù.

Quella di Sterpin è stata una battaglia mediatica e giudiziaria iniziata subito dopo la scomparsa di Liliana. Interviste televisive, dichiarazioni alla stampa, appelli pubblici: per anni ha ribadito la propria versione dei fatti, parlando di un sentimento autentico che li univa. Negli ultimi tempi le tensioni tra lui e Visintin si erano trasformate in scontri sempre più accesi, con accuse reciproche e strascichi legali. Solo poche settimane fa Sterpin aveva dichiarato: “Sono in ebollizione da anni. Non credo che l’artefice sia stato Sebastiano, ma lui sa benissimo chi è stato”. Parole ripetute anche in tribunale, a Trieste, durante il recente incidente probatorio disposto dalla pm Ilaria Iozzi per cristallizzare la sua testimonianza. All’uscita dall’aula aveva spiegato ai giornalisti di aver ribadito “sempre la stessa versione, perché la versione è una”. Gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura sono attesi nelle prossime settimane, in un’indagine che resta ancora aperta. Tra le sue ultime apparizioni pubbliche, un sit-in davanti al Tribunale di Trieste lo scorso dicembre, insieme ad amici e parenti di Liliana: tra le mani una grande foto della donna e l’appello a “arrivare presto alla verità”.

“Mi ha sempre detto: devi cercare la verità”, ha ricordato il suo avvocato, Giuseppe Squitieri. “È quello a cui ora tengo in modo particolare, in memoria delle sue intenzioni”. Il legale ha spiegato che l’ultima volta si erano sentiti pochi giorni fa, prima del ricovero in ospedale e del rapido peggioramento delle condizioni di salute. “Con lui si era instaurato un rapporto, di cui ero grato”, ha aggiunto, assicurando la volontà di non abbandonare il percorso intrapreso, qualora la famiglia lo desideri. Anche Nicodemo Gentile, presidente dell’associazione Penelope e legale del fratello di Liliana, ha affidato ai social un messaggio di cordoglio: “Ciao, uomo coraggioso. Uomo profondamente onesto, che ha avuto fin dall’inizio l’audacia di non piegarsi all’opinione dominante”. Tra i tanti messaggi comparsi in queste ore, qualcuno ha sottolineato la coincidenza simbolica della data: “Nel giorno di San Valentino si è ricongiunto con la sua Lilly”.

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