Da 12 anni a una anno e 8 mesi: in Appello cade l’accusa di concorso esterno con la ‘Ndrangheta per la criminologa Angela Tibullo
Non era una concorrente esterna della ‘ndrangheta. Con la formula “perché il fatto non sussiste”, la criminologa Angela Tibullo è stata assolta in secondo grado dal reato più grave, per il quale era stata arrestata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta “Ares” contro le cosche della Piana di Gioia Tauro. Lo ha deciso nei giorni scorsi la Corte d’Appello presieduta dal giudice Gianfranco Grillone, che l’ha condannata, invece, a un anno e otto mesi di reclusione per intralcio alla giustizia e falsità ideologica. Per entrambi i reati è stata esclusa l’aggravante del favoreggiamento ai clan Cacciola e Grasso di Rosarno. Una pena comunque sospesa anche se, in realtà, Angela Tibullo l’ha già scontata perché la criminologa ha trascorso 70 giorni in carcere e tre anni agli arresti domiciliari.
La vicenda risale al 2018: Tibullo è stata arrestata in un blitz antimafia che aveva coinvolto 45 persone, con l’accusa di essersi prodigata per corrompere i periti che dovevano certificare l’incompatibilità al regime carcerario degli affiliati alla cosca Cacciola di Rosarno. Nell’ordinanza di arresto, i magistrati parlarono di “un consapevole, specifico contributo, efficiente al rafforzamento-conservazione dell’accusa di stampo mafioso”.
Per gli inquirenti, infatti, era emerso “un quadro a dir poco sconcertante circa le capacità della professionista di condizionare la ‘gestione’ dei detenuti”. Nelle carte dell’inchiesta, infatti, si faceva riferimento a “indebiti vantaggi penitenzieri, o sotto forma di riconoscimento di un regime cautelare più favorevole o sotto forma di altri illeciti benedici, tra i quali: il trasferimento verso un carcere ritenuto più consono alle esigenze dell’assistito, l’accelerazione dei tempi relativi al rilascio del braccialetto elettronico e la fuoriuscita di messaggi riservati da parti di detenuti verso l’esterno”.
Un impianto accusatorio pesante che, in primo grado, è costato una condanna a 12 anni e mezzo di carcere alla criminologa Angela Tibullo, difesa dagli avvocati Guido Contestabile e Salvatore Staiano che, in appello, sono riusciti a far riformare la sentenza per quanto riguarda il reato più grave (il concorso esterno appunto) e l’aggravante mafiosa.
Il perché lo si scoprirà tra 90 giorni quando la Corte d’Appello depositerà le motivazioni della sentenza. Solo dopo, la Dda potrà valutare se ricorrerà in Cassazione. Per i capi di imputazione per i quali è stata condannata, con ogni probabilità lo farà Angela Tibullo che, intanto, sui social ha scritto un lunghissimo post in cui ha raccontato il periodo duro di carcerazione preventiva trascorso in seguito all’arresto e ha ringraziato i suoi legali che “con grande professionalità – scrive – hanno creduto fin dal primo momento nella mia innocenza. Hanno lavorato con impegno, determinazione e senso di responsabilità per far emergere la verità”.
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