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Gressoney-Saint-Jean, il camoscio scappato dai lupi e rifugiatosi su un balcone ora mangia nell’orto della famiglia

GRESSONEY-SAINT-JEAN

Ha conquistato tutti con la sua dolcezza il camoscio di Esschleyo, così ormai è stato battezzato, l’esemplare protagonista della storia che nella sua semplicità ha commosso e toccato il cuore di migliaia di persone. Pare un racconto uscito da un libro di fiabe invece è lo spaccato di quanto sta avvenendo sulle Alpi e questa piccola frazione di Gressoney-Saint-Jean ne è diventata il simbolo: la fauna selvatica braccata dalla sempre più massiccia presenza di lupi, cerca l'aiuto dell’uomo.

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È il caso del camoscio di Esschleyo che dopo aver cercato la scorsa settimana riparo sul balcone di una casa abitata, continua a frequentarla. La casa è quella di Mary Chiara, guida naturalistica e nonna di cinque bambini: «Trovarlo sul balcone è stata un’autentica sorpresa - racconta Mary, che vive in simbiosi con queste vette -. Credo sia l'esemplare che abita la parete rocciosa dietro casa. Lunedì era nell’orto: mangiava le cime dei porri che spuntano dalla neve e scavava in cerca di cavoli». Per Mary, quella non è un’intrusione, ma un atto di vicinato. In un mondo dove la convivenza tra specie si fa sempre più complessa, lei sceglie la filosofia del baratto naturale: «Trovo giusto condividere l’orto con chi è in difficoltà per l’inverno. In fondo, in primavera sono io ad andare nel loro territorio per raccogliere erbe officinali. Loro mi guardano, ma non mi sgridano mai. È una condivisione pacifica del territorio» dice.

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Tuttavia, dietro la bellezza del camoscio rifugiato tra le mura umane, si cela un cambiamento profondo dell’equilibrio alpino. Mary Chiara ricorda con nostalgia un passato recente, quando la fauna selvatica era una presenza costante e rassicurante. C’era Oscar, lo stambecco che presidiava la strada, e le sere d’autunno erano animate dal bramito dei cervi.

«Vivere in un luogo a elevata naturalità è un lusso gratuito, ma oggi quel lusso si sta trasformando in timore», spiega la guida. Con l’arrivo del lupo, la magia del bosco sembra essersi spezzata. La fauna selvatica, un tempo visibile e numerosa, è quasi scomparsa alla vista, rintanata o decimata. Il mutamento non riguarda solo gli animali, ma incide direttamente sulla vita quotidiana dei residenti. Il timore del predatore ha ridisegnato i confini della libertà domestica: «I miei nipotini sono piccoli e non possono più giocare fuori da soli. La loro libertà si è ristretta».

Il caso del camoscio domestico rimane dunque un simbolo potente: da un lato la straordinaria resilienza della natura che, messa alle strette, cerca alleanza nell'uomo; dall'altro il segnale di un ecosistema in cui l'equilibrio tra preda, predatore e comunità umana sta cercando faticosamente una nuova, difficile dimensione.

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