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Decreto bollette, separare l’elettricità dal gas diminuirebbe i costi. Ma il governo finge di non capirlo

di Enza Plotino

Anche un bambino (con un sistema di ragionamento elementare) comprenderebbe che il prezzo dell’elettricità legato al costo del gas, a causa del meccanismo di determinazione del prezzo nel mercato all’ingrosso, vuol dire che, anche quando l’elettricità viene prodotta da fonti rinnovabili o altre tecnologie a basso costo, il prezzo finale dell’energia è influenzato dalle fluttuazioni del gas naturale. Quindi noi tutti paghiamo bollette stratosferiche per via di questa semplice, assurda incongruenza.

Cosa dovrebbe fare qualsiasi governo responsabile e che vuole risollevare le sorti dei cittadini tartassati e impoveriti? Separare il prezzo dell’elettricità da quello del gas per rendere il prezzo dell’energia più indipendente rispetto alle oscillazioni del gas, favorendo quindi una maggiore stabilità e un minor impatto per i consumatori finali. Chiaro? Quanto è semplice?

Avremmo enormi vantaggi. I cittadini potrebbero beneficiare di tariffe più basse, più stabili e meno esposte agli aumenti del gas, con una maggiore convenienza per chi sceglie energia da fonti rinnovabili e anche le imprese gioverebbero di una riduzione dei costi dell’energia per settori con alti consumi elettrici, come industria e commercio, ma anche di una maggiore prevedibilità nella pianificazione dei costi energetici.

Il mix energetico determina infatti un prezzo finale in bolletta che è influenzato dal costo del gas, poiché il prezzo dell’elettricità viene determinato da un meccanismo nel quale l’ultima fonte di energia necessaria a coprire la domanda (solitamente il gas) fissa il prezzo di mercato. Con la separazione tra elettricità e gas, l’elettricità prodotta da rinnovabili o altre fonti meno costose potrebbe riflettere il proprio prezzo reale, senza essere legata ai picchi del gas.

Inoltre, si potrebbero avere tariffe più stabili nel tempo, con una riduzione dell’impatto delle crisi energetiche sulle bollette. Potremmo finalmente vedere una riduzione dei costi energetici, soprattutto in periodi di forte instabilità del prezzo del gas.

Lo ha capito il governo Meloni? Lo ha capito il suo ministro dell’Ambiente che un giorno sì e l’altro pure discetta sul nucleare pulito? Hanno capito che i prezzi del gas sono grandemente influenzati da movimenti di operatori finanziari che speculano sulle tensioni internazionali sulle materie prime ed energia e che questo incide significativamente anche sul mercato elettrico?

Assolutamente no. Perché pochi giorni fa il nostro ineffabile governo ha varato (dopo l’inverno che è tradizionalmente la stagione in cui aumenta la domanda di energia) il cosiddetto decreto bollette: per le famiglie un bonus una tantum di un centinaio di euro (famiglie che pagano l’elettricità a costi che sono il 100% più alti rispetto alle industrie energivore) mentre per i produttori di energia termoelettrica a gas il decreto introduce un meccanismo di rimborso dei corrispettivi della tariffa di trasporto del gas e, in aggiunta, il rimborso di una quota riconducibile agli oneri Ets sostenuti per la produzione di energia elettrica.

Rimborsare il contributo Ets (Emissions Trading System) oggi è una bestemmia, poiché crea un incentivo a favore di una fonte fossile proprio mentre il sistema energetico europeo è impegnato in un percorso di progressiva decarbonizzazione. Il sistema Ets è stato istituito per assorbire il costo ambientale delle emissioni di CO₂ e fornire un segnale economico chiaro e progressivo contro l’uso delle fonti fossili. Neutralizzarne l’effetto contraddice la logica dello strumento europeo e potrebbe costituire un precedente pericoloso sotto il profilo della coerenza delle politiche climatiche. Tutto chiaro?

Il piano del governo è palesemente inseguire il gas senza vedere il potenziale enorme che ha sotto gli occhi per realizzare l’autonomia del nostro paese in materia energetica e così contribuire al contrasto al cambiamento climatico. Un errore strategico che continueremo a pagare tutti noi.

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