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I sinti di piazzale Europa: «Siamo pavesi anche noi Un caffè per conoscerci»

PAVIA. «A chi non ci vuole diciamo di venire a farsi un giro qua, nel campo. Gli offriremo anche il caffè e potrà rendersi conto del fatto che siamo pavesi come gli altri». A parlare sono i Sinti del campo Nord, quello adiacente all’ex piscina scoperta di viale Resistenza e che ora dovrà essere spostato in via Aschieri, a Pavia Est. Una storia che sta agitando la politica e creando preoccupazioni in quelli che saranno i futuri vicini di casa delle 13 famiglie Sinte.

Scuola e Lavoro

È un venerdì mattina, il 20 febbraio, nel campo non si vedono bambini e gli adulti sono pochi. «I bambini sono a scuola – dice una portavoce della comunità – e gli adulti sono al lavoro». I residenti del campo preferiscono non farsi fotografare o comparire con il cognome e il perché lo spiega Roberto: «Anni fa avevo trovato lavoro in una ditta appena fuori Pavia. Si era creato un bel rapporto con i colleghi, scherzavamo prendevamo il caffè insieme. Poi hanno saputo che vivo in un campo nomadi e da allora non mi hanno più rivolto la parola; è come se fossi diventato invisibile». Riguardo alla decisione del Comune di spostarli per dare avvìo ai lavori di riqualificazione dell’ex piscina non hanno particolari rimostranze: «L’amministrazione ci ha spiegato che ha bisogno di questo terreno per un progetto pubblico. Certo, noi preferiremmo restare qua e vivere tutti insieme, ma se c’è da spostarsi lo faremo».

Giorgio Bezzecchi, vice presidente dell’Opera nomadi, fa una precisazione: «Verranno spostati 13 nuclei famigliari per un totale di 38 persone, ma bisogna considerare che poco meno di una ventina sono bambini. Gli adulti saranno 17 o 18 e vi sono anche alcuni anziani con problemi di salute. Non creeranno problemi a nessuno».

Tutti i Sinti del campo Nord, come quelli che vivono dall’altra parte del palazzo esposizioni, sulla sponda del Ticino, sono residenti a Pavia e moltissimi ci sono anche nati. «Quando ho portato le mie figlie all’asilo – dice una donna – le insegnanti che avevo avuto io da bambina mi hanno riconosciuta. Molti di noi sono nati a Pavia. Quando ancora c’era il servizio di leva obbligatorio, tanti hanno fatto il militare».

Il dito puntato

Quello che a queste famiglie proprio non va giù è il fatto di vedersi il dito puntato contro. «Nel 2020 – rammenta la madre delle gemelle – dicevano che non potevamo prendere il Covid perché mangiamo la spazzatura. Tanti di noi devono tenere nascoste le proprie radici per non perdere il lavoro. Ma qua ci sono persone che lavorano e bimbi che frequentano le scuole. Non è bello quando i loro compagni di classe gli chiedono perché verranno spostati in un altro punto della città».

I lavori sono, ad esempio, la raccolta di ferro e materiale metallico da rivendere. «Ma lo facciamo rispettando un formulario e ogni anno presentiamo il 730», dice un giovane uomo. «Poi dicono che non paghiamo il gas – interviene ancora una donna – ma è solo perché compriamo le bombole che durano tra 15 e i 20 giorni». E gli abusi edilizi? «Quasi tutte le casette hanno delle ruote – spiegano – e comunque abbiamo sollecitato una verifica. Se troveranno qualcosa di abusivo siamo pronti a demolirlo».

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