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Chivu dopo il Bodo: “Ci abbiamo provato, ci è mancata energia”. Ma anche qualità e personalità

“Ci abbiamo provato in tutti i modi, fin dall’inizio, abbiamo affrontato una squadra molto ben organizzata, con un blocco basso sotto la linea della palla. Non fare l’1-0 ha creato a loro anche una comfort zone nel fare determinate cose”. Così ai microfoni di Sky Sport il tecnico dell’Inter Cristian Chivu dopo l’eliminazione dalla Champions League per mano del Bodo Glimt. “Loro nel secondo tempo avevano molte più energie e hanno creato. C’è tanta amarezza, abbiamo cercato di passare il turno ma oggi abbiamo affrontato una squadra con molta più energia che ha fatto con determinazione quella che doveva”, ha ribadito il tecnico nerazzurro.

Tutto vero, ma all’Inter non è mancata solo energia. È mancata anche qualità e la doppia sfida contro il Bodo Glimt, ma anche i precedenti contro Liverpool e Atletico Madrid hanno sdoganato un problema ormai noto nell’Inter degli ultimi tempi: questa squadra – in partite del genere e contro avversari di corsa, gamba e d’esperienza – non ha gente che sa risolverla con una giocata. Perché Luis Henrique si limita al compitino, Barella sopravvaluta le sue qualità tecniche, Thuram è il lontano parente di quello ammirato l’anno scorso.

“Non ho niente da rimproverare ai ragazzi, hanno cercato in tutti i modi di farcela con quelle che erano le nostre energie e loro nel secondo tempo ne avevano molto di più delle nostre. Abbiamo dato tutto quello che avevamo“. Vero, ma nel primo tempo l’Inter l’aveva anche approcciata bene. Ma negli ultimi 25 metri – eccezion fatta per il solito Dimarco – nessuno si prendeva la responsabilità di un’imbucata, di una giocata a stappare il blocco 5-5 del Bodo Glimt. E chi lo faceva, non era preciso. Ne è venuto fuori un primo tempo in cui l’Inter ha spinto al massimo, ma finito 0-0. Perfetto per i norvegesi.

“Hanno meritato di passare il turno, sono venuti qui a fare quello che dovevano fare visto che avevano un vantaggio di 3-1 – ha proseguito Chivu -. In Champions si sa che il livello è alto, se non riesci a trovare concretezza e lucidità nel fare determinate cose trovi avversari che ti puniscono al primo errore che fai”, appunto. Poi ci sono i meriti di una squadra che definirla soltanto di “corsa” e con “fame” è riduttivo. È una squadra che ha mostrato qualità (il secondo gol ne è la dimostrazione) e grande organizzazione. Una squadra con limiti tecnici in difesa, ma che sa quello che deve fare. “La Champions League è questa e bisogna anche dar merito all’avversario e a quello che ha fatto”.

Una doppia sfida che alla vigilia sembrava quasi una formalità per i nerazzurri, lo è diventata per i norvegesi, che salvo i primi 25 minuti del match di ritorno, non sono mai andati veramente in affanno. Norvegia batte Italia, di nuovo. E di sicuro i tifosi nordici difficilmente dimenticheranno questa “Settimana da Dio” a Milano: prima il dominio alle Olimpiadi di MilanoCortina, poi quello di San Siro, ancora una volta nel calcio, a distanza di poco più di tre mesi da quell’1-4 di novembre tra le nazionali.

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