ATP Santiago, Cerundolo: “Passare al cemento significherebbe perdere la nostra storia”
Francisco Cerundolo numero 1 del Golden Swing. Non come risultati ottenuti nella gira (Etcheverry, campione a Rio, è irraggiungibile), bensì in quanto primo del seeding in tutti i tre tornei sudamericani di quest’anno.
Il motivo per cui il partecipante con classifica più alta occupa il 19° posto del ranking è stato velatamente suggerito da Stefanos Tsitsipas e più dettagliatamente argomentato da Vanni Gibertini. In breve, vince il torneo con più soldi (per quelli forti) a dispetto dei spalti. mezzi vuoti. Anche se non bisogna dimenticare il fattore superficie, la polvere di mattone stritolata fra il cemento australiano e quello californiano. Che poi il Laykold di Indian Wells possa essere più lento della terra battuta è un altro discorso ancora, visto che parliamo di Cerundolo. Il quale, tuttavia, ha parlato proprio di superfici.
Paese che vai, seeding che conta (meno)
Trionfatore nella natia Buenos Aires (“un sapore speciale, ho realizzato uno dei miei sogni” ha commentato intervistato da El Mercurio), Francisco è uscito al secondo match a Rio, ritirato sotto di un set e un break contro il connazionale Tirante, con qualche polemica sulla programmazione dei suoi incontri. In Cile, viceversa, il suo status di n. 1 è tornato a farsi valere e gli organizzatori gli hanno concesso di esordire giovedì, dandogli così più tempo per recuperare dall’infortunio. “Mi sento competitivo, ma non mi illudo troppo, perché voglio vedere come mi comporterò nella prima partita. Quando si torna da un problema fisico, non ci si misura in allenamento ma nel match”. Match che sarebbe andato bene, vittoria con doppio 6-2 su Elmer Moller.
Privilegi ritrovati
Fran non si nasconde, spiegando che essere esentato dal primo turno “è stato un fattore chiave per giocare qui. Se non avessi ottenuto un bye, non so se ce l’avrei fatta. Mi ha aiutato perché ho potuto tornare a casa dopo Rio e recuperare con la mia squadra per arrivare in Cile nella migliore forma possibile. Questo è il vantaggio del ranking”.
La passione, questa sconosciuta (altrove)
Cerundolo parla del clima che si respira in questi eventi: “C’è un livello di gioco molto alto in questi tornei, viene molta gente a vedere le partite, una cosa che non si vede dappertutto. A volte, fino alle semifinali, vedi stadi vuoti, ma qui i tifosi ci sono, hanno una passione diversa, conoscono il tennis e questo conferisce un’atmosfera diversa”.
Asfaltare la storia
Non è la prima volta che se ne parla, tutt’altro, ma soprattutto quest’anno l’argomento principale riguarda il possibile cambio di superficie del Rio Open, che verosimilmente costringerebbe a passare al duro anche gli altri due tornei. E forse, a cascata, anche i Challenger e via di cemento fino alla base, con i maestri a dire ai giovani agonisti, “tutto quello che avete imparato finora non vale più”.
Cerundolo analizza la possibilità partendo da un’altra angolazione, quella della citata atmosfera che non sarebbe più la stessa, ma il punto di arrivo non può essere diverso. “Si perderebbero il fascino e la storia di questa gira sulla terra battuta. Perderebbe il suo carattere sudamericano, perché la maggior parte di noi giocatori è cresciuta sulla terra battuta. Sì, arriverebbe un tipo diverso di giocatore, non so se migliore o peggiore, ma con uno stile di gioco diverso, dando priorità ad altre cose. Diventerebbe un tour diverso; perderebbe tutta la nostra storia”.
“Noi diciamo, ‘loro’ decidono'”
Per Matteo Berrettini, gli stadi pieni sono un fattore che dovrebbe essere considerato quando l’ATP decide sul calendario. Non sappiamo quanto l’azzurro creda che ciò possa davvero pesare, ma sembra che Fran non si faccia troppe illusioni: “Certo, ci chiedono, possiamo esprimere la nostra opinione, ma la decisione finale spetta all’ATP”.
Per Cerundolo, quarti di finale contro Emilio Nava, che prosegue la sua corsa dopo aver eliminato Berrettini all’esordio. Dopo Santiago, partenza per il Sunshine Double, con i quarti da difendere in entrambi i Masters 1000.