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Fu aggredita alle spalle mentre arbitrava, dopo 10 anni la Cassazione le dà ragione: “Adesso se sento qualcuno dietro di me ho paura”

“Mi piace dire che questa è una vittoria non tanto personale, ma collettiva. Per me è stato questo il senso di portare avanti il processo. Un traguardo importante. Anche se i giocatori vengono pagati a rimborso senza essere contrattualizzati non si può dire che le società dilettantistiche non debbano rispondere dei giocatori che mettono in campo”. Maria Beatrice Benvenuti era un arbitro di rugby. Tra le prime donne a farlo e a emergere a livelli altissimi: nel suo palmares ha quattro Coppe del Mondo, due Olimpiadi e due Universiadi. Poi, però, a dicembre 2016 fu aggredita dall’italo-argentino Bruno Andrés Doglioli del Vicenza, squadra impegnata quel giorno in una partita di campionato.

Doglioli placcò alle spalle Benvenuti provocandone una caduta e dei danni importanti. L’arbitro riprese la partita, ma le riprese televisive successivamente documentarono la volontarietà dell’aggressione e a Doglioli furono inflitti tre anni di squalifica, poi diventati radiazione su ricorso FIR in corte d’appello federale. Doglioli è stato anche condannato nel marzo 2024 in sede penale a un anno e due mesi di reclusione (con sospensione condizionale) per lesioni aggravate. Benvenuti dal canto suo non si è accontentata: ha lottato affinché la vicenda fosse dibattuta anche in sede civile e il 25 febbraio la Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso. Il Vicenza dovrà rispondere civilmente per quanto fatto dal rugbista.

Non è stato semplice portare quest’aggressione subita in campo sul piano civile e penale, non c’erano precedenti. Quando sono stata aggredita ho ricevuto tanti messaggi da parte di molti sportivi anche di altre discipline ed erano felici di vedere che c’era qualcuno che dava voce a un problema non solo mio ma sono anche rimasta sola“, ha raccontato l’ex arbitro a Il Messaggero. Un’aggressione improvvisa, quasi “a caso” e senza nessun motivo: “Credo che non avesse apprezzato il fatto che fosse una donna in campo ad arbitrare, a dettare le regole anche a tutela dei giocatori. Ero una delle poche donne che all’epoca arbitrava. Ora ce ne sono fortunatamente altre, ma non era una cosa molto popolare ed io ero molto giovane. Forse preso dall’adrenalina, dalla foga del gioco, il Vicenza stava anche perdendo, mi ha aggredito alle spalle. Me lo sono portato dietro per anni. Anche adesso se percepisco una o più presenze alle spalle ho dei problemi, ho paura“, ha svelato Maria Beatrice Benvenuti.

Oggi Benvenuti vive a Oslo, in Norvegia. Ha cambiato totalmente vita, ha smesso di arbitrare, ma ricorda ancora nei minimi dettagli quanto accaduto dieci anni fa. Anche perché i dolori non sono andati via: “Fisicamente ho problemi nella parte dove sono stata colpita fra la colonna vertebrale e il collo”. Anche se a distanza di tempo, il 25 febbraio la Cassazione le ha dato ragione: “Le Federazioni devono dare un segnale. Questa è una vittoria collettiva perché si evidenziano due principi fondamentali: l’uno è che i diritti non esistono solo nella quotidianità ma anche in ambito sportivo e l’altro è che le società federate si rendano conto che hanno una responsabilità sulle persone che mettono in campo perché quelle persone senza la loro maglia non potrebbero giocare”.

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