Settimana corta a parità di salario, la Camera affossa la proposta delle opposizioni per mancanza di coperture
La Camera dei deputati affonda definitivamente la proposta delle opposizioni sulla settimana lavorativa da 32 ore, anziché 40: la cosiddetta settimana corta a parità di salario. Con parere favorevole del governo è stato approvato l’emendamento soppressivo della proposta di legge di Avs, M5s e Pd: primo firmatario Nicola Fratoianni insieme ai tre leader Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Elly Schlein. La proposta prevede l’introduzione di una sperimentazione triennale affidata alla contrattazione. I favorevoli all’emendamento per cassare la proposta (che recepiva il parere contrario della commissione Bilancio sul testo) sono stati 132, 90 i no e 9 gli astenuti. Già il 12 febbraio la proposta era stata rimandata in Commissione. Secondo il Censis, il 71% dei lavoratori è favorevole alla riduzione del tempo di lavoro a 4 giorni settimanali, perché ci sarebbero le condizioni tecnologiche ed economiche. Il dato è emerso dal nono rapporto con Eudaimon sul welfare aziendale, pubblicato il 24 febbraio.
Il capogruppo del M5S in commissione Lavoro Dario Carotenuto attacca il governo: “Siamo davanti a un copione che abbiamo già visto. Sul salario minimo, sui congedi paritari. Ora tocca alla ‘settimana corta’, affossata, ancora una volta, con un emendamento soppressivo senza alcuna discussione di merito. Questo è un calcio al futuro del Paese, significa rinnegare i dati e voltare le spalle a esperienze che arrivano da tutto il mondo nonché da aziende italiane che già la stanno testando. Paesi come Islanda, Spagna e Giappone hanno avuto il coraggio di sperimentare modelli diversi, scoprendo che lavorando meno si può produrre di più. Il 70% degli italiani è favorevole alla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario”.
Fratelli d’Italia con Walter Rizzetto ha ribadito a Montecitorio l’assenza di coperture, soprattutto per le ricadute della norma sui dipendenti pubblici: “In seno alla pdl non c’è una espressa esclusione della pubblica amministrazione. Quindi la settimana corta si applicherebbe anche a tutta la Pa, con ricadute certamente pesanti perché avrebbe un fabbisogno aggiuntivo di personale è questo potrebbe essere un primo grosso problema”.
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