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La teoria di Charlie Taylor e il concetto di “Decentering Men”: niente più follie per amore, le ragazze adesso vogliono “decentrare gli uomini”

Quando ti sposi? E il fidanzato? Vedrai che troverai qualcuno anche tu”. C’è una radicata tendenza, nella nostra società, a mettere un’esagerata pressione alle donne nella ricerca di un partner e di una relazione stabile. Poi sì, meraviglioso tutto – la carriera, i viaggi, la casa di proprietà …ma l’anello, l’anello rimane una specie di traguardo, il riconoscimento di un qualche merito invisibile. Non c’è da stupirsi quindi se un’intera generazione, adesso, senta l’esigenza di “decentrare gli uomini”.

Non si tratta solo del trend virale del momento, o di una moda social passeggera: è un cambio di prospettiva che riflette un mutamento sociale e culturale. L’espressione è stata spiegata dalla scrittrice Charlie Taylor (nota sui social come @charliestoolbox) nel libro Decentering Men, uscito nel 2019. In un’intervista a Cosmopolitan, l’autrice lo ha definito “una risposta politica, un rifiuto della menzogna secondo cui il nostro potere deriva dalla vicinanza agli uomini”.

Tanto vale metterlo subito in chiaro: “decentrare” gli uomini non significa odiare l’altro sesso. Né sminuire le relazioni sentimentali, smettere di frequentarli o fare voto di castità per il resto della vita. Significa, letteralmente, non renderli il centro del proprio sistema solare, l’assoluta priorità, il metro con cui misurare tutte le cose. E, di conseguenza, smettere di cercare continuamente approvazione e validazione dagli uomini. Specialmente nelle relazioni etero. Vale sia per chi è sposata, fidanzata o single: in senso più ampio, presuppone accettare che l’amore romantico è una parte importante dell’esistenza, ma non l’unica.

“Il patriarcato si radica profondamente nella nostra psiche – ha spiegato Charlie Taylor – Ci insegna che gli uomini sono il premio, il salvatore, la destinazione finale“. Ed è un messaggio che la società tende a ripetere alle donne fin da piccole, dalle fiabe con le principesse salvate dal principe azzurro, fino alle commedie romantiche in cui la protagonista molla tutto per seguire l’amore. E non sempre è facile riconoscere quanto abbiamo interiorizzato, specialmente se ha la voce della zia che ti dice che “potresti trovare anche tu qualcuno, se fossi un po’ più accomodante”.

“Mi sentivo come se vivessi all’85%, aspettando che qualcuno mi permettesse di raggiungere il 100% – continua Taylor nell’intervista – È questo che fa il patriarcato. Insegna alle donne a trattenersi finché non vengono scelte”. L’idea alla base della filosofia “decentering men” è che le donne investono moltissimo tempo, risorse ed energie nei confronti degli uomini, intesi come partner sentimentali, ma non solo. Prima di una relazione, durante, dopo (soprattutto dopo!) o quando non c’è uno in vista. Decentrare gli uomini significa riprendersi buona parte di questa energia e investirla su qualcos’altro: nello studio, nel lavoro, in un hobby, nelle amicizie, nel volontariato, nello sport, in un qualsiasi progetto creativo, professionale o personale.

Nel dibattito, c’è chi avverte che posizioni di questo tipo possono isolare le persone, minando l’umano bisogno di connessioni significative. Ma decentrare gli uomini, spiega l’autrice, non significa distruggere le relazioni: avere un uomo nella propria vita è un desiderio valido, ma non dovrebbe diventare un bisogno. Se negli ultimi anni se ne parla sempre più spesso non è solo perché le relazioni stanno cambiando: è perché le donne sentono a loro volta di essere state lasciate ai margini, e di essere state deluse, nell’attuale scenario politico e sociale. In qualche modo, è una reazione a un senso diffuso di rabbia per la stretta sui diritti riproduttivi, il gap salariale, per il clima di sessismo e misoginia. Non serve arrivare a esempi estremi o eclatanti: basta leggere alcuni dei titoli sulle atlete alle Olimpiadi, descritte come la “fidanzata di” o “l’ex di”, per capire da dove nasca questa rivendicazione di autonomia.

Molte giovani creator hanno iniziato a parlare sui social di come “decentrare gli uomini” nella vita di tutti i giorni: iniziare a vestirsi come ci piace, senza preoccuparci dello sguardo maschile. Non sentirsi in dovere di essere più o meno “femminili” o “più o meno sexy” solo perché il partner preferisce i tacchi alti alle ballerine. Dare priorità al proprio benessere, e non stravolgere il proprio aspetto per “cercare un fidanzato”. Pubblicare un selfie perché ci va, senza controllare se l’ex ha visto la storia su Instagram. Sostenere un’intera conversazione senza parlare di uomini (provateci al prossimo aperitivo: è più difficile di come sembra, e dovrebbe farci riflettere). Invitare le amiche a condividere un appuntamento considerato “romantico”, come una cena speciale o una giornata alla spa, anziché aspettare il partner per farlo.

La lista potrebbe andare avanti all’infinito ma, in sostanza, l’obiettivo è smettere di collegare la propria felicità, il proprio valore e la propria autostima alla presenza, o alla validazione di un uomo. Bisogna innanzitutto abbandonare la logica dell’essere “scelte”, ancora così radicata nella nostra società, e iniziare a scegliere per sé. Altrimenti si rischia di accontentarsi di un rapporto mediocre, infelice o sbilanciato, se non addirittura tossico. Tra i più pericolosi inganni delle aspettative sociali c’è l’assunto – mai detto ad alta voce, ma spesso suggerito – che stare in una relazione sia comunque meglio che stare da sole. In ultima analisi, conclude la scrittrice, cambiare prospettiva sull’amore vuol dire “rifiutare il condizionamento che ci dice che dobbiamo soffrire per ottenerlo, guadagnarcelo o cambiare per esserne degne”.

L'articolo La teoria di Charlie Taylor e il concetto di “Decentering Men”: niente più follie per amore, le ragazze adesso vogliono “decentrare gli uomini” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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