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Speciale 8 marzo, l’assessora che lavora nel mondo della finanza: «Visione ed empatia fanno parte di me nella vita lavorativa e in quella pubblica»

AGLIÈ. In Canavese la partecipazione politica femminile in ruoli attivi non è ancora così diffusa, ma c’è chi crede che si possa fare di più e meglio. È il caso di Loredana Dolce, assessora al Commercio, alle Attività produttive, alle Associazioni e agli Eventi al Comune di Agliè.

Ci racconti del suo percorso lavorativo. Perché ha scelto questa strada? Quali le qualità che la rendono forte?

«Mi occupo di corporate finance dal 2015, ambito intrapreso quasi per intuizione e per sfida, nonostante la mia formazione iniziale fosse orientata verso altri settori. Ho iniziato come originator, la figura che apre nuove opportunità di incarico, e nel tempo ho assunto ruoli manageriali sempre più apicali. Mi sono formata sul campo, affiancando professionisti più esperti, studiando in ogni momento libero e seguendo direttamente le operazioni. È un settore tipicamente maschile: richiede lunghe trasferte, anche all’estero, e orari spesso indefiniti, condizioni poco conciliabili con la responsabilità di una famiglia. Ho capito presto che, proprio in quanto donna, potevo fare la differenza. La strategia e i numeri sono fondamentali, ma lo sono altrettanto le persone: dietro ogni azienda ci sono storie imprenditoriali, sacrifici e identità costruite negli anni. Saperle comprendere e valorizzare è essenziale. Se dovessi indicare la qualità che mi distingue, direi la capacità di unire visione ed empatia. La visione permette di leggere gli scenari futuri e delineare percorsi di sviluppo; l’empatia consente di comprendere davvero le persone, che costituiscono il sistema fondante delle aziende. La finanza costruisce valore, ma la fiducia nasce dalle relazioni: riuscire a far incontrare queste due dimensioni permette di creare risultati duraturi».

Essere donna nel suo ambiente è un valore aggiunto?

«Penso proprio di sì! Quando una trattativa si blocca raramente è solo una questione di numeri, entrano in gioco timori, orgoglio e relazioni costruite negli anni. In questi momenti la capacità di ascoltare, comprendere e mediare può fare la differenza. Molte donne possiedono naturalmente questa sensibilità relazionale, che viene spesso definita una forma di debolezza; in realtà è una forza silenziosa e avvolgente. La capacità di ascoltare, saper attendere, riuscire a unire dolcezza e determinazione, intuizione e concretezza sono qualità che permettono di muoversi con sicurezza in molteplici contesti, e di trovare la giusta concentrazione per programmare ogni mossa. In ambienti competitivi possono portare equilibrio e nuove prospettive».

Parlando del suo impegno politico, quando ha deciso di diventare parte attiva per la comunità di Agliè?

«Il mio incontro con Marco Succio è avvenuto alcuni anni dopo il mio trasferimento ad Agliè. Non vivevo davvero il paese, lavoravo spesso fuori regione e rientravo solo la sera. Un sabato mattina che difficilmente scorderò sono passata in Comune per una pratica e ho incontrato Marco. Ricordo ancora le sue parole: “Proprio tu, volevo giusto chiamarti per chiederti una cosa!”. Ha ritenuto che potessi essere un elemento utile alla squadra che stava formando per il suo secondo mandato e mi ha coinvolta. Ha visto in me la persona adatta a un ruolo che non conoscevo, che ritenevo molto lontano da me; si è fidato e gliene sono profondamente grata. Ero la persona meno “storica” del gruppo, ma ho trovato grande valore umano e ottime capacità amministrative in ciascuno dei colleghi candidati e ho accettato la sua proposta. Nel mio primo mandato ho svolto il ruolo di consigliera con deleghe al commercio, industria e attività produttive. Sono stati anni intensi, segnati immediatamente dall’emergenza Covid. In quel periodo abbiamo lavorato per sostenere le attività locali e per invertire la tendenza alla chiusura dei negozi che interessa da anni molti centri; noi ci siamo riusciti. Alle successive elezioni ho ricevuto una fiducia da parte della popolazione che mi ha profondamente emozionata. Per me amministrare significa prima di tutto prendersi cura della propria comunità e cerco ogni giorno di farlo al meglio delle mie possibilità».

Con le sue deleghe si occupa del tessuto sociale e commerciale del paese: come riunisce le qualità che l’accompagnano sul lavoro alle proposte per il paese?

«Il mio lavoro mi ha abituata a leggere le dinamiche economiche con uno sguardo di medio-lungo periodo. Porto questo stesso approccio anche nell’amministrazione pubblica: programmazione, visione, capacità di intercettare opportunità e costruire progetti sostenibili nel tempo. Il mio percorso non nasce solo nella finanza. Sono cresciuta in una famiglia che ha sempre lavorato nella ristorazione e ho collaborato nelle attività di famiglia per molti anni. Questo mi permette di comprendere le dinamiche delle imprese, dalla bottega artigianale alle Pmi con presenza internazionale. La scelta di Marco di avere in giunta una figura che conosce sia le logiche della crescita aziendale e delle operazioni straordinarie sia la realtà quotidiana dei piccoli imprenditori rappresenta un importante valore in termini di confronto, dialogo e comprensione delle esigenze reali. Un altro tema centrale è la sostenibilità; nel corporate finance devo occuparmene in ogni aspetto, incluso quello sociale, competenze che sto applicando anche a livello comunale, lavorando su iniziative che guardano non solo lo sviluppo economico, ma anche l’impatto sulla comunità. Propongo progetti che abbiano un impatto reale, che possano aiutare a sostenere il commercio con strumenti concreti o favorire le connessioni tra associazioni, imprese e cittadini. È lo stesso principio che guida il mio lavoro: generare valore nel tempo, costruendo basi solide per il futuro del paese. Un amministratore sa che ogni decisione deve essere presa pensando esclusivamente al bene dell’intera comunità. Questo significa agire con concretezza, coerenza e responsabilità, sapendo che inevitabilmente qualcuno resterà scontento. Tuttavia, quando le scelte sono guidate da questi principi poi ne emerge la solidità».

Ad oggi sono ancora poche le figure femminili attive in politica in Canavese: qual è il suo invito a impegnarsi?

«Non aspettate di sentirvi completamente pronte: osate. In Canavese fare politica significa prima di tutto costruire territorio, creare sinergie tra Comuni e condividere idee nuove. La politica locale ha bisogno di competenze diverse che lavorano insieme: ognuno può portare il proprio contributo, la propria esperienza, un modo diverso di percepire le cose. Le donne possono offrire uno sguardo spesso diverso, più collaborativo e attento alle relazioni e alla comunità. Qualità come l’ascolto, l’empatia e la capacità di mediazione sono fondamentali quando si lavora per il bene di un territorio. Il paradosso è che proprio noi donne tendiamo a metterci molto in discussione. Per questo il mio invito è semplice: siate audaci, concedetevi anche un pizzico di follia e provate».

Si ispira a qualche figura femminile in particolare?

«Le prime figure che mi hanno ispirata sono le donne della mia famiglia. Mia nonna Maria, nata e cresciuta a Locana, forgiata dalla vita in montagna, ha affrontato lavoro e sacrifici, allevando tre figli e gestendo due attività commerciali a Favria con grande dignità e forza. I suoi insegnamenti sono uno sprone quotidiano a dare il massimo. Seconda solo per nascita, mia mamma Domenica. Nel 1979 ha aperto la prima attività a Rivarolo e ha lavorato nella ristorazione per oltre 40 anni. È stata anche una eccellente insegnante: molti ragazzi passati dalle sue cucine sono professionisti affermati. Da loro ho imparato valori come rispetto per gli altri, sostegno per chi è in difficoltà, onestà, determinazione e resistenza, elementi fondamentali per sostenere ogni compito. Tra le figure contemporanee che considero un riferimento menziono l’imprenditrice alladiese Patrizia Paglia, donna capace di unire lucidità, coraggio e grande attenzione alle persone. Sono donne diverse unite da un tratto comune: determinazione, responsabilità e attenzione verso gli altri. Valori che cerco di portare con me ogni giorno, nel lavoro come nella vita pubblica».

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