Ticino, concluso l’intervento di consolidamento della sponda
PAVIA. Sono terminati i lavori di difesa e di ripristino delle sponde del Ticino. Si è infatti concluso il secondo lotto, con la posa dell’ultima porzione di massicciata lungo via Milazzo. Un intervento realizzato da Aipo e finanziato da Regione Lombardia con 900mila euro, con l’obiettivo di mettere in sicurezza un tratto significativo di riva, soggetto alla continua azione della corrente del fiume. I lavori sono stati più complessi rispetto a quelli previsti nel progetto originario, in quanto la piena dello scorso aprile aveva fortemente compromesso le sponde.
Fabio Sai, ingegnere, responsabile di Aipo Pavia, aveva infatti spiegato che si era constatato un incremento dell’erosione della sponda fluviale destra e il suo arretramento a monte e a valle dei gabbioni, tale da generare criticità e mettere a rischio la conservazione delle difese esistenti. Il pericolo stava quindi nel cedimento dei “gabbioni” che erano già lì, cioè dei massi che dieci anni fa erano stati posti a protezione di una porzione di riva e sottoposti ad una costante erosione.
Ma dopo la piena la situazione era peggiorata nel tratto immediatamente dopo il ponte ed era quindi diventato urgente intervenire in quel punto, rafforzando e proteggendo la sponda con la posa di massi. Da qui le modifiche al progetto che avevano imposto, lo scorso agosto, una nuova conferenza dei servizi per ottenere una nuova autorizzazione. I lavori sono iniziati ad ottobre. Si è intervenuti a 100 metri a monte e a 20 metri a valle della gabbionata esistente. E quindi non più dalla gabbionata in giù. Lavori particolarmente complessi per il contesto e le caratteristiche peculiari della parte fluviale interessata. L’opera ha previsto, in un primo tratto, la sistemazione dell’attuale difesa spondale in gabbioni, realizzata nel 2015, il rinforzo della fondazione della gabbionata attraverso uno scavo e la posa di massi ciclopici dal peso di circa 300 kg e dal diametro di 60 centimetri e, in un secondo tratto, lungo 180 metri, la realizzazione di una nuova difesa spondale, sempre con massi ciclopici, come avevano spiegato da Aipo, sottolineando anche la necessità di «incrementare in modo consistente la sicurezza idraulica dell’area in caso di piena».
Mesi fa si era provveduto a portare il pontone, indispensabile per il trasporto dei materiali. Per ridurre al minimo i disagi e limitare l’interferenza con la viabilità si era deciso che la fornitura di circa 7.500 metri cubi di materiale doveva avvenire con un pontone da alveo fluviale che ha navigato fra l’area di cantiere prevista per lo scarico dei massi e la sponda oggetto degli interventi. Il mezzo resta ormeggiato poco dopo la Torre del Catenone in quanto Aipo sta valutando un’ulteriore tranche di lavori che potrebbero venire effettuati tra agosto e settembre.