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Schlein già sulla graticola per le primarie: Prodi la silura, Conte la ignora. Ma lei resta “testardamente unitaria”

Ultime battute della campagna referendaria, ma lo spirito unitario suscitato dal No nel centrosinistra già si è incrinato. E in queste ore in cui tutti dovrebbero essere concentrati sull’obiettivo epocale di “salvare la Costituzione” diversi segnali indicano che le ostilità sono riprese alla grande, sebbene sottotraccia. Un clima che si sintetizza in una parola, primarie, col suo seguito di ambizioni e scontri. Benché, si diceva, ancora tutte le energie dovrebbero essere indirizzate verso le urne, se n’è preso a fare un gran parlare. Complice, o forse motore, un intervento di Romano Prodi sulla questione che è suonato tanto come una sveglia a Elly Schlein. Di più, come una delegittimazione.

La bordata di Prodi a Schlein sulle primarie

«Le primarie sono diventate un po’ un problema manovrato da tanti elementi esterni, hanno perso il carattere di un tempo. Sono più un gioco di correnti, movimenti e di media che non una vera espressione di popolo. Vanno ripensate nelle loro regole», ha detto Romano Prodi a Omnibus su La7 un paio di giorni fa. Non è sfuggito a nessuno che proprio agli “elementi esterni” Elly Schlein deve la sua elezione alla segreteria, soffiata a Stefano Bonaccini grazie al voto dei non iscritti. Non è chiaro se Prodi si riferisse a quello, ma insomma le sue parole si prestano a interpretazione. Certo è che suonano come un avvertimento molto forte in un momento in cui le primarie in discussione sono quelle di coalizione – o pseudo tale – no di partito.

Elly «molto fiduciosa»

Intervistata a Rainews24 sul tema, Schlein ha risposto che «ci metteremo d’accordo, sono molto fiduciosa anche sulla modalità di scelta». «Non partiamo da zero, ma dalle tante proposte concrete che abbiamo già fatto insieme in Parlamento e nelle piazze», ha aggiunto, per poi rispondere all’obiezione sul fatto che i leader in campo sono tanti che «l’importante è essere uniti, essere tanti è anche positivo, l’importante è essere uniti». «E guardi, io continuo a essere testardamente unitaria, non perché me lo chieda il medico, ma perché ce lo chiede la nostra gente, perché è una premessa per arrivare poi alle prossime elezioni politiche a battere queste destre», ha voluto precisare.

Conte si tiene le mani libere e prepara il terreno

Nel frattempo, però, dalle parti del M5S sembrano continuare a non pensarla esattamente così. E un retroscena del Foglio di oggi, intitolato «La tela di Conte», inquadra in un’ottica di preparazione del terreno per la leadership anche le iniziative di Conte per il No. «Dopo il referendum, comunque vada, si aprirà la partita interna per la leadership del campo largo: meglio insomma avere una sponda in più, dai giornali agli intellettuali, passando per il cinema e lo spettacolo», scrive Ruggiero Montenegro, in un articolo sul comizio finale del leader M5S per il referendum in cui passa in rassegna nomi tradizionalmente vicini al Pd che saranno sul palco con lui.

Il diretto interessato, del resto, continua a far capire di volersi tenere le mani libere. Il candidato del centrosinistra deve essere «il più rappresentativo e il più competitivo per andare a battere il centrodestra», ha detto ieri durante un incontro sul referendum, in corso all’Università Statale di Milano. «È la ragione per cui abbiamo lanciato un progetto di democrazia partecipativa in cento punti che partirà in primavera. Lo porteremo al confronto con le altre forze e, dopo aver condiviso un programma, ci porremo il problema della leadership», ha proseguito, aggiungendo che «non accetto che il tutto sia confinato alle segreterie di partito». Ed eccolo là l’avvertimento di Prodi, che Schlein non sembra voler cogliere e che a maggior ragione fa apparire le parole del professore come una bacchettata alla segretaria.

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