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Il caso diga del Vanoi   a Bruxelles: «Fermeremo il partito del calcestruzzo»

La battaglia di chi si oppone al progetto della diga sul torrente Vanoi arriva a Bruxelles grazie alla deputata dei Verdi, Cristina Guarda, che ha formalizzato un atto di denuncia alla Commissione europea per il rischio di violazione di molteplici direttive europee nel progetto intitolato “Difesa idraulica e tesaurizzazione idrica tramite il nuovo serbatoio del vanoi nel bacino del fiume Brenta”. «Abbiamo combattuto sul territorio e in Regione: il primo round lo hanno vinto l’ottusità e gli interessi di chi sa solo usare ruspa e cemento. Ma la verità è come l’acqua e da Strasburgo troveremo la via per fermare lo scempio da 150 milioni di euro che chiamano diga ma che si legge partito del calcestruzzo».

Questo il primo commento di Cristina Guarda che rilancia: «La cosa più assurda, oltre alle 6 direttive europee di cui denunciamo la violazione, è che nell’atto che dovrebbe confrontare e valutare le alternative, le 4 sedicenti alternative analizzate non consistono in soluzioni al problema della gestione delle risorse idriche, ma propongono un’unica soluzione, cioè la costruzione di dighe, variate solo per posizionamento, tipologia e volume del relativo invaso, penalizzando in maniera artificiosa l’opzione “zero” relativa al non-intervento».

Un tema su cui si è già duramente esposta in qualità di Consigliera regionale, proponendo soluzioni alternative nettamente meno costose (6 milioni di euro al posto di 150) e più efficaci (potenziale di accumulo di almeno tre volte tanto i metri cubi d’acqua promessi con la diga).

Dichiara Guarda: «Oltre al fatto che è assurdo proporre un’opera con tempi di realizzazione lunghissimi nonostante debba rispondere ad una crisi urgente, che può trovare risposta in soluzioni economiche e nel breve periodo, come la ricarica controllata, ma nel documento preliminare delle alternative progettuali (Docfap), prodotto dai proponenti dell’opera, abbiamo riscontrato possibili irregolarità che non considerano dati scientifici e sottostimano le gravi problematiche inerenti sia la sicurezza idro-geologica e sismica che per ciò che attiene ai cambiamenti climatici, a svantaggio della tutela della salute umana e dell’ambiente dell’area in questione. Ciò, in contrasto con le Direttive europee in materia di acqua e alluvioni».

«Inoltre – aggiunge l’eurodeputata – rientrando nei progetti sottoposti al regolamento per l’uso dei fondi del Recovery and Resilience Facility (RRF) del 2021, il progetto non dovrebbe essere autorizzato e nemmeno pensato perché non garantisce in alcun modo di tutelare da danni significativi un corpo idrico. Inoltre, il progetto non considera scenari alternativi più sostenibili, come la riduzione del fabbisogno idrico tramite miglioramenti nell’efficienza irrigua o l’uso di sistemi di ricarica di falda controllata, contravvenendo alla Direttiva 2011/92/UE, in materia di valutazione di impatto ambientale». Queste le regioni per le quali Guarda chiede un intervento della Commissione Europea per così garantire il rispetto delle norme UE e prevenire gravi rischi per la sicurezza pubblica e la salute umana.

La Lega feltrina interviene

La Lega del Feltrino si schiera compatta contro la diga del Vanoi, a sostegno del no già espresso dalla Provincia autonoma di Trento, dalla Provincia di Belluno e dal Comune di Feltre. «Siamo a favore dell’autonomia e della libera autodeterminazione dei territori da sempre – dichiara il commissario della sezione di Feltre, Stefano Scardanzan – la nostra contrarietà muove prima di tutto da questo principio inaffondabile del nostro partito. Gli enti Provincia dei territori nei quali ricadrebbe l’invaso si sono espressi contro e, con loro, ha fatto eco anche l’intero consiglio comunale di uno dei comuni maggiormente interessati all’opera: non abbiamo dunque dubbi e sosteniamo con forza le loro posizioni e la libera autonomia delle comunità; l’autonomia non dev’essere un principio astratto, ma uno strumento concreto la cui forza si vede in occasioni come questa».

Così il gruppo di Feltre, a margine della riunione di giovedì, esprime con convinzione il proprio no alla diga del Vanoi, offrendo delle alternative, come lo stesso obiettivo si possa ottenere con lo sghiaiamento controllato degli invasi esistenti e la ricarica delle falde nella fascia Pedemontana, il che consentirebbe anche il ripascimento delle spiagge e il contrasto dei dissesti in atto.

«Il 25 settembre scorso il consiglio comunale di Feltre si era espresso all’unanimità contro la proposta di realizzazione dell’invaso sul torrente Vanoi. Successivamente, il 6 febbraio 2024, il consiglio provinciale di Trento ha votato all’unanimità la mozione che impegna a formalizzare alla Regione Veneto la piena contrarietà al progetto», ricorda Scardanzan.

«Ero presente alla riunione della sezione feltrina», aggiunge il segretario provinciale, Andrea De Bernardin,«ho seguito il confronto che è stato proficuo e ricco di spunti e non posso che dirmi d’accordo con la linea del gruppo. Parliamo di un’opera rispetto alla quale l’intera provincia di Belluno e la provincia di Trento si sono schierate contro, non si può non tenerne conto. Il territorio bellunese ha già dato molto in termini di centrali elettriche e di concessioni allo sfruttamento dei propri fiumi e dei propri laghi e la tragedia del Vajont è una ferita che non si rimarginerà mai del tutto per le nostre comunità. Questi sono i punti di partenza di qualsiasi valutazione su nuovi invasi, per questo noi diciamo fermamente no».

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