“Alza il volume Donald, parlo con te”. Il ciclone Mamdani, nuovo sindaco di New York, scuote l’America
“Sono un immigrato come voi e questa è la nuova strada per sconfiggere Donald Trump”.
Così si è presentato il nuovo sindaco di New York, Il 34enne, musulmano e socialista Zohrar Mamdani.
Il neosindaco, nato a Kampala nel 1991, (figlio della nota regista indiana Mira Nair e del padre ugandese docente della Columbia University) partito politicamente dalla gavetta si è fatto strada nella componente più progressista del partito democratico, vicino a Bernie Sanders, ottenendo anche il sostegno di Obama.
Ha vinto battendo nettamente il sindaco uscente Andrew Cuomo e il repubblicano Curtis Silwa con oltre un milione di preferenze, con un’affluenza record. Mamdani, votato da tantissimi giovani, anche ebrei, potrebbe rappresentare una autentica svolta allo strapotere trumpiano.
Una svolta possibile in quanto il successo è stato accompagnato da una partecipazione al voto in piena ascesa e dall’elezione, come governatrici, di due donne democratiche in Virginia e New Jersey.
Trump, che ha evitato la rituale telefonata di congratulazioni, con il solito ego, ha giustificato la vittoria dei democratici con la sua assenza dalla scheda elettorale. Dopo tutto aveva fatto la sua campagna elettorale minacciando che avrebbe tagliato i fondi a New York se avessero vinto i dem. Un fatto a cui Mamdani avevano replicato ricordando che Trump sia ancora vincolato ai dettami di una democrazia.
“Sarà una nuova era per la città. Sarò il sindaco di tutti gli 8.5 milioni di newyorkesi anche degli ebrei” ha declamato con tono deciso, nel discorso davanti ai fans, dopo il successo elettorale, esprimendo la volontà di tenere sempre il dialogo aperto con gli avversari e con il presidente Trump , cui non risparmierà alcuna critica.
Tutto questo ad esattamente un anno dall’incoronazione del Tycoon come 47mo presidente degli Stati Uniti.
“So che stai guardando e allora alza il volume”, cosi Mamdani si è rivolto direttamente a Trump, mandando in delirio la folla. Quattro parole (Turn the volume up) che resteranno un segno del nuovo approccio dem verso i repubblicani colonizzati dal tycoon.
Con orgoglio e senza mezzi termini ha affermato che la sua vittoria indichi la strada per sconfiggere Trump. Infatti non sono pochi che già vedono nel giovane sindaco un futuro possibile rivale alla Casa Bianca. Una star emergente che, per certi versi, ricorda il successo di Obama per il suo continuo citare la parola speranza.
Mamdani ha sottolineato la centralità del fattore “diversità” in una città come New York, condannando in modo netto antisemitismo e intolleranza religiosa. Ha inoltre, in modo “comunista”, fatto appello alle classi lavoratrici più umili ricordando che ora “il futuro è nelle nostre mani” e che, in questo cambiamento New York, rappresenterà una sorta di faro contro l’oscurità politica. Un successo che ha avuto la benedizione di uno storico leader della sinistra americana come Bernie Sanders.
Il programma con cui ha vinto ha guardato ai ceti meno abbienti per rendere più agevole la loro vita in una città come New York, proponendo mezzi pubblici gratuiti, affitti calmierati, supermercati comunali.
Le tante grandi manifestazioni che hanno animato, in modo assolutamente civile, tante città statunitensi sono state un chiaro sintomo di un crescente dissenso popolare verso quel re dei Maga che ha perso in modo bruciante il suo primo test elettorale. Vero che NYC è una metropoli strutturalmente democratica e molto particolare rispetto ad altre realtà americane, ma si tratta di una città simbolo e il suo nuovo sindaco potrebbe davvero rappresentare il promotore di una svolta politica generale.
Ricordiamo come il tycoon, ricorrendo all’intelligenza artificiale, aveva fatto girare un video in cui, guidando un aereo, scaricava tonnellate di escrementi, sui manifestanti. Un fatto che certo ha accentuato un dissenso che trova motivazioni anche nello spirito accentratore e nell’iper decisionismo del tycoon.
Manifestazioni di un dissenso del popolo americano che, sui nostri media, sono state offuscate o ignorate dalla devozione governativa all’atlantismo trumpiano. Una devozione che, nel caso della Lega, ha toccato livelli fantozziani quando si è arrivati ad affermare che “In fondo i dazi possono essere un’opportunità”.
Ed è proprio dalla Lega che arriva il commento più velenoso dal seguace della Decima Mas Roberto Vannacci che ricorda come, 24 anni dopo l’11 settembre, sia stato eletto a New York un sindaco musulmano, considerando questa non un’espressione di democrazia ma, come la resa culturale dell’Occidente. Evidentemente tolleranza e cultura multietnica non fanno parte del patriota.
Per Elly Schlein quella di Mamdani è la vittoria della politica di speranza sul quella della paura.
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