Dove sta andando il tennis? Sempre più giocatori scelgono le esibizioni, i rischi per i tornei ATP meno prestigiosi
Le esibizioni conquistano sempre più spazio nel panorama tennistico internazionale. Con l’arrivo del 2026, il circuito si prepara a una nuova stagione caratterizzata, come di consueto, da un calendario fitto e altamente impegnativo. I top-player, più di chiunque altro, saranno chiamati a gestire con estrema attenzione la programmazione, dosando le energie in funzione dei traguardi prioritari.
Gli obiettivi principali restano, inevitabilmente, i tornei del Grande Slam, seguiti a distanza da ATP Finals e Masters 1000. Si consolida così una gerarchia sempre più sbilanciata sui Major, mentre cresce la tendenza dei grandi nomi a privilegiare eventi/esibizione a forte richiamo commerciale, spesso a scapito dei tornei ATP 500 e 250.
In questo contesto, la narrazione dei campioni come vere e proprie “franchigie”, sul modello NBA, sta progressivamente ridefinendo gli equilibri del circuito. Già dal mese di gennaio, infatti, il calendario propone numerosi appuntamenti non ufficiali che vedranno protagonisti i migliori tennisti del mondo.
Si partirà il 10 gennaio a Seul (Corea del Sud) con la sfida tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, ormai considerata la grande classica del tennis contemporaneo e sempre più utilizzata come vetrina globale per la promozione del prodotto tennis. Nella settimana che precede gli Australian Open, spazio poi alla Opening Week, con una serie di incontri-esibizione che coinvolgeranno, oltre a Sinner e Alcaraz, anche Lorenzo Musetti, atteso inoltre al Kooyong Classic (13-15 gennaio), evento fuori dal circuito ATP al quale parteciperanno anche Flavio Cobolli e Matteo Berrettini.
Un percorso di avvicinamento al primo Slam dell’anno che conferma una tendenza ormai diffusa: molti giocatori di vertice rinunciano ai tornei ufficiali pre-Slam, preferendo manifestazioni esibizione più remunerative e meno dispendiose. Uno schema destinato a ripetersi nel corso della stagione, come dimostra l’MGM Slam di Las Vegas, in programma il 1° marzo, nella settimana che precede il Masters 1000 di Indian Wells. Ai nastri di partenza ci saranno Musetti, Taylor Fritz, Tommy Paul, Casper Ruud, Joao Fonseca, Alexander Bublik, Nick Kyrgios e Gaël Monfils.
Resta da capire se l’esperienza del Six Kings Slam avrà un seguito. L’esibizione di Riad (Arabia Saudita), andata in scena nel 2024 e nel 2025, ha fatto discutere per un montepremi senza precedenti: 1.500.000 dollari di gettone di presenza per ciascun giocatore e 6.000.000 di dollari al vincitore, cifre superiori a quelle garantite dagli Slam. Un evento in cui Sinner e Alcaraz si sono affrontati in finale in entrambe le edizioni, con l’azzurro capace di imporsi e incassare premi record.
Una programmazione così ricca di appuntamenti extra-circuito ha inevitabilmente imposto scelte strategiche: Alcaraz ha rinunciato al Masters 1000 di Shanghai e agli ATP 500 di Vienna e Basilea, mentre Sinner ha deciso di saltare le Finals di Coppa Davis a Bologna. Segnali chiari di un tennis sempre più orientato verso spettacolo, brand e sostenibilità fisica, oltre il perimetro tradizionale del circuito ATP.