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La Russia accusa l’Ucraina di “terrorismo” contro i civili nel raid di Capodanno. Kiev: “Colpiamo solo obiettivi militari”

Tragiche continuità. L’anno nuovo, in Russia e Ucraina, comincia esattamente come quello vecchio: con panorami di macerie, incursioni di droni esplosivi, vittime civili e incessanti scambi di accuse. E nuove ombre che si addensano e si allungano sulle trattative di pace in corso. Oltre alle ondate di scambi d’accuse per l’attacco con droni tentato contro la residenza presidenziale russa, il 2026 nella Federazione si inaugura con rivendicazioni per la strage sul Mar Nero.

Il primo giorno dell’anno, mentre il presidente Zelensky tacciava il Cremlino di aver colpito il suo Paese con oltre 200 droni d’attacco, Mosca ha puntato l’indice contro Kiev, accusandola di aver “deliberatamente” colpito un hotel di Kherson mentre erano in corso i festeggiamenti per l’arrivo del 2026. Resoconti e bilanci delle fonti locali riferiscono di almeno 50 feriti e 24 morti, tra loro un bambino. Vladimir Saldo, governatore della regione sotto controllo russo, ha riferito che la struttura, sita nel villaggio di Khorly, è stata colpita con tre droni ucraini carichi di liquido esplosivo. Secondo un comunicato del dicastero degli Esteri di Mosca, che chiama in causa anche l’Occidente tacciandolo di complicità, “non c’è dubbio che l’attacco sia stato pianificato in anticipo, con i droni che hanno deliberatamente preso di mira le aree in cui i civili si erano radunati per festeggiare il Capodanno”. Senza entrare nel merito delle accuse, un portavoce delle forze armate ucraine ha dichiarato il primo gennaio che Kiev limita le proprie operazioni esclusivamente a “obiettivi militari nemici, impianti di rifornimento di carburante ed energia e altri obiettivi legittimi”.

Mentre si continua ancora a scavare tra le macerie e il bilancio delle persone che hanno perso la vita rimane provvisorio, Svetlana Petrenko, rappresentante del Comitato investigativo russo, ha annunciato l’apertura di un procedimento penale per attacco terroristico, con Mosca che ha inviato la sua richiesta alle Nazioni Unite. “L’Alto Commissario per i diritti umani Onu, Volker Turk, e l’ufficio da lui presieduto dovrebbero condannare senza indugio l’atto terroristico dell’esercito ucraino nella regione di Kherson, in cui sono stati uccisi 24 civili”. Lo pretende Gennady Gatilov, rappresentante permanente russo a Ginevra: “Nascondere questa tragedia equivarrebbe a dichiarare la propria complicità”, ha aggiunto. Se l’ex presidente Medvedev ha promesso subito che Mosca risponderà sul campo – la rappresaglia è “inevitabile” – la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, questa mattina ha tuonato direttamente contro chi “dubita” della presenza delle vittime di Kherson: “Direi non avete coscienza, ma non lo farò – so che non ce l’avete”.

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