Giuseppe Lanzavecchia salutato da Favria: «Uomo di comunità»
FAVRIA. La notizia della scomparsa di Giuseppe Lanzavecchia, 80 anni, avvenuta sabato 3, ha attraversato il paese come una nota improvvisa e dolorosa, capace di fermare per un istante il tempo e riportare tutti a un sentimento comune di gratitudine e mancanza. Non era soltanto un musicista. Era una presenza. Una di quelle che non cercano mai il centro della scena, ma che tengono in piedi l’armonia dell’insieme.
Entrato nella Filarmonica favriese nel 1973, clarinetto tra le mani e discrezione nell’animo, Lanzavecchia aveva fatto della musica una forma di servizio. Non solo concerti e prove, ma una dedizione quotidiana che per oltre quarant’anni lo aveva visto anche nel consiglio direttivo e nel delicato ruolo di cassiere. Compiti svolti con lo stesso rigore con cui affrontava una partitura, ma soprattutto con quella cura umana che rende un’associazione una famiglia. Giorgio Cortese, ex sindaco di Favria, lo ha ricordato con parole che restituiscono con precisione il suo spessore: «Non era solo un musicista, un collaboratore o un amministratore: era un amico. Un amico che sapeva ascoltare, che sapeva incoraggiare, che riusciva a far sentire importanti le persone intorno a lui». Una definizione che va oltre i ruoli e fotografa l’essenza di un uomo capace di esserci sempre, senza rumore. Il suo impegno non si era mai fermato alle mura della Filarmonica. Lanzavecchia aveva collaborato per anni con “Il Favriese”, il giornalino cittadino, portando competenza, curiosità e uno sguardo attento sulle cose e sulle persone. «La sua firma non era solo su testi e numeri, ma su gesti concreti di umanità», scrive Cortese, ricordando un uomo che faceva del rispetto e della gentilezza uno stile di vita.
Chi lo ha conosciuto parla di una calma contagiosa, di una disponibilità autentica, di una capacità rara di far sentire ciascuno accolto. «La sua presenza era un faro di tranquillità e sicurezza», ancora Cortese, ed è forse in questa immagine che si racchiude il senso più profondo della sua eredità.
Oggi la Filarmonica Fe l’intera comunità si stringono attorno ai figli Mervin e Cristian e alla famiglia. Di Giuseppe Lanzavecchia restano le note, certo, ma soprattutto resta un modo di stare nel mondo: fatto di misura, dedizione e cuore. chiara cortese