Psicoterapeuta uccisa ad Arezzo, ergastolo a Mohamed Irfan Rhana. Non riconosciuta la crudeltà
Ergastolo. È la condanna emessa dalla Corte d’assise di Arezzo nei confronti di Mohamed Irfan Rhana, 37 anni, originario del Pakistan, riconosciuto colpevole dell’omicidio aggravato di Letizia Girolami, la psicoterapeuta di 72 anni uccisa il 5 ottobre 2024 all’interno della sua proprietà a Foiano della Chiana, in provincia di Arezzo. Il dispositivo è stato letto dalla presidente della Corte, Annamaria Loprete, al termine di circa un’ora di camera di consiglio. I giudici hanno accolto integralmente la richiesta della Procura, riconoscendo l’aggravante dei futili motivi ed escludendo attenuanti o riduzioni di pena, come aveva invece chiesto la difesa. Non è stata invece riconosciuta l’aggravante della crudeltà.
Oltre alla condanna all’ergastolo, la Corte ha disposto il risarcimento delle parti civili, stabilendo una provvisionale immediatamente esecutiva di 100mila euro. Rhana, secondo quanto emerso nel processo, era un amico di famiglia della vittima. In aula, al momento della lettura della sentenza, erano presenti il marito della donna, Peter, e la figlia Eileen Alice che ha dichiarato: “La sentenza non farà tornare mia madre. Inoltre siamo stanchi della definizione dell’imputato come mio ex fidanzato o ex genero, circostanze che non corrispondono alla realtà. Io e mio padre lo abbiamo spiegato mille volte: leggere certe notizie è stata un’ulteriore violenza”.
Gli avvocati dei familiari della vittima, Stefano Del Corto e Tommaso Ceccarini, hanno sottolineato come l’esito del processo fosse coerente con l’impianto accusatorio: “Considerato il capo d’imputazione e le aggravanti contestate, l’ergastolo era uno degli epiloghi possibili del processo. Ergastolo è un pronunciamento di non ritorno. Vedremo se reggerà nel giudizio di appello”. Subito dopo la lettura del dispositivo, l’avvocata difensore Maria Fiorella Bennati ha incontrato il proprio assistito. “Gli ho spiegato che ora attenderemo le motivazioni della sentenza – ha dichiarato –. Per Irfan è necessaria una perizia psichiatrica. Valuteremo successivamente il ricorso in appello”.
Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero Angela Masiello aveva ricostruito l’omicidio come “un’azione violenta scaturita da futili motivi”, individuati in una lite nata per la morte di alcuni pulcini di pavone, ritenuta dall’accusa un mero pretesto per l’aggressione. La pm aveva chiesto anche il riconoscimento dell’aggravante della crudeltà, poi non accolta dalla Corte, escludendo qualsiasi attenuante alla luce dei depistaggi e della condotta post omicidio dell’imputato.
La difesa, nell’arringa finale, aveva invece chiesto l’assoluzione per incapacità totale o parziale di intendere e di volere al momento del fatto, sostenendo che Rhana fosse affetto da un disturbo bipolare, qualificato come disturbo schizoaffettivo, con episodi maniacali e perdita del contatto con la realtà in situazioni di stress. In subordine, erano state chieste attenuanti, l’esclusione delle aggravanti e la riduzione della pena per il rito abbreviato inizialmente scelto.
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