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Referendum, i promotori della raccolta firme: “Pronto il ricorso al Tar se il governo fisserà il voto il 22 e 23 marzo”

Fuori dalla sala del Centro congressi di via dei Frentani, a Roma, dove il Comitato del no della società civile lancia la campagna elettorale c’è un tavolo in cui si discute. L’avvocato Piero Adami ha in mano una cartellina. Contiene il ricorso che i “15” che hanno intrapreso la raccolta delle firme, guidati dal portavoce Carlo Guglielmi, sono pronti a presentare se il governo nel Cdm di lunedì fisserà la data del referendum per il 22 e 23 marzo, come anticipato dalla stessa Giorgia Meloni. “Non voglio diffondere il testo nel dettaglio per evitare di svelare la nostra strategia. Ma una cosa posso dirla: il provvedimento si può contestare”.

La raccolta finisce il 30 gennaio, fissare la data prima costituisce una “lesione vera” dei diritti di chi la sta portando avanti. Prima di tutto su un punto: “Il quesito su cui i 15 stanno raccogliendo le firme è diverso da quello che è già stato ammesso”. Ora, il termine per fissare la data della consultazione decorre da quando la Cassazione ha ammesso l’ultimo quesito. Dunque, dopo il 30 gennaio, quando finirà la raccolta. Da quel momento devono passare 50-70 giorni. In teoria, se aspettasse, il governo potrebbe comunque stabilire la data del voto il 22 e il 23 marzo. Anche se i tempi a quel punto sono molto stretti e si potrebbe slittare ad aprile, dopo Pasqua.

Per il no ogni giorno in più è prezioso e il sì lo sa. Resta poi il danno: “Fino a che non finisce la raccolta delle firme, i miei clienti non sono ammessi alla campagna elettorale. Dunque, per esempio, non possono andare in televisione come Comitato”. Senza contare che – con la data stabilita prima – si rischia di “demotivare” chi va a firmare (oltre 300mila quelli che lo hanno già fatto ad ora). La battaglia è in corso. Appuntamento a lunedì sera, dopo il Cdm.

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