Berrettini: “Do un dieci al mio 2025. Matteo persona viene prima del Matteo tennista”
Matteo Berrettini è pronto per ripartire. Il 2025 non è stato l’anno che auspicava. Il solito infortunio lo ha tenuto lontano dai campi da tennis per molti mesi. Ma il 29enne romano, attuale numero 56 del mondo, è riuscito comunque a togliersi le sue soddisfazioni. La vittoria su Novak Djokovic a Doha, quella su Alexander Zverev a Monte Carlo, ma anche i quarti di finale a Miami. Per non parlare della Coppa Davis, conquistata a fianco del team azzurro e di un Flavio Cobolli scatenato come lui.
Berrettini: “Anche un risultato bellissimo si può trasformare in un boomerang”
“Do un voto molto alto al mio 2025”, ha raccontato The Hammer in un’intervista concessa a Elisabetta Esposito per SportWeek. “Ho vissuto momenti complessi, li ho superati grazie anche alla mia fidanzata. E ora sono tornato”. Il 2025 non è stato sicuramente rose e fiori per lui, che però, ancora una volta, è riuscito a tornare più motivato di prima. “È stato un annetto alla Berrettini: bello intenso, con tantissime emozioni, positive e negative, e un buon avvio di stagione che ha poi portato a delle difficoltà fisiche che si sono dimostrate non solo fisiche. Ma con tanto lavoro e tanta consapevolezza sono riuscito a tornare”.
E quindi è giusto anche premiarsi per gli sforzi impiegati e per la resilienza che gli permette ancora, oggi come oggi, di poter dire la sua nel tennis che conta. “Considerato tutto quello che è successo mi do un bel dieci. Ci sono stati momenti molto complessi, sono riuscito a superarli grazie alle persone che mi sono state vicine, a quelle che hanno saputo lasciarmi spazio, a quelle che mi hanno aiutato a lavorare per migliorare e a quelle che mi hanno teso un braccio quando c’era da tendermelo. Ma soprattutto, a quelle che hanno capito che a un certo punto Matteo come persona viene prima del Matteo tennista: un concetto che secondo me non è facile da comprendere e condividere. Insomma, essere riuscito a tornare così in fretta a questo livello mi spinge a darmi un dieci”.
Non è assolutamente un dieci da ‘manica larga’. Berrettini sa ciò che serve per eccellere nel tennis e ha imparato con il passare del tempo che il vero successo non sta nei trofei e nelle vittorie. “Il mio istinto continua a dirmi di chiedere sempre di più a me stesso, di non essere mai contento. Devo costantemente ricordarmi di fare attenzione a questa cosa se voglio stare bene. Ho capito che alla fine la classifica è un numero, che vincere un trofeo non rappresenta la felicità e che perderlo non vuol dire tristezza.
Anche un risultato bellissimo si può trasformare in un boomerang: può essere complesso da gestire, soprattutto in un mondo in cui si va di corsa, che ci porta a pretendere di essere più belli, più bravi, più forti, più perfetti e se non si è contenti di quello che si fa e di come lo si fa, lo sbattimento può diventare pesante”.
Berrettini: “L’ultima vittoria in Davis è stata più inaspettata rispetto al 2024”
La tripletta in Coppa Davis, per la prima volta a Bologna, è stata il picco stagionale di Berrettini, che non ha lasciato per strada neanche un set. Nonostante i forfait di Lorenzo Musetti e Jannik Sinner, gli azzurri sono riusciti comunque a laurearsi campioni del mondo per il terzo anno consecutivo. “C’era da difendere un titolo. Io l’ho presa come una gioia grandissima, un’opportunità per vestire ancora la maglietta azzurra e per dire ‘cantiamoci quest’inno e andiamo a combattere in campo’. È qualcosa che mi rende orgoglioso. Pensate a quanti tennisti vorrebbero stare al posto nostro. Invece tocca soltanto a cinque di noi. Anche per questo sono arrivato a Bologna con il sorriso sulle labbra”.
Un sorriso che però è passato anche per momenti di tensione, come quelli vissuti in panchina mentre osservava da vicino le gesta del suo amico e compagno di squadra Flavio Cobolli. “Per fortuna faceva ridere voi, io non ridevo per niente! Però sì, l’emozione era fortissima, quindi anche la tensione. La differenza tra le due Davis? Questa con Flavio e gli altri è stata più inaspettata. Nel 2024 scendevamo in campo e dopo la prima vittoria ci guardavamo e dicevamo ‘ok è fatta’, perché sapevamo che sarebbe entrato Jannik e con lui c’è poco da fare. Questa volta il percorso è stato diverso, ma non per questo più o meno bello. Di certo è stato molto emozionante”.
Berrettini: “L’anno scorso sono arrivato a Melbourne già mezzo esaurito”
Il 2026 non sarà un anno qualunque per Matteo, che il 12 aprile spegnerà una cifra tonda di candeline sulla sua torta di compleanno. “Sì, compierò 30 anni. E mi fa strano soltanto dirlo… Ho sempre pensato che i 30 fossero lontani, che sarebbero coincisi con qualche grande trasformazione. Invece mi sento proprio uguale, identico. Anche l’età alla fine è solo un numero. Quello che mi auguro però è che ogni esperienza che farò, ogni cosa che accadrà, mi potrà aiutare a diventare migliore, per stare meglio e non per diventare un super uomo. Voglio cercare di stare bene, di godermi questa vita che va apprezzata e vissuta con le persone a cui si tiene. È questo l’augurio per i miei 30 anni”.
Gli obiettivi in termini di risultati, come ha affermato di recente, non lo stimolano più così tanto. È piuttosto l’approccio verso la vita di tutti i giorni che conta davvero per Berrettini. Non tanto i trofei. “Non perché non siano importanti per me, ma perché mi accorgo che non sono l’obiettivo a cui penso quando mi alzo la mattina. Prima ci sono altre cose, prima devo stare bene. L’ossessione per me non è mai stata positiva. Anzi, mi ha sempre portato a stare male e a non performare. Spesso diventava ossessione malata. Questo non vuol dire che sia così per tutti, ma per me non è la chiave, non è la benzina giusta”.
Tra poco comincerà l’Australian Open, il primo grande torneo della stagione. Matteo, per prepararsi, giocherà in questi giorni il Kooyong Classic, un torneo di esibizione che si terrà sempre a Melbourne. Ha preferito quindi fare così, non prendendo parte a tornei ufficiali nelle prime due settimane dell’anno. Le motivazioni sono presto dette. “L’Australian Open ha avuto la priorità su tutto. La Davis è stata impegnativa e il calendario è lunghissimo. Non volevo fare le cose di corsa come l’anno scorso e arrivare a Melbourne già mezzo esaurito”.
Berrettini: “Quando nominano le parole ‘Olimpiadi’ e ‘Davis’ sento un brividino”
Oltre agli allenamenti a Dubai, nella off season il tennista azzurro è stato anche tedoforo a Roma per gli imminenti Giochi Olimpici Invernali. “È stato bellissimo. Io purtroppo non sono mai riuscito a prendere parte ai Giochi e su quest’argomento ho il dente un po’ avvelenato… Me la prendo con il destino, perché alla fine non ho fatto niente di male, non è mai stata una mia scelta. Spero che aver portato la fiaccola sia di buon auspicio per Los Angeles 2028. Quando sento la parola Olimpiadi provo la stessa sensazione di quando mi nominano la Davis: sento qualcosa, c’è un brividino”.
Ci sono però anche altri due sogni al di fuori dello sport che Berrettini spera di realizzare il più presto possibile. “Ho due desideri: fare un safari e andare in Rwanda a vedere i gorilla. Sono cose che ho in testa da tanto, ma richiedono tempo e il tennis ne concede poco. Troverò comunque il modo di farle, prima o poi”.
Forse in compagnia della ballerina Vanessa Bellini – iniziata a frequentare da qualche mese -, con la quale preferisce però rimanere lontano dai riflettori. “Non sono il tipo a cui piace parlare troppo, perché credo che si chiami vita privata per un motivo. Però è una persona che ho incontrato in un momento in cui ero particolarmente confuso e lei ha sbrogliato un sacco di brogli! Sono felice di quello che stiamo vivendo, ma sono felice pure che sia una cosa tra me e lei. Ci proteggiamo a vicenda”.