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Barbareschi attacca Ranucci: “Bellavia mi spia da due anni”. Il conduttore replica: “Indegno, ti fa comodo solo il traino”

“Vorrei ringraziare il grande conduttore di Report e ricordargli che mi chiamo Luca Barbareschi“. Così ieri sera ha esordito il conduttore di Allegro ma non troppo, prendendo la linea dopo Report. Sembra una stizzosità da palinsesto, uno sgarbo tra conduttori della stessa rete. Ma il vero bersaglio è un altro: non la formula di cortesia, bensì Report e Gian Gaetano Bellavia, commercialista e storico consulente della trasmissione, travolto in questi giorni da accuse di dossieraggio e spionaggio che lui respinge.

“Il suo consulente è quello che mi sta spiando da due anni”, grida Barbareschi annunciando una querela, perché il suo nome compare nell’elenco dei soggetti “sensibili” agli atti di un’inchiesta in cui Bellavia è, peraltro, parte lesa, dopo il furto dei dati dal suo studio. Sigfrido Ranucci replica secco su Facebook contro l’”indegno sproloquio di Luca Barbareschi”, un’uscita “frutto di una campagna di fango del Giornale contro Gian Gaetano Bellavia, vittima di un furto, che nessun organo giudiziario ha mai accusato di spionaggio o dossieraggio“. E aggiunge il dettaglio decisivo: “A Barbareschi Report fa comodo solo per il traino, visto che ha espressamente chiesto di essere posizionato dopo di noi”.

È il punto che smonta tutta la scena. Barbareschi si lamenta di non essere stato presentato a dovere, quando è stato lui stesso a chiedere di andare in onda dopo Report. La stizza da palinsesto si rivela per quello che è, un pretesto: un gancio per dare visibilità, in prima serata sulla rete pubblica, all’ultima offensiva politica del centrodestra contro la trasmissione. L’offensiva porta soprattutto un nome: Maurizio Gasparri. Il capogruppo di Forza Italia, membro della Vigilanza Rai e della Commissione Antimafia, ha individuato in Bellavia il nemico perfetto. Non perché Bellavia sia il bersaglio reale, ma perché tirando quel filo si arriva dritti dentro Report.

Ed è lì che Report fa davvero paura: sulla pista nera delle stragi del 1992-93, sugli intrecci tra mafia, apparati e pezzi delle istituzioni che la trasmissione continua a documentare. Il furto di oltre un milione di file dallo studio di Bellavia diventa così il grimaldello ideale. Gasparri presenta interrogazioni urgenti ai ministri, annuncia denunce, minaccia la Commissione Antimafia come un “tribunale parallelo”. Cita diciannove magistrati. Parla di un “groviglio allucinante” tra procure, Bellavia e Report. Costruisce l’immagine di un asse corrotto tra magistratura e televisione pubblica, con Ranucci perno di una trama oscura.

Tutto questo esplode per una mancata formula di cortesia televisiva. Non si parla più di inchieste sulle stragi di mafia, ma di Report come centro di un fantomatico complotto. Bellavia ha spiegato che i magistrati gli affidavano i documenti in qualità di perito, che li analizzava, e che quando Report gli chiedeva chiarimenti non passava carte riservate, ma spiegava contenuti che la redazione già possedeva. Una storia molto diversa dal “groviglio” opaco che la destra cerca di accreditare. Intanto Gasparri grida al complotto, la Commissione Antimafia si prepara a intervenire e Il Giornale e Il Tempo alimentano lo “scandalo”. E Ranucci, che continua a fare inchieste sulle stragi anziché abbassare la testa, si ritrova trascinato pure in questa pantomima.

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