Mentana spiana i compagni pro-Maduro su Trentini e Burlò: ora spiegate perché erano in cella. E Bonelli balbetta e annaspa
La liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò non è solo il lieto fine di un’ingiustizia durata 423 giorni. È la Waterloo politica di una certa sinistra italiana che per anni ha flirtato con la dittatura venezuelana. Non stupisce allora che, mentre i nostri connazionali lasciano finalmente le celle di Caracas, a far esplodere il caso politico è Enrico Mentana. Con un post al vetriolo, il direttore del TgLa7 mette all’angolo i “compagni” che ancora faticano a riconoscere la realtà: il successo del governo Meloni e il fallimento del modello Maduro.
Trentini e burlò liberi, l’affondo di Mentana: «Ora spiegate l’ingiustizia»
Sì, perché in un post su Facebook Mentana non usa giri di parole. E collega direttamente la libertà dei due italiani al nuovo corso geopolitico: «Una cosa è certa: senza la caduta di Maduro non ci sarebbe stata la liberazione di Alberto Trentini», asserisce netto il direttore del TgLa7, a qualche ora dal rilascio del 46enne cooperante umanitario, originario del Lido di Venezia, detenuto dal 15 novembre 2024 in un carcere del Venezuela, senza accuse ufficiali a suo carico. E con la sua liberazione avvenuta oggi. Un’equazione semplice. Che però suona come una condanna per chi, in Italia, ha garantito per anni copertura ideologica al regime.
Ma non è ancora tutto. Perché il giornalista poi affonda il colpo, rivolgendosi direttamente a chi è rimasto orfano del dittatore. «Agli ultimi strenui sostenitori italiani del regime venezuelano, l’arduo compito di spiegare perché Trentini e gli altri erano in cella senza accusa o processo». Un silenzio, quello della sinistra radicale, che oggi pesa come un macigno di fronte alla storia di un cooperante umanitario fermato durante un banale controllo. E gettato in una cella per oltre un anno, senza uno straccio di prova.
Il trionfo della diplomazia del fare
Così, mentre Mentana “spiana” il campo dalle ipocrisie, i fatti parlano chiaro: la liberazione è il frutto di una strategia precisa. Da un lato la fermezza del governo Meloni, che non ha mai smesso di premere sui canali diplomatici e di intelligence. Dall’altro, il crollo di un sistema repressivo che l’Italia, a differenza di altri, non ha mai riconosciuto come legittimo. È la vittoria della “diplomazia del fare” di Tajani e della coerenza internazionale della premier, che oggi riportano a casa due padri di famiglia a cui il regime aveva scippato la vita.
E in calce arriva il solito Bonelli, tra «pace» e «cooperazione»
E in una sorta di finale “a sorpresa”, in questo scenario di ritrovata autorevolezza nazionale, appare quasi lunare la nota di Angelo Bonelli, parlamentare Avs e co-portavoce di Europa Verde, che pur definendo la liberazione una «bellissima notizia», si guarda bene dal citare il lavoro del governo o i meriti della nostra intelligence. Bonelli infatti preferisce rifugiarsi nel consueto frasario di ordinanza. Auspicando una «nuova stagione fondata sul dialogo, sulla cooperazione e sulla pace».
Bonelli la prende alla lontana: «La liberazione di Trentini e Burló apra a stagione di dialogo, cooperazione e pace»
E mette nero su bianco: «La liberazione di Alberto Trentini, Mario Burlò, e di tutti gli altri detenuti che sono stati finalmente rilasciati, è un risultato importante che restituisce dignità alle persone e alle loro famiglie. E che va accolto con soddisfazione e responsabilità. Ora ci sentiamo ancora più impegnati a lavorare per aprire una nuova stagione fondata sul dialogo. Sulla cooperazione. E sulla pace. Affinché prevalgano la democrazia. I diritti. E il rispetto della vita umana, e non la violenza e la guerra».
Un intervento timido, quasi fuori contesto, che sembra voler diluire le responsabilità di Maduro in un generico appello al “volemose bene” globale. Nessun accusa al regime che ha incarcerato Trentini, nessun ringraziamento a chi lo ha riportato a casa: solo il solito volontarismo rosso che, davanti alla realtà dei fatti, appare oggi più che mai scollegato dalla realtà.
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