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Scuola, il governo commissaria 4 regioni di centrosinistra contrarie al dimensionamento. Cgil: “Prevede tagli da 5 miliardi”

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, che non hanno ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. La misura riguarda la riorganizzazione amministrativa, anche attraverso l’accorpamento di istituti diversi: il risultato, talvolta, è affidare ad un solo dirigente la gestione di un plesso che in realtà ne racchiude due, con il rischio di moltiplicare le difficoltà. Secondo le Regioni commissariate, si tratta di tagli all’istruzione pubblica, quantificati in più di 5 miliardi dalla Cgil.

Valditara: “Dimensionamento necessario per i soldi del Pnrr”

Secondo il ministero dell’Istruzione, invece, il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal governo Draghi, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca. Il mancato rispetto di questo adempimento metterebbe dunque a rischio le risorse già erogate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.Ecco perché, ufficialmente, il governo ha scelto il commissariamento delle 4 Regioni, tutte di centrosinistra. “Si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nell’ambito del Pnrr – ha sottolineato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico. In questi tre anni, l’azione del Governo è stata orientata alla leale collaborazione istituzionale, con l’obiettivo di tutelare la qualità e la continuità dell’attività scolastica”, ha concluso l’esponente leghista. Alla Toscana, all’Emilia-Romagna, all’Umbria e alla Sardegna erano già state concesse due proroghe per l’adozione dei piani, ha ricordato Valditara: una fino al 30 novembre e una seconda fino al 18 dicembre. Sulla riforma la Corte costituzionale – ricorda il ministero dell’Istruzione – si è pronunciata in tre occasioni, confermando la legittimità dell’operato del Governo e richiamando la necessità di una cooperazione tra tutte le istituzioni coinvolte.

La presidente dell’Umbria: “Contestiamo i numeri del governo”

“Ci siamo opposti a tagli ulteriori delle autonomie scolastiche nelle cosiddette aree interne, dove tagliare la scuola significa togliere un pezzo di comunità”, ha dichiarato la presidente dell’Umbria Stefania Proietti, lasciando Palazzo Chigi. La governatrice umbra aveva appena lasciato la riunione del Consiglio dei ministri, prima della delibera sul commissariamento, insieme ai presidenti Michele De Pascale, Alessandra Todde e all’assessora della Toscana Alessandra Nardini. “Noi siamo contrari al taglio delle autonomie scolastiche, difendiamo l’autonomia. Abbiamo contestato nel merito i numeri – ha aggiunto Proietti -. Ci abbiamo messo la faccia. Non si possono tagliare le autonomie scolastiche, così si insiste su situazioni già deboli a livello di popolazione e si alimenta un senso di sfiducia. Non possiamo caricarci di un obbligo che vede l’Umbria come la regione più danneggiata l’Italia. Chiediamo un riconteggio e la possibilità di una revisione, dobbiamo investire nelle persone”. Ma invece del riconteggio, il governo ha usato il pugno duro ed esautorato le Regioni: da oggi sul dimensionamento e sugli accorpamenti deciderà il governo.

Cgil: “In Toscana contati 8mila studenti in meno”

L’allarme sul commissariamento era già stato lanciato dalla Flc Cgil in Toscana, dopo la convocazione da parte di Meloni dei presidenti delle 4 Regioni contrarie agli accorpamenti. Secondo la sigla sindacale, il piano nazionale dimensionamento comporta “un taglio lineare di più di 5,3 miliardi di euro”. La Regione Toscana, ricorda la Flc Cgil, “ha presentato due ricorsi contro il decreto ministeriale che definisce il numero di autonomie scolastiche per il 2026-2027, dove sarebbe previsto il taglio di 16 scuole, da accorpare con altre. Il primo, alla Corte Costituzionale, ha avuto purtroppo un esito negativo; il secondo, al Presidente della Repubblica, seguito da quello ad adiuvandum della Flc Cgil, ha solide basi nel contestare il numero totale degli studenti toscani, contati in maniera errata dal Ministero dell’istruzione, con più di 8.000 scolari in meno. A queste contestazione, la risposta del ministro Valditara è stata un ultimatum di 10 giorni, minacciando la perdita di alcune facilitazioni e la possibile nomina di un commissario. E’ evidente che la nomina di un commissario, probabilmente il direttore generale dell’Usr Toscana, rappresenterebbe un altro esempio di centralizzazione e tentato logoramento dei poteri regionali, oltre che una forma vendicativa verso le amministrazioni che stanno difendendo una scuola diffusa sul proprio territorio”.

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