Le mosse di Sánchez contro il caro affitti in Spagna: maxi-sconto fiscale ai proprietari che non aumentano i canoni
Il governo spagnolo ha annunciato un nuovo pacchetto di misure per contrastare la crisi degli affitti. Il presidente del Consiglio, Pedro Sánchez, ha presentato una serie di interventi “urgenti e incisivi” per il mercato delle locazioni, che saranno approvati nelle prossime settimane tramite un decreto-legge. Il fulcro dell’iniziativa è un incentivo fiscale totale (esenzione IRPF al 100%) per i proprietari che rinnoveranno i contratti senza aumentare il canone agli inquilini.
“È semplice: chi garantisce un alloggio dignitoso verrà sostenuto, chi specula verrà fermato”, ha dichiarato Sánchez durante l’avvio dei lavori di demolizione dell’ex caserma di Campamento a Madrid. Si tratta di un progetto urbanistico in cui sorgeranno 10.700 abitazioni a prezzi accessibili, in affitto e in vendita, tutte con vincolo permanente di edilizia protetta. L’obiettivo dichiarato è ridurre la pressione su uno dei mercati immobiliari più tesi della Spagna.
La misura più rilevante riguarda dunque l’esenzione totale dall’imposta sul reddito per i proprietari che manterranno invariato l’affitto al momento del rinnovo del contratto. Secondo il governo, questo permetterà di compensare fiscalmente gli aumenti che i locatori avrebbero applicato, senza ridurre i loro introiti. Nel 2026 scadranno circa 600.000 contratti di locazione, che potrebbero rientrare nel nuovo schema. Proprio questi rinnovi sono al centro del dibattito politico, poiché da tempo associazioni e sindacati degli inquilini chiedono che i contratti vengano prorogati automaticamente.
Il decreto-legge interverrà anche su una delle principali falle della normativa, quella degli affitti a stanze e dei contratti di breve durata, spesso utilizzati per aggirare i limiti ai canoni nelle zone dichiarate “tese”. La nuova regolazione stabilirà che la somma dei canoni delle singole stanze non potrà superare l’affitto dell’intero appartamento e che, nelle aree sottoposte a controllo dei prezzi, anche questi contratti saranno soggetti ai tetti previsti dalla legge. Gli affitti temporanei dovranno inoltre rispettare requisiti più stringenti e sarà introdotto un sistema di sanzioni per chi viola la normativa, con l’obiettivo di contrastare l’uso speculativo di queste formule contrattuali. Queste misure, in parte, riprendono quanto già in vigore in Catalogna da alcune settimane, ma con una cornice giuridica statale più solida.
Le associazioni degli inquilini restano però insoddisfatte. Il Sindicat de Llogateres ha definito le misure “aria fritta”, sostenendo che “si tratta in gran parte di una legge che avevamo già presentato al Parlamento e che è bloccata da un anno e mezzo”. Secondo il sindacato, inoltre, la sua applicazione dipende da una maggioranza parlamentare che Sánchez oggi non ha più, dopo la rottura con i catalani di Junts.
A criticare la linea del governo è stata anche la vicepresidente Yolanda Díaz, leader di Sumar, che su Bluesky ha scritto: “Donare denaro pubblico ai grandi proprietari è un grave errore. In questi termini, la proposta del PSOE non avrà il nostro sostegno. La casa è un diritto costituzionale, non un’agevolazione fiscale”. Ma non è stata la sola. “L’obiettivo delle politiche abitative deve essere garantire i diritti degli inquilini e porre fine alla bolla speculativa. I vantaggi fiscali ai proprietari vanno nella direzione opposta”, ha dichiarato la ministra dell’Infanzia Sira Rego. Il ministro dei Consumatori Pablo Bustinduy ha aggiunto che “la proroga degli affitti non può essere un premio per i proprietari: deve essere un diritto degli inquilini”. Sumar chiedeva già a dicembre una proroga automatica di tre anni per i 632.369 contratti che scadranno nel 2026. Secondo il Ministero dei Diritti Sociali, questa “grande ondata di rinnovi” riguarderà 1,6 milioni di persone, che diventano 2,7 milioni includendo anche i contratti in scadenza nel 2027.
Neppure il settore immobiliare appare convinto. Pur accogliendo positivamente lo sgravio fiscale, resta scettico sui suoi effetti. José María Alfaro, presidente della Federazione delle associazioni immobiliari, avverte che il vero problema resta la mancanza di sicurezza giuridica per recuperare gli immobili in caso di morosità e durante le procedure di sfratto. Inoltre, secondo Alfaro, la misura non produrrà un aumento reale dell’offerta e i limiti sugli affitti a stanze sono “economicamente insostenibili”.
Sul piano politico, il Partido Popular (PP) ha rilanciato una linea alternativa: il problema principale, secondo i popolari, non sono i prezzi in sé ma la scarsità di offerta. Per questo propongono di premiare finanziariamente le Comunità Autonome che liberalizzano il suolo edificabile, accelerano le licenze urbanistiche e favoriscono la costruzione di nuove abitazioni, pubbliche e private. Secondo il PP, invece di “punire” i proprietari con limiti e controlli, bisognerebbe incentivare l’aumento dell’offerta per far scendere i prezzi attraverso il mercato. Il partito accusa il governo di Sánchez di scoraggiare gli investimenti e di ridurre ulteriormente l’offerta con una regolazione eccessivamente rigida.
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