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Putin contro Trump: “C’è chi usa il diritto della forza con azioni unilaterali e pericolose”. Su Italia e Paesi Ue: “Relazioni deteriorate”

Mentre Donald Trump gioca la sua partita a Risiko su più fronti, dal Venezuela all’Iran, fino alla Groenlandia, colui che negli ultimi mesi sembrava essere tornato un interlocutore importante per Washington accusa, senza nominarli, gli Stati Uniti di portare avanti una politica aggressiva che allontana la pace. La situazione a livello internazionale si sta sempre più degradando e la diplomazia viene sempre più sostituita da “azioni unilaterali e molto pericolose – ha detto durante la cerimonia per la presentazione delle credenziali di 34 ambasciatori – Invece di un dialogo tra Stati, sentiamo il monologo da parte di coloro che, con il diritto della forza, considerano accettabile dettare agli altri la loro volontà, insegnare agli altri come vivere e dare ordini”.

I rapporti tra Putin e Trump, che hanno vissuto momenti di apparente feeling durante le contrattazioni per arrivare a una pace mediata in Ucraina, sembrano essersi raffreddati. L’ultimo sforzo del tycoon, con il piano di pace sul quale, sostengono le parti, c’è “un accordo sul 90% del testo”, non ha ancora portato a risultati concreti e il presidente Usa sembra aver terminato la pazienza per la strategia del leader di Mosca. Inoltre, l’apertura di nuovi fronti ha relegato, almeno per quanto riguarda le dichiarazioni e gli incontri pubblici, la questione in secondo piano.

Così, mentre Trump si infila negli affari di Paesi storicamente vicini alla Russia, dal Venezuela all’Iran, fino alle minacce a Cuba, Putin decide di intervenire per far capire che non tutto è concesso: “La Russia fornirà assistenza agli amici cubani”, ha detto dopo che The Donald ha previsto che “probabilmente” il regime dell’Avana cadrà perché non riceve più aiuto dal Venezuela. “Abbiamo sempre fornito e continuiamo a fornire assistenza ai nostri amici cubani e siamo solidali con la loro determinazione a difendere la loro sovranità e indipendenza con tutte le loro forze”, ha precisato il capo del Cremlino. Che poi è tornato a fare una delle cose che in questi anni gli è riuscita meglio, ossia attaccare l’Europa: “Le nostre relazioni con ciascuno dei Paesi europei rappresentati qui, Francia, Repubblica Ceca, Portogallo, Norvegia, Svezia, Austria, Svizzera e Italia, hanno radici storiche profonde e sono ricche di esempi di una collaborazione mutualmente benefica. Il dialogo e i contatti, e non per nostra colpa, sono stati ridotti al minimo e l’interazione su questioni chiave internazionali e regionali è stata congelata”. La Russia, ha tuttavia concluso il capo del Cremlino, “è stata e rimane impegnata” a migliorare le relazioni con questi Paesi ed “è pronta a ripristinare il livello di relazioni di cui abbiamo bisogno”.

Se si sta alle dichiarazioni del presidente francese, Emmanuel Macron, si tratta però di una possibilità ancora remota. Il capo dell’Eliseo è infatti tornato a invocare il riarmo dell’Europa, affermando che “per rimanere liberi, bisogna essere temuti e per essere temuti bisogna essere potenti. E per essere potenti in questo mondo così brutale, bisogna fare più in fretta e più forte”. In fretta col riarmo, si intende: “Noi siamo a portata di tiro della Russia. Se vogliamo restare credibili – ha sottolineato il presidente citando il missile ipersonico russo Oreshnik – dobbiamo, noi europei, e in particolare noi francesi, dotarci di queste nuove armi che cambieranno la situazione a breve termine”.

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