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Groenlandia, Trump va dritto, l’Italia media ma l’Europa risponde subito con il bazooka dei dazi da 93 miliardi

Da vent’anni la Nato chiede alla Danimarca di rafforzare il controllo sulla Groenlandia per contenere la pressione russa nell’Artico. Vent’anni senza risultati, secondo Washington. È su questo vuoto strategico che Donald Trump ha deciso di affondare il colpo, rompendo definitivamente l’ambiguità occidentale su un territorio che non è periferico, ma centrale negli equilibri militari del XXI secolo. «Ora è il momento, e sarà fatto!!!», ha scritto il presidente americano su Truth Social, scegliendo toni ultimativi e un bersaglio chiaro: l’inerzia europea. E l’Italia? Meloni non condivide l’atteggiamento di Trump, ma neanche quello dell’Europa, che annuncia 93 miliardi di contro-dazi. E prova a mediare, come ha fatto la premier parlando direttamente al telefono con il presidente Usa. “Credo che sia necessario invece riprendere su questo il dialogo ed evitare una escalation da questo punto di vista ed è quello su cui sto lavorando. Ho sentito sia Donald Trump qualche ora fa, al quale ho detto quello che penso, e ho sentito il segretario Generale della Nato che mi conferma un lavoro che la Nato sta iniziando a fare da questo punto di vista. Chiaramente nel corso della giornata sentirò anche i leader europei. Credo che in questa fase sia molto importante parlarsi ed evitare una escalation perché si può lavorare insieme per raggiungere un obiettivo che è utile e necessario”.

La  linea di Trump senza filtri

A rafforzare la linea dura degli Usa ieri era intervenuto il segretario al Tesoro Scott Bessent, che in diretta televisiva ha sintetizzato senza giri di parole la visione dell’amministrazione: «Gli europei proiettano debolezza. L’America proietta la forza». Parole che hanno fatto esplodere una tensione già latente, trasformando la Groenlandia da dossier artico a detonatore politico tra alleati formali.

Truppe simboliche, minacce reali

Nel fine settimana lo scontro è degenerato. L’invio simbolico di contingenti europei – una quindicina di soldati per Paese – deciso da alcuni governi “volenterosi” ha dato a Trump il pretesto per alzare la posta. L’Italia si è tenuta fuori, ma la mossa è bastata a innescare una minaccia di dazi contro gli altri alleati Nato coinvolti.

Il bazooka di Bruxelles

Così oggi Bruxelles prova a reagire. Secondo il Financial Times, sono allo studio misure di ritorsione: il cosiddetto bazooka concepito nel 2023 contro la Cina, ora ipotizzato contro gli Stati Uniti per un valore di 93 miliardi di euro, oppure la limitazione dell’accesso delle aziende americane al mercato dell’Unione. Un pacchetto pensato per arrivare a Davos con qualche carta in mano, mentre Trump si prepara a dominare la scena del World Economic Forum. È il solito copione: l’Unione europea brandisce numeri e procedure, mentre la Casa Bianca parla di controllo delle rotte polari, investimenti, sicurezza nazionale.

Chi risponde all’ultimatum

La Groenlandia, formalmente sotto la corona danese, è diventata il centro di un gioco che ricorda il Risiko. Trump si rivolge direttamente a Nuuk e Copenaghen. Dall’altra parte manca un interlocutore definito. Chi tira i dadi? Formalmente dovrebbe rispondere la Danimarca, sostanzialmente interviene Bruxelles, mentre le principali capitali europee si inseriscono a geometria variabile. Otto Paesi – Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia – hanno detto: «Le minacce tariffarie minano le relazioni transatlantiche e rischiano di innescare una pericolosa spirale discendente». Rivendicano la sovranità e il diritto di rafforzare la sicurezza artica come membri della Nato. Ma è una risposta difensiva, priva di una visione alternativa.

L’Artico come linea rossa

Intanto sul terreno i numeri restano minimi: la Danimarca ha 200 soldati sull’isola, due caccia pattugliano la costa orientale con il supporto di un aereo francese. Le unità tedesche sono già rientrate. Mark Rutte ha chiamato Trump per evitare una rottura irreversibile dell’Alleanza. Ma mentre l’Europa discute, Trump avanza. E al Pentagono prende forma un’idea semplice: senza la Groenlandia, la sicurezza americana nell’Artico non è garantita.

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