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Favola Zheng all’Australian Open, ma potrebbe rinunciare a oltre 200 mila dollari di montepremi

Da maggio 2025 a gennaio 2026. Tanto è bastato al classe 2004 Michael Zheng per scalare il ranking dal numero 723 al 174 del mondo, mettendo in bacheca tre titoli Challenger e conquistandosi il primo main draw Slam della carriera, impreziosito anche dalla prima vittoria. Battendo il connazionale Sebastian Korda per 6-4 6-4 3-6 6-7(0) 6-3, il ragazzo nato in Virginia, cresciuto in New Jersey e oggi atleta-studente della Columbia University ha scritto un’altra pagina di quella che ormai sembra destinata a essere una vera carriera. Oltre al salto in classifica – virtualmente è ora n.143 ATP -. il risultato dell’Australian Open porta con sé anche un potenziale risvolto economico tutt’altro che marginale: alla vigilia del secondo turno contro Corentin Moutet, l’assegno minimo garantito al quasi ventiduenne (compirà gli anni il 27 gennaio) ammonta a 225 mila dollari australiani, circa 129 mila euro. Eppure, proprio in virtù del suo status di studente-atleta, Zheng potrebbe essere costretto a rinunciare a buona parte del montepremi per non perdere l’eleggibilità NCAA e completare il proprio percorso accademico continuando a competere per il proprio ateneo. 

Perché Zheng non può incassare il montepremi dell’Australian Open?

Non sarebbe il primo tennista collegiale a dover affrontare questa scelta per non salutare il college, allo US Open 2019 lo stesso dilemma per esempio toccò all’allora 18enne Jenson Brooksby. Eppure nel 2026 il limite imposto agli atleti NCAA – massimo 10.000 dollari di guadagni a stagione – appare più anacronistico che mai. Soprattutto perché da qualche anno lo sport universitario consente agli atleti di monetizzare attraverso il NIL (Name, Image, Likeness), ovvero tramite pubblicità, social media e merchandising con il proprio nome. E non si parla di spiccioli: nel football collegiale i talenti più ambiti arrivano a valere 4-5 milioni di dollari l’anno, e c’è già chi, come il quarterback dell’Università di Miami Carson Beck, per questioni anche economiche ha rimandato l’approdo in NFL. Si stima infatti che il ragazzo abbia già sfiorato i 10 milioni di dollari complessivi di guadagni in carriera, il tutto ancora prima del passaggio da professionista. 

Michael Zheng – Credits Natalie Kim Photography

Alla luce di tutto ciò, come si comporterà Zheng? Interpellato sull’argomento, ha spiegato di voler verificare con il proprio coach e con lo staff universitario se esista una soluzione per accettare più soldi del limite consentito senza perdere lo status di studente. Un possibile escamotage potrebbe riguardare la copertura delle spese di viaggio. In ogni caso, Zheng non sembra farsi abbagliare dai riflettori e ha confermato di aver promesso ai genitori che completerà la laurea in psicologia, per la quale gli mancano appena 15 crediti. Del resto, la Columbia University – ateneo della Ivy League – è una delle università più prestigiose al mondo, un dettaglio che rende ancora più eccezionale il modo in cui ha costruito la sua carriera tennistica negli ultimi mesi.

La storia recente di Zheng

Già campione nazionale NCAA nel 2024 e nel 2025, va ricordato che fino a questa trasferta nel Pacifico – iniziata con la semifinale al Challenger di Nouméa prima dell’approdo a Melbourne – da professionista Zheng aveva giocato quasi esclusivamente negli Stati Uniti. Le uniche eccezioni erano state una precocissima finale Challenger nel 2023 a Palmas del Mar, persa contro Nishikori, e una comparsata in Francia al Challenger di Blois. Come detto, sono già tre i titoli Challenger conquistati, a fronte di cinque finali disputate: tra agosto e settembre dello scorso anno ha festeggiato a Chicago, Columbus e Tiburon.

Michael Zheng – Credits: Natalie Kim Photography

All’inizio del suo anno da Senior, Zheng è già riconosciuto come uno dei tennisti collegiali più forti della storia con un record attuale di 112 vittorie e 25 sconfitte rappresentando la Columbia University. Ed è proprio alla formazione collegiale che ha dato grande merito dopo il successo su Korda:Stranamente ero più nervoso durante le finali NCAA che in questo match. Il college mi ha preparato decisamente per momenti come questi, perché lì giochi per qualcosa più grande di te stesso. Questo dimostra che il tennis collegiale è davvero un percorso che può portare al professionismo” .

Tennis college: non solo un “piano B”

E Zheng non ha tutti i torti. Non solo è ormai sempre più frequente l’emergere tardivo di giocatori che scelgono il college per completare la propria formazione e garantirsi un piano B — la recente storia di Valentin Vacherot (Texas A&M) è emblematica — ma negli ultimi anni il tennis statunitense ha prodotto dagli atenei anche talenti pronti all’uso, come Ben Shelton (Florida) e Learner Tien (USC). In questo Australian Open sono addirittura 25, di ogni età, i protagonisti passati almeno per una stagione NCAA: tra loro anche Emma Navarro (Virginia), Diana Shnaider (NC State), Gabriel Diallo (Kentucky) e Nishesh Basavareddy (Stanford).

A breve la laurea, poi anche Zheng si unirà stabilmente a questi nomi, pronto a vivere tante prime volte e a rappresentare da subito un pericolo per chiunque. Se incasserà o meno l’assegno lo scopriremo presto, ma in una possibile rotta di collisione con Alcaraz al terzo turno non perde occasione per scherzare sul proprio futuro: “Se dovessi battere Alcaraz, potrei anche considerare di diventare un professionista”.

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