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Strage di Cutro, gli audio ufficiali dei finanzieri per spiegare il ritardo dei soccorsi e pensare a una “exit strategy”

La prima udienza del processo penale sul naufragio di Cutro del 14 gennaio è stata immediatamente rinviata al 30 gennaio 2026, dopo la formalizzazione dell’assegnazione del procedimento a un nuovo collegio giudicante. In attesa che di svolga vale la pena sentire gli audio originali dei finanzieri coinvolti, alcuni imputati nel processo come Nicolino Vardaro, comandante del Gruppo Aeronavale di Taranto e Alberto Lippolis, a capo del Roan di Vibo Valentia. Nelle telefonate si cerca di mettere a punto una strategia comune per tentare di evitare che dal processo ne escano con l’accusa di procurata strage. Era il 25 febbraio del 2023, durante il governo Draghi , quando 94 persone tra le quali oltre 30 bambini profughi soprattutto da Pakistan e Afghanistan annegarono a poche decine di metri dalla costa di Steccato di Cutro, in Calabria, dopo il ribaltamento del caicco Summer Love che ne portava almeno 180. Molte vittime non sono mai state ritrovate.

“Cominciare a pensare a una exit strategy”, un vero e proprio “brainstorming” per concordare una linea comune per giustificare i ritardi nei soccorsi al caicco. È il contenuto di alcuni messaggi tra ufficiali della Guardia di Finanza rivelati nel corso della trasmissione di Rai 3 “Il Cavallo e la Torre”, andata in onda venerdí sera.
L’inchiesta ha diffuso i contenuti di una chat e di messaggi audio del 3 marzo 2023, acquisiti dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Crotone, intercorsi tra il comandante del Gan – Gruppo aeronavale della Guardia di Finanza di Taranto – Nicolino Vardaro (imputato nel procedimento sui ritardi nei soccorsi) e il vicecomandante Pierpaolo Atzori (non imputato).

Messaggi contenuti in una nota di sintesi del 16 novembre 2023 fatta dai carabinieri e messa agli atti dell’indagine. Al centro del colloquio la necessità di giustificare il lungo lasso di tempo intercorso tra l’allarme dato da Frontex (agenzia Ue per il pattugliamento delle frontiere marittime e terrestri) e l’intervento italiano, e perchè non fosse stato mandato un mezzo a monitorare dal cielo. Atzori riferisce a Vardaro di aver parlato con Alberto Lippolis, comandante del Roan di Vibo Valentia, ora indagato nel processo. (Il Roan è una sezione della Guardia di Finanza con sede a Vibo Valentia che opera con compiti di polizia giudiziaria e di vigilanza, specialmente nel settore aeronavale) . Lippolis nel vocale avrebbe suggerito “a titolo di amicizia” di prepararsi alle indagini suggerendo di trovare una linea comune per una exit strategy. Atzori dice a Valdaro: “Mi suggeriva ( Lippolis ) di cominciare a pensare a una exit strategy… in modo poi da essere pronti a confermarlo, su due punti”. I due punti critici evidenziati da Lippolis nelle conversazioni sono, per l’appunto, il “perché dopo l’allarme dato dall’Eagle di Frontex, alle 23:26, il nostro mezzo navale d’altura è uscito solo alle due e mezza” e il motivo per cui “non è stato mandato un mezzo ad ala rotante almeno a monitorare dall’alto”.

Il comandante del ROAN suggerisce ancora ad Atzori : “Cominciate a fare un brainstorming su queste due ipotesi perché poi quelli vanno, andranno a guardare tutto”, è il monito riportato nella trascrizione dei messaggi agli atti del processo. Per giustificare il “delay” del pattugliatore d’altura Barbarisi della Guardia di Finanza – quantificato dagli investigatori in 2 ore e 40 minuti – la linea ipotizzata da Lippolis nella chat era di sostenere che l’uscita fosse stata ritardata per varie ragioni tra cui valutare per bene le condizioni meteo in atto e quelle future perchè il mare era di traverso all’unità. Inoltre Vardaro, rispondendo al collega Atzori, conferma di non aver fatto uscire subito il mezzo basandosi su un “calcolo cinematico” dell’arrivo del caicco e per non “stressare gli equipaggi mettendo anche a repentaglio la sicurezza dell’unità navale e degli equipaggi il meno possibile, riducendo diciamo i rischi” dato il mare grosso. Per quanto riguarda il mancato invio dell’elicottero, Vardaro fornisce questa motivazione: “L’aeroporto di Grottaglie di notte è chiuso, l’equipaggio non c’era e comunque noi abbiamo la piazzola in manutenzione”. Ma nella stessa chat dice che aveva tutti i mezzi ad ala rotante a terra, ovvero li aveva tutti a disposizione. Giustificazioni che tuttavia non hanno convinto i magistrati.

Il Gip contesta a Vardaro di aver ordinato la navigazione solo alle 02:05 anziché immediatamente, definendola una “precisa e negligente scelta operativa” che ha impedito di intercettare il target in sicurezza, lasciando che si dirigesse verso un “approdo insicuro”. C’è anche un aspetto politico della vicenda che coinvolgerebbe la Guardia Costiera. Questa ha negato categoricamente che la mail risalente a giugno 2022, firmata dal capitano di vascello Gianluca D’Agostino – capocentro operativo nazionale e dell’Imrcc- e inviata a tutte le capitanerie locali, in cui si faceva riferimento a nuove disposizioni impartite da un “livello politico” relative alla gestione degli eventi migratori in Italia, abbia avuto un qualche effetto sulla strage di Cutro. Il documento mostrato in esclusiva dalla trasmissione di Damilano sembrerebbe invece assegnare una priorità alle operazioni ‘di polizia’ della Guardia di finanza, rispetto a quelle della Guardia costiera. Quella mail insomma sembra riferirsi in modo molto chiaro a quelle famose “regole d’ingaggio”, menzionate dal comandante della Capitaneria di Crotone Vittorio Aloi. Cioè che l’intervento della Guardia Costiera avrebbe dovuto limitarsi ai soli casi classificati come eventi Sar: ricerca e soccorso.

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