Camion contro treno sulla Chivasso-Ivrea s’indaga per disastro ferroviario colposo
CHIVASSO. Un camion bloccato in mezzo ai binari che causa un incidente ferroviario. Un’indagine per disastro ferroviario colposo. Sembra un dejavu del 23 maggio 2018, che costò la vita al macchinista di Ivrea Roberto Madau e al membro della scorta tecnica del tir con cui si scontrò il treno, Stefan Aurelian. Ma il bilancio, stavolta, è miracoloso. Soltanto tre persone ferite in modo lieve, tra cui il conducente del treno.
L’incidente è avvenuto alle 15 dello scorso mercoledì lungo la linea ferroviaria a binario unico che collega Chivasso a Ivrea, all’altezza del passaggio a livello della frazione Montegiove. Il convoglio però non è deragliato, nonostante la violenza dello scontro, evidente nei due mezzi gravemente danneggiati.
Illeso invece l’autista del camion che trasportava materiale ferroso, poi sottoposto all’alcol test dai carabinieri di Chivasso, intervenuti sul posto con la polizia ferroviaria, la polizia locale di Chivasso e gli ispettori dello Spresal, che dovranno verificare l’infortunio sul lavoro e quindi il rispetto delle condizioni di sicurezza.
Le cause dell’incidente sono ancora in fase di accertamento. Quel che è certo è che il treno regionale 2731, partito da Torino e diretto a Ivrea, ha centrato il camion che si trovava sui binari. L’autista del mezzo pesante, residente a Beinasco, ha dichiarato che le sbarre erano alzate: bisognerà verificare, però, se si stavano abbassando.
È pacifico tuttavia che le barriere siano ancora integre e non siano state sfondate. Proprio come per l’incidente ferroviario di Arè di Caluso, per cui durante il processo è stato sottolineato a più riprese che quelle barriere sono fatte per essere sfondate in caso di pericolo. Questa volta, però, l’autista sarebbe sceso dal mezzo per mettersi in salvo invece che sfondare le sbarre davanti. Ora toccherà al pm Alessandro Gallo della procura di Ivrea, giunto sul posto, valutare se ci fossero le tempistiche tecniche per farlo.
Il camion di proprietà di una ditta di smaltimento rifiuti di Torino, è arrivato dalla frazione Montegiove, si è immesso nella strada provinciale e ha attraversato il binario per raggiungere la zona industriale di Regione Pozzo. Quando l’autista si è accorto dell’arrivo del treno, avrebbe cercato di fare retromarcia, non riuscendo sarebbe sceso dal mezzo, mentre il macchinista del convoglio, avrebbe frenato nel disperato tentativo di evitare lo scontro. Dopo l’urto il mezzo pesante ha ruotato su se stesso ed è finito sull’altro lato, accanto ai binari nel terreno privato di una cascinale. Ai vigili del fuoco di Torino Stura e di Volpiano è toccato il compito di mettere in sicurezza i mezzi, mentre il personale medico del 118, arrivato con due ambulanze e l’elisoccorso ha provveduto a soccorrere i passeggeri.
I tre feriti sono stati trasportati in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Chivasso, in codice verde, mentre le 76 persone che erano sul treno, sono poi state trasportate su due autobus sostitutivi messi a disposizione da Trenitalia. Tra loro alcuni anziani, ancora sotto choc, sorretti durante il breve percorso dai vigili del fuoco.
Il traffico ferroviario, interrotto, è ripreso regolarmente solo alle 00.30 di giovedì, in tempo per il giorno successivo. Resta la questione della presenza di passaggi a livello ormai desueti e pericolosi sulla Torino-Aosta, ormai in parte smantellati. Quello di Arè, ad esempio, è stato soppresso lo scorso mese di dicembre (a 7 anni dall’incidente) al termine della realizzazione di una viabilità alternativa. Sono 610 i passaggi a livello in Piemonte. Rfi ne ha già soppressi 23 ed ha investito 7 milioni di euro nel piano. I prossimi interventi già programmati prevedono la chiusura di una ventina di attraversamenti in tutta la Regione, di cui sei a Ivrea.
In attesa che arrivino le annotazioni dei vigili del fuoco e degli investigatori accorsi sul posto, la procura di Ivrea valuterà se ci sono le condizioni anche per contestare le lesioni stradali colpose. Il disastro ferroviario, invece, è un reato che deriva dal pericolo alla pubblica incolumità: l’accusa prescinde dal verificarsi o meno dell’evento. Se non accade la pena prevista va da 1 a 5 anni, se succede, invece, da 3 a 12.