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“Antonio Ricci si faceva sanguinare il sangue per tornare a casa prima o non farsi interrogare. Non vai in tv? Non esisti”: così Francesco Salvi

“C’è da spostare una macchina” è stato un vero e proprio tormentone del cantautore e attore italiano Francesco Salvi, pubblicato nel 1988. Il ritornello ha fatto furore a quei tempi: “Quella macchina qua devi metterla la. Quella macchina la devi metterla qua, qua. Quella macchina qua devi metterla la. È un diesel!“. Nel suo curriculum ha la gavetta al “Derby” di Milano, la popolarità al “Drive In” e “MegaSalviShow”, quattro volte al Festival di Sanremo (1989 Esatto”, 1990 A, 1991 “Dammi 1 bacio” e 1993 “Statento”) e fiction, oltre che il cinema. Ben 38 anni dopo da “C’è da spostare una macchina”, molte cose sono cambiate. E lo racconta lo stesso Salvi in una intervista a Libero.

“Faccio tante cose. Il problema è che senza pubblico possono essere belle, ma non danno soddisfazione – ha detto -. Se non vai in tv non esisti. C’è chi mi ferma dicendomi ‘Uè Salvi, hai smesso di lavorare?’ anche se magari sono in tournée a teatro. Oppure ‘Salvi, hai spostato la macchina?’ e rispondo: ‘Sì, è un diesel'”.

E ancora: “A Grande Fratello, Isola dei famosi… Meglio dire di no. Molto di quello che vedo in tv non mi entusiasma. Mi piacciono le cose fatte bene come Montalbano,’Ballando con le stelle’, le partite sui canali privati, i film su Netflix, la pubblicità”.

Intanto una cosa è certa: “Ho appena scritto il libro ‘Tegucicalpa’. È surreale, la storia di un agente segreto che lavora per la Cia e viaggia nel tempo (…) ho appena girato ‘L’Amore, in teoria’ di Luca Lucini, il regista di ‘Tre metri sopra il cielo’. Interpreto Media, un clochard. Esperienza bellissima (…) Ho appena finito di girare un film su “San Francesco”, che uscirà prossimamente, in cui si racconta la sua personalità umoristica: lo interpreto da anziano, quando ormai è cieco. A marzo, invece, debutterò al Teatro Parenti di Milano ne ‘Unamuno nessuno e centomila”’con Fabio Bussotti, che è anche l’autore”.

Tra i ricordi del passato la gavetta al Derby, dove tra gli altri incontra Antonio Ricci: “Peccato che ogni tanto gli sanguina il naso e si deve interrompere. Dopo un po’, però, scopriamo che lo fa apposta per non perdere l’ultimo treno per tornare ad Alassio. Lo faceva anche a scuola per evitare le interrogazioni. Era appassionato di scherzi di ogni tipo. Il più divertente è quello a Beruschi, che ha una paura pazzesca dei cani. Una volta, in inverno, Antonio mi convince a mettere il paltò di Enrico nella casetta dei dobermann che c’è fuori dal ristorante: Beruschi, terrorizzato, torna a casa senza e, dopo due giorni, è a letto con la febbre”.

La sinossi del libro “Tegucicalpa”

In un futuro dove il teletrasporto ha reso obsoleto il concetto di viaggio, l’eccentrico agente Tegucicalpa si trova coinvolto in una missione apparentemente impossibile. Incaricato di cercare la misteriosa LaKràudoclo, si ritrova a navigare in un mondo caotico e assurdo, popolato da personaggi bizzarri come il filosofico Machu Picchu e il criminale Don Cromatico. Tra colpi di scena esilaranti e situazioni al limite del paradossale, Tegucicalpa dovrà destreggiarsi tra organizzazioni segrete, tecnologie avanzate e complotti galattici. Ma mentre cerca di svelare il mistero che circonda LaKràudoclo, scoprirà che la realtà è molto più contorta di quanto immaginasse.

L'articolo “Antonio Ricci si faceva sanguinare il sangue per tornare a casa prima o non farsi interrogare. Non vai in tv? Non esisti”: così Francesco Salvi proviene da Il Fatto Quotidiano.

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