Chirurgia estetica, perché non è un supermercato: l’allarme del professor Roy De Vita
Purtroppo sembra che, nell’immaginario collettivo, la chirurgia estetica sia diventata come un “supermercato” dove si entra, si va allo scaffale dove c’è ciò che interessa, si prende, si va alla cassa, si paga e si torna a casa. Non è così. La semplificazione eccessiva degli interventi chirurgici è un messaggio pessimo da veicolare. L’assenza di regolamentazione della pubblicità sui social concorre fortemente al consolidamento di questa idea errata. Lo spiega il professor Roy De Vita, primario di Chirurgia Plastica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Roma.
Perché la chirurgia estetica viene percepita come un “supermercato”?
«Altro concetto incomprensibile è che troppe persone sono convinte che un medico sia come un prete missionario in Africa. Cioè che la laurea da sola sia sufficiente ad elevare il valore umano dell’individuo. Niente di più sbagliato. Ci sono medici eticamente irreprensibili e medici eticamente riprovevoli. È opportuno prenderne atto».
Non a proprie spese, si spera.
Tutti gli interventi comportano dei rischi?
«Importante sottolineare che tutti possono avere complicanze. Anche un intervento perfettamente eseguito può presentare problemi. I chirurghi capaci ne hanno sicuramente meno e soprattutto sono in grado di riconoscerle e di risolverle. I chirurghi incapaci il più delle volte non sanno né riconoscerle né, men che mai, risolverle. E in qual caso si rischia la vita».
Quanto conta la qualità del chirurgo?
«Tantissimo. Avere una laurea non vuol dire che siamo tutti uguali. Ci sono differenze in termini di capacità professionali, abilità tecnica, conoscenze, aggiornamento».
Quali sono i passaggi da seguire per interventi di chirurgia estetica in sicurezza?
«Smettere di pensare che stai comprando un prodotto industriale. La mastoplastica additiva non è la stessa ovunque si faccia. Stai comprando un prodotto artigianale legato indissolubilmente a chi lo esegue con tutto il contorno che lo accompagna. Come le medicazioni, le visite postoperatorie, i successivi controlli».
Quali sono i chiari segnali di proposte da evitare?
«Un prezzo alto non è necessariamente sinonimo di garanzia, ma uno troppo basso è certamente sinonimo di pericolo. Scappare! Proposta di intervento in uno studio medico? Sterilità e strumentazione per monitorare il paziente sono inderogabili. Scappare! Interventi low cost all’estero? Se ci sono complicanze, chi ti ha operato è a miglia di distanza e non gli interessa cosa ti accade poiché in certi Paesi non esiste il contenzioso medico legale. Scappare! Offerte di altri interventi oltre a quello richiesto? I problemi che la paziente non presenta, non esistono. Scappare!»