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Padova, maiale in vetrina urta la sensibilità islamica: «Rimuovetelo»

A Padova un maiale rosa di plastica è diventato il simbolo involontario dello scontro tra sensibilità religiose e libertà commerciale. Il locale «Mortadella e non solo», aperto da poco in piazza dei Signori, ha scelto come mascotte un grande suino esposto in vetrina. Per alcuni è un richiamo simpatico alla pop art, per altri una provocazione inaccettabile nel salotto buono della città.

La protesta feroce della comunità islamica

La comunità islamica ha chiesto al Comune la rimozione immediata. «La presenza del maiale è di cattivo gusto e rischia di irritare e turbare i musulmani che ci passano davanti», ha dichiarato il medico Salim El Mauoed, vice-presidente regionale della Comunità Islamica. «Mi sono già consultato con gli altri vertici della collettività che vive e lavora in tutto il padovano. Invitiamo i titolari del nuovo locale dove si possono acquistare le grandi rosette con la mortadella con tutta una serie di varianti a togliere il maiale di plastica di colore rosa dalla vetrina. Tra l’altro non fa neanche un bell’effetto scenografico. Capisco la necessità di farsi pubblicità di un locale aperto, ma perché scegliere un marketing che offende le credenze religiose di così tante persone che vivono in città?».

Sono ben ventimila i musulmani praticanti fra Padova e provincia, molti dei quali frequentano abitualmente il centro con le famiglie. El Mauoed ha annunciato che si metterà in contatto con il sindaco Sergio Giordani e l’assessore al commercio Antonio Bressa affinché prendano provvedimenti, sottolineando anche la vicinanza del negozio alla chiesa di San Clemente.

La dura replica del centrodestra

La risposta è arrivata secca dal centrodestra. Paolo Borchia della Lega ha commentato: «L’accoglienza non può trasformarsi in sottomissione culturale». Elisabetta Gardini di Fratelli d’Italia è stata ancora più dura: «Questa non è convivenza, è censura. La nostra storia, la nostra cultura gastronomica e la libertà d’impresa non possono essere messe in discussione da chi pretende di non vedere ciò che non condivide. Il rispetto è reciproco: nessuno obbliga ad entrare, nessuno ha il diritto di cancellare ciò che siamo. Oggi un maiale di plastica, domani cos’altro?».

Anche il consigliere di Forza Italia Enrico Turrin ha effettuato un sopralluogo, definendo le parole di El Mauoed «una pericolosa iperbole che espone l’attività ai vandali». La tesi è che il rispetto debba essere reciproco: nessuno obbliga ad entrare nel negozio, nessuno ha il diritto di cancellare i simboli della tradizione gastronomica italiana.

Il confine tra rispetto e censura

La vicenda padovana riapre un dibattito mai sopito sul confine tra sensibilità culturali e libertà commerciale. Da un lato c’è chi sostiene che in una società multiculturale occorra evitare simboli che possano ferire comunità presenti sul territorio. Dall’altro chi ritiene che la mortadella, prodotto tipico italiano, abbia diritto di essere rappresentata senza autocensure nel proprio Paese.

Il maiale rosa resta in vetrina, per ora. Ma la polemica è destinata a durare, dividendo una città tra chi vede nella richiesta un eccesso di suscettibilità e chi invece la considera un legittimo appello al rispetto reciproco.

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