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Omoda 7 SHS-P, la prova del Il Fatto.it – Il comfort high-tech che convince – FOTO

Non c’è la neve sulla tangenziale di Milano che scorre di fianco all’Arena Santa Giulia, il palazzo del ghiaccio destinato a ospitare l’hockey delle Olimpiadi invernali. A bordo della Omoda 7 SHS-P scorre lo schermo multimediale, così il passeggero può scipparlo al guidatore e goderselo. Lo schermo che si sposta longitudinalmente è una delle tante chicche edonistico-tecnologiche di questa cinesona del gruppo Chery, sbarcato in Italia nel secondo semestre del 2024 con i due marchi cugini Omoda e Jaecoo, presenti in 64 Paesi.

Fondato nel 1997, Chery è uno dei gruppi cinesi dell’auto più “in sintonia”, diciamo così, con il governo di Pechino, ed è strategicamente votato all’export. E’ stato il primo in assoluto a essere autorizzato a puntare sull’estero: quasi la metà dei 2,8 milioni di veicoli venduti nel 2025 sono stati acquistati fuori dai confini della Repubblica Popolare. E i numeri sono destinati a crescere, anche in Italia, dove Omoda & Jaecoo ci hanno messo meno di due anni per superare la soglia psicologica del 2 per cento del mercato, considerata la porta d’ingresso nel giro di quelli che contano.

La Omoda 7 SHS-P è una crossover ibrida dall’aspetto moderno, che ambiziosamente punta a essere un po’ slanciata e un po’ massiccia. Ce la fa? Non ce la fa? Andatela a sbirciare in concessionaria e fateci sapere. Il carattere comunque c’è, e pure la stazza, visto che è lunga 4,66 metri. Vista di profilo è abbastanza filante ed è il muso a caratterizzarla decisamente, con la linea dei fari che ricordano gli occhi truccati di una geisha e l’immancabile e ormai “classica” calandra tempestata di esagoni.

Salendo a bordo si è accolti da materiali piacevoli al tatto senza essere lussuosi, con una riuscita alternanza di ecopelle e vellutino. Dopo aver smesso di “litigare” con l’eventuale passeggero per la posizione dello schermo scorrevole – innegabilmente, una irresistibile attrazione… – ci si può dedicare alla messa in moto, tramite pulsante, del motore termico di 1,5 litri, da 143 cavalli che collabora con due motori elettrici. Uno da 204 cavalli, spinge la vettura insieme al termico o in solitaria; il secondo recupera energia e ricarica le batterie. Grazie al lavoro “oscuro” del secondo motore, detto anche “secondario”, usando l’auto in città o per tragitti breve si può stare parecchio (in teoria anche sempre) senza dover ricorrere alla spina del plug-in.

Come lascia immaginare la sigla SHS-P, la Omoda dispone del sistema Super Hybrid System, dove la “P” finale significa proprio plug-in. Carica di tutto punto, di benza (il serbatoio tiene 60 litri) e di energia elettrica, la casa cinese attribuisce alla crossover un’autonomia totale superiore ai 1200 km. In modalità EV si possono percorrere tra 90 e 128 km: dato confermato dalla nostra pur piccola prova (una cinquantina km circa percorsi nella periferia urbana meridionale di Milano), il display ha detto che abbiamo consumato una 19 kiloWatt/ora per 100 km, che significa una novantina km in puro elettrico. La taratura è morbidosa e fa un po’ rollare la vettura nelle sterzate allegrotte ma la guida della Omoda 7 è ottima per l’approccio relax & zen.

Anche con i prezzi l’ultima novità del gruppo Chery prova a conquistare con la tranquillità, stavolta economica. Si parte dai 38.900 euro della versione Pure. Garanzia otto anni o 160 mila km. Una curiosità: tutte le persone che operano al call-center Omoda vengono formate anche guidando le vetture di cui parleranno con la clientela che telefona. Rossi ed esperti, raccomandava Mario Capanna ai suoi studiosi katanga del Movimento Studentesco, citando commosso il presidente Mao.

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