La Rai non manda in onda l’intervista all’attivista di Askatasuna dopo gli scontri. I sindacati: “Svilito il lavoro giornalistico”
Un’intervista a una ragazza di Askatasuna che la Rai non ha voluto mandare in onda. Con una scelta che puzza di censura. Dunque accade che domenica scorsa, il giorno dopo gli scontri di sabato a Torino durante la manifestazione pro Askatasuna, un cronista della Tgr Piemonte intervista una rappresentante del centro sociale sgomberato il 18 dicembre scorso. Una bella intervista, dove vengono fatte tutte le domande necessarie sulle violenze nei confronti della polizia, e dove la manifestante offre la sua versione dei fatti. Un bel colpo giornalistico, soprattutto se si pensa alla ritrosia ben nota dei ragazzi di Askatasuna a parlare con i giornalisti. L’intervista, concordata con la “line” della redazione Rai piemontese, guidata da Francesco Marino, però, non andrà mai in onda.
Il motivo? Il fatto che la donna in questione non abbia fornito le sue generalità complete: nome e cognome. Insomma, ai vertici della tv pubblica non bastava il nome, Martina, e il fatto che la ragazza mostri tranquillamente il volto alla telecamera. Niente da fare: senza il cognome l’intervista non può andare in onda. Motivo che non ha convinto nessuno. “Il collega aveva fatto domande: dure, dirette e senza fronzoli, mettendola di fronte alla violenza degli incappucciati contro un poliziotto. Quell’intervista i telespettatori non l’hanno mai potuta vedere. Nemmeno in piccola parte”, recita un comunicato congiunto del Cdr della Tgr Piemonte, di Usigrai e di Fnsi. “Decine di volte abbiamo mandato in onda persone che, legittimamente, non hanno voluto il proprio nome nella grafica. Decine di volte abbiamo trasmesso interviste di persone di spalle per tutelare l’anonimato loro o dei familiari. È il lavoro del giornalista: valutare l’attendibilità dell’intervistato, verificare le fonti e fare domande. Intermediazione giornalistica che, invece, non c’è stata nella pubblicazione del video arrivato preconfezionato con l’intervista al poliziotto ferito. In questo caso nessuno ha potuto porre domande. Non parliamo né di par condicio, né di censura, ma di svilimento del lavoro giornalistico. E questo fa male alla Tgr e a tutta la Rai servizio pubblico”, si sostiene nel comunicato.
Nell’intervista la rappresentante del centro sociale afferma che quello che è accaduto in piazza sabato ha la sua genesi nello sgombero del centro sociale il 18 dicembre, avvenuto con la chiusura di una scuola e la militarizzazione di un intero quartiere. In particolare sugli scontri, Martina precisa che sono scese in piazza oltre 50mila persone in modo pacifico contro le guerre, il riarmo, le politiche del governo Meloni e la difesa degli spazi sociali e che in Italia non si è abituati al conflitto, preferendo alla nitidezza delle posizioni una falsa pacificazione. Viene poi sottolineato come violenze sabato ci siano state anche da parte della polizia sui manifestanti e che quando si va in piazza si generano delle complessità che possono portare anche alle immagini che tutti hanno visto. Un’intervista dove sono state fatte tutte le domande necessarie e di fronte alle quali vengono date risposte pacate e ragionate, senza estremismi. E forse è proprio questo che, secondo qualcuno in Rai, non andava fatto vedere.
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