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Torino, Pd e M5s uniti contro Piantedosi. Ma per la risoluzione comune la trattativa è difficile

Il nervosismo, tra i senatori di opposizione, dopo la capigruppo in Senato che trasforma l’informativa del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in comunicazioni, è palese. Perché mercoledì 4 febbraio ci sarà un voto che certificherà che Pd, M5S e Avs sono contro il governo sulla lettura dei fatti di Torino e contro le ricette sulla sicurezza targate Giorgia Meloni. Una posizione che la premier cercherà di usare per sostenere che manca la condanna delle violenze, approfittando del fatto che Elly Schlein ha chiesto unità. Nella tarda serata di martedì i partiti hanno cominciato a lavorare su una risoluzione comune per mercoledì. Non impresa facilissima: i Cinque Stelle hanno già pronta una propria bozza, con dei punti considerati importantissimi (assunzioni, stipendi, investimenti, presidio del territorio, revisione della riforma Nordio e Cartabia), il Pd insiste per scrivere il meno possibile, per non addentrarsi nelle norme e di certo ha delle difficoltà sulla revisione della Cartabia.

Intanto, però, un punto i tre partiti hanno cercato di segnarlo insieme. Mercoledì in Senato, infatti, è prevista un’informativa anche del ministro Nello Musumeci su Niscemi. E le opposizioni hanno chiesto che anche questa venisse trasformata in comunicazioni con voto. La capigruppo – a maggioranza, come a maggioranza aveva votato su Piantedosi – ha detto no. Tra i presenti ci sarebbe persino chi ha detto che il ministro sarebbe in difficoltà a recuperare i dati sulla frana.

Al Senato è successa una cosa vergognosa. Strumentalizzando quanto avvenuto a Torino sabato scorso, governo e maggioranza hanno usato il tema della sicurezza come una clava contro le opposizioni imponendo di fatto le comunicazioni del ministro Piantedosi e il conseguente voto delle risoluzioni”, dicono in una nota i capigruppo di opposizione Francesco Boccia (Pd), Stefano Patuanelli (M5S), Peppe De Cristofaro (Avs), Raffaella Paita (Iv). “La stessa maggioranza, però, ha respinto la nostra richiesta di fare rendere al ministro Musumeci comunicazioni in Aula (con conseguente voto delle risoluzioni) sulla tragica situazione di Niscemi e di Sicilia, Sardegna e Calabria. La verità è che questa destra strumentalizza quanto avvenuto a Torino per avallare scorciatoie autoritarie sulla sicurezza, ma salva dalle loro responsabilità Musumeci e Schifani”.

Il comunicato congiunto riflette il clima esasperato, che si è registrato per tutto il giorno alla Camera. Dove le opposizioni in Aula hanno fatto interventi durissimi dopo il discorso di Piantedosi. Per i dem è intervenuto il responsabile Sicurezza, Matteo Mauri, con un intervento battagliero: “Piantedosi è venuto qui non a richiamare a unità di intenti, se non in modo ipocrita, ma a fare propaganda e strumentalizzare un fatto gravissimo”. Ancora. “Il Pd non ci sta alle accuse del ministro ai “cosiddetti manifestanti pacifici”, come li definisce, e alle forze politiche che offrirebbero “complicità e copertura” a gruppi violenti. Attacca Mauri: “Le persone si fidano delle forze dell’ordine. Non sono per nulla sicuro, invece, che ci si possa fidare di voi. Perché voi usate ogni occasione per strumentalizzare persone perbene che manifestano in modo democratico, parlandone come se fossero tutti dei delinquenti. Noi siamo qui a difendere le persone che fanno vivere la democrazia e che voi invece criminalizzate”. Ancora più dura la deputata Cinque Stelle, Chiaria Appendino, ex sindaca di Torino: “Le violenze fanno schifo, punto e basta. Non può esistere buonismo o giustificazione con chi utilizza la violenza come strumento politico. Agli agenti feriti va tutta la mia solidarietà. Ma la destra ci risparmi lezioncine ipocrite: non sono accettabili strumentalizzazioni da chi giusto ieri voleva far entrare in Parlamento gruppi neofascisti e dare loro un palco sfregiando istituzioni e Costituzione, e oggi dichiara guerra alle occupazioni dimenticandosi che da anni tollera quella di CasaPound a Roma. Non so con che faccia possano guardarsi allo specchio ormai”.

A sera è Giuseppe Conte che in un video social prova a rovesciare la narrazione del governo, anche ponendo l’attenzione sui risvolti che potrebbe avere la separazione delle carriere: “Come mai la presidente del Consiglio si è precipitata di corsa a richiamare l’attenzione anche mediatica su quest’episodio, sollecitando la magistratura, addirittura mettendola con le spalle al muro? Siamo in pieno clima referendario per quanto riguarda la magistratura”. Tra i parlamentari dem di opposizione, in molti facevano notare che “CasaPound vota sì”.

Mercoledì 4 febbraio la conta in Senato. A meno di sorprese, dall’opposizione sulla risoluzione di maggioranza dovrebbe dire no in maniera compatta. Senza defezioni.

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