Anche Padre Tempo si è arreso: chiedete scusa ad Allegri (che punta lo scudetto con il Milan)
Lui che era vecchio, bollito, non aggiornato, incompetente, catenacciaro, l’anti-calcio, inadeguato, uno che “lo scudetto al Milan l’ha vinto perché c’ero io” (cit. Antonio Cassano, sempre gentile nei suoi confronti). Uno senza “proposta di gioco”, qualunque cosa voglia dire un po’ come i braccetti o i quinti di cui ci si riempie la bocca per farla complicata, amico di quelli che contano, colpevole di essere il più pagato del campionato e di non averlo vinto per forza di inerzia, quello che ha preteso sul mercato i giocatori che poi hanno fallito e mai il valorizzatore dei giovani con cui ha lavorato. Insomma, proprio lui, che secondo i bene informati stava nemmeno troppo lentamente percorrendo il viale del tramonto.
Spiace per tutti, compreso Padre Tempo che stava “operando in silenzio, ma sta operando”: Allegri Massimiliano nato a Livorno il giorno 11 agosto 1967 e protagonista di almeno un paio di vite, non solo è tornato ma ha messo tutti zitti. Anche quelli che adesso usano Padre Tempo per cercare di tornare sul carro di un allenatore il cui pregio maggiore mette in evidenza i difetti di molti altri: fa rendere il materiale che ha, stabilisce e accetta un obiettivo e nella stragrande maggioranza dei casi lo ottiene. Facile. Come il calcio, che è una cosa molto più semplice di come viene raccontata.
La stagione del Milan è quella della grande rivincita dell’ex bollito. Corre per lo scudetto, traguardo ormai sdoganato dopo avere trascinato la sua squadra fuori dalle acque tempestose delle trasferte di gennaio: vittoria a Como e Bologna, pareggio a Roma. I soliti sofisti discutono sul numero dei passaggi, il possesso palla e altre quisquilie, Allegri monetizza un piano partita disegnato su misura per esaltare le qualità della sua squadra coprendone i difetti. Non sarà qualcosa più di un caso se il Milan gioca quasi sempre due partite in una, la prima contenendo e la seconda colpendo? E se infilzi regolarmente chi si approccia lasciando praterie alle spalle della difesa come il Bologna ingenuo di Italiano? No. Non è solo un caso e nemmeno una costante botta di… sedere, altra accusa gettata genericamente per provare a mischiare le carte.
Allegri è diverso da tanti altri colleghi. Non si lamenta dei calendari e non lo faceva nemmeno quando a giocare sempre e comunque era lui. Non vede complotti dietro ogni cosa. Sclera con gli arbitri ma non si è mai permesso di sostenere le tesi dei “retropensieri”. Sbaglia, paga e sta zitto: non manda all’assalto amici e amichetti. Si prende il mercato che il club gli fa e lo modella in campo. Non arriva il centravanti promesso? Ecco gli esterni adattati al ruolo. Manca un difensore per completare le rotazioni? Lavora su Bartesaghi e lo fa diventare uno dei tre. Tra una battuta e l’altra, con un po’ di leggerezza anche comunicativa che è preziosa in un mondo di pesantoni autoreferenziali.
Detto questo, ha anche dei difetti. Ad esempio andrà avanti a dire che ha in testa solo il quarto posto mentre la verità è che questo Milan si è guadagnato di poter contendere lo scudetto all’Inter fino alla fine. Senza obblighi, ma pure senza fare finta che non sia successo niente. Il calendario di gennaio e febbraio gli ha consegnato tempi così lunghi e spaziati da potersi permettere di prendere il massimo dal quarantenne Modric e assorbire qualche malanno. Se ci riuscirà anche con Leao e Pulisic, in primavera volerà.
L’8 marzo a San Siro ci sarà il derby di ritorno con Chivu. Prima di quella data l’Inter avrà giocato 8 partite e il Milan la metà. A seguire, i nerazzurri cominceranno ad affrontare le salite: Atalanta e Firenze con in mezzo i potenziali ottavi di finale della Champions League e, dopo la sosta per gli spareggi mondiali dell’Italia di Gattuso, Roma e trasferta a Como incrociati con un eventuale quarto di finale europeo. Basta per dire che la straripante vittoria di Bologna, dopo quella a Como e il pari di Roma, ha aperto un nuovo campionato?