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Minerali critici e terre rare, partnership strategica tra Usa, Ue e Giappone per contrastare lo strapotere cinese

Cinquanta Paesi riuniti a Washington per discutere di minerali critici e della strategia per contrastare il monopolio cinese. Proprio nei minuti in cui Donald Trump e Xi Jinping parlavano al telefono, commentando la “bontà” del loro rapporto e della loro comunicazione. L’incontro, a cui era presente in rappresentanza dell’Italia il ministro degli Esteri Antonio Tajani, è il primo nel suo genere organizzato dall’amministrazione Trump e ha un obiettivo ambizioso: creare un blocco unico di paesi che, grazie ai dazi doganali, possa contrastare il monopolio sulle terre rare di Pechino. Alla fine del vertice gli Stati Uniti, la Ue e il Giappone hanno annunciato una partnership strategica ad hoc per rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento, guardando a un più ampio accordo commerciale con partner affini che potrebbe includere prezzi minimi adeguati alle frontiere e sussidi per colmare i differenziali di prezzo. In una dichiarazione congiunta, si afferma che Stati Uniti, Unione europea e Giappone si sono impegnati a concludere un memorandum d’intesa entro 30 giorni.

Il vicepresidente JD Vance ha commentato: “Credo che molti di noi abbiano imparato a proprie spese, nell’ultimo anno, quanto le nostre economie dipendano da questi minerali critici. Quella che si presenta a tutti noi è un’opportunità di autosufficienza, che ci permetterà di non dipendere da nessun altro se non da noi stessi per i minerali critici necessari a sostenere le nostre industrie e la crescita”. I minerali critici sono fondamentali per la produzione di una vasta gamma di prodotti, dai motori a reazione agli smartphone e la Cina domina da anni questo mercato.

La nuova strategia è stata annunciata dopo che la Cina – che gestisce il 70% dell’estrazione e il 90% della lavorazione delle terre rare a livello mondiale – ha ridotto il flusso di questi elementi in risposta alla guerra dei dazi di Trump. Le due superpotenze hanno raggiunto una tregua di un anno dopo l’incontro dello scorso ottobre tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, concordando una riduzione dei dazi e delle restrizioni sulle terre rare. Tuttavia, le limitazioni imposte dalla Cina restano più severe rispetto a prima dell’insediamento di Trump. “Non vogliamo mai più trovarci nella situazione in cui ci siamo trovati un anno fa”, ha dichiarato il presidente americano.

Trump ha anche deciso di iniettare denaro pubblico nel settore. Il Pentagono ha infatti stanziato quasi 5 miliardi di dollari nell’ultimo anno per assicurare l’accesso a questi materiali.
“Vogliamo garantire una fornitura diversificata di minerali critici e catene di approvvigionamento sicure e resilienti in tutto il mondo, in modo che tutte le nostre economie possano prosperare senza che questi elementi possano mai essere utilizzati, nel peggiore dei casi, come strumento di pressione contro di noi, o senza che si verifichino altre interruzioni del mercato che potrebbero minare la nostra sicurezza economica collettiva”, ha detto il segretario di Stato, Marco Rubio. Secondo il capo della diplomazia di Washington, questo piano aiuterà l’Occidente a superare il problema di accesso alle materie prime critiche: “Ognuno di voi ha un ruolo da svolgere, ed è per questo che siamo grati per la vostra presenza a questo incontro che, spero, porterà non solo ad altri incontri, ma anche ad azioni concrete”.

Solo due giorni fa Trump ha annunciato il Progetto Vault, un piano per la creazione di una riserva strategica di elementi rari, finanziato con un prestito di 10 miliardi di dollari dalla U.S. Export-Import Bank e con quasi 1,67 miliardi di dollari di capitale privato. La strategia delle scorte potrebbe contribuire a creare un sistema di prezzi “più organico” che escluda la Cina, che ha sfruttato il suo dominio per influenzare il mercato con prodotti a prezzi inferiori al fine di indebolire la concorrenza. “Lanciamo quello che sarà conosciuto come Project Vault per garantire che le aziende e i lavoratori americani non subiscano mai danni a causa di eventuali carenze”, queste le parole di Trump alla Casa Bianca, affiancato dalla ceo di General Motors, Mary Barra, e dall’imprenditore del settore minerario, Robert Friedland. La riserva, una novità assoluta per il settore civile statunitense, sarà formata da terre rare e minerali critici come gallio e cobalto, fondamentali per la produzione di batterie, smartphone, motori per jet, radar e veicoli elettrici. L’obiettivo è attenuare l’impatto di improvvise interruzioni delle forniture e di conseguenti forti oscillazioni dei prezzi, in un contesto globale sempre più contraddistinto da crescenti tensioni. Il progetto coinvolge già più di una decina di grandi gruppi industriali, tra cui Gm, Stellantis, Boeing, Corning, Ge Vernova e Google. Parallelamente, l’Amministrazione sta proseguendo la strategia diplomatica legata alle materie prime. Gli Stati Uniti hanno già siglato accordi di cooperazione con Australia, Giappone, Malesia e altri Paesi e puntano ad ampliare ulteriormente la rete.

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