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Caro Trump, comprati pure l’Italia. In fondo noi veniamo via per molto meno della Groenlandia

di Leonardo Botta

C’è qualcosa di cervellotico, quasi bipolare, nell’atteggiamento di classe politica, stampa e opinione pubblica nazional-sovranisti italiani nei confronti degli Stati Uniti, da quando Donald J. Trump si è di nuovo seduto nello Studio Ovale.

Vengono in mente i legittimi commenti di giubilo alla cerimonia d’insediamento del Tycoon, con la premier Meloni fieramente presente nel parterre degli invitati. O i vari incontri in cui la Giorgia nazionale sedeva alla destra del “padre” (“rosicate sinistri, Ma(a)lox!”). E giù titoloni e aperture di Tg, quando il leader a stelle e strisce lodava l’amica e alleata italiana. I conservatori nostrani godevano come ricci ascoltando i proclami del presidente americano, o mentre questi coniava un accattivante slogan, “Make America Great Again” (M.A.G.A.), al punto che gli italici sostenitori, capeggiati da quel Salvini sempre pronto a indossare cravatta e cappellino rossi in onore del suo paladino, pensavano di mutuare quello slogan nella nostra lingua, tipo “Facciamo l’Italia Grande Ancora”; ma l’acronimo, F.I.G.A., non convinceva molto.

In tutto questo la nostra presidente del Consiglio era celebrata da tutti come la “pontiera” tra l’uomo più potente dell’occidente e la meschina Europa. E pazienza per qualche “innocente” marachella di Donald, tipo la condanna penale per una trentina di capi d’imputazione, la grazia presidenziale concessa ai 1.500 “patrioti” che avevano assaltato Capitol Hill nel giorno della sua sconfitta contro Biden, o i legami con il pedofilo Epstein: bazzecole, sciocchezzuole. Intanto l’interesse italiano verso le altre sponde dell’Atlantico era sempre alto, per lodare qualche amico trumpiano o criticare ferocemente gli avversari dell’amministrazione americana.

Abbiamo assistito al lutto nazionale, qui da noi, per la morte di un politico e influencer di estrema destra, Charlie Kirk (pace all’anima sua), ammazzato da un pazzoide. Settimane e settimane di struggenti analisi, commenti, cerimonie commemorative al grido di “siamo tutti Charlie” (uno che, in realtà, fino al giorno prima nessuno conosceva), con un ovvio sottinteso: in fondo, se un fuori di testa aveva puntato il grilletto contro l’astro nascente del partito Repubblicano, la colpa era anche della sinistra, di Elly Shlein, Conte, Fratoianni e Bonelli.

E la destra italiana, tutta e indistintamente, si è indignata perché il neo-sindaco newyorkese, Zohran Mamdani, aveva “osato” porre la mano, alla cerimonia del suo insediamento, sul Corano appartenuto a suo nonno (un musulmano che giura sulle sacre scritture dell’Islam: di questo passo dove andremo a finire!).

Nel frattempo, però, gli umori del presidente si mostravano un po’ più mutevoli del previsto: all’Unione Europea, nonostante le “efficaci” intercessioni della pontiera Giorgia, rifilava due suppostoni come i dazi al 15% e la spesa militare al 5% del Pil. Evvabbe’, che sarà mai. Poi è arrivato l’intervento in Venezuela e la deposizione dell’infame tiranno Maduro. E pazienza se tale operazione non rispettasse propriamente i canoni del sovranismo e il rispetto del diritto internazionale: la nostra premier si affrettava a giustificarla con la supercazzola prematurata del “legittimo intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla sicurezza”; con lo scappellamento a destra, naturalmente.

Infine siamo arrivati a questi giorni, in cui una milizia presidenziale di svalvolati, l’ICE, ha cominciato a sparare a destra e manca con la scusa di difendere gli Usa dagli immigrati clandestini; col risultato di freddare due poveri innocenti, Renee Good e Alex Pretti, e seminare terrore ovunque. E noi italiani (che, come direbbe Totò, digeriamo pure le corde di contrabbasso) zitti, con la faccia sotto i suoi piedi.

Perciò vorrei rivolgere un sentito appello a Trump: Presidente, già che sei in trattativa per la Groenlandia per la modica cifra di 100 mila dollari per ogni groenlandese, comprati pure l’Italia. In fondo noi veniamo via per molto meno. Al limite pure gratis.

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