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Nobus, da Ivrea ai Murazzi e Francoforte il fotovoltaico intelligente è “sul lampione”

Ivrea

C’è un filo invisibile che lega la Torino dei Murazzi al Canavese delle discariche abusive e dei torrenti che fanno da sentinella alle piene della Dora; un filo che si dipana fino alla Bassa Valle d’Aosta, sopra Verrès, dove la Croce di Saint-Gilles, ora illuminata, è visibile anche di notte dall’autostrada e dal fondovalle in tutti i suoi 10 metri di imponenza. Quel filo racconta di case history partite da esigenze molto diverse, e pure accomunate da una stessa necessità: “portare energia dove gli altri non arrivano”, come asserisce lo slogan aziendale. Nella sede di Nobus, in corso Vercelli, i quattro fondatori non si stancano di ripeterlo: «Non siamo l’azienda che vende il palo fotovoltaico per la luce», spiegano, «il nostro prodotto è prima di tutto un’infrastruttura».

La scelta di restare qui

Loro sono quattro canavesani residenti tra Ivrea e paesi limitrofi, con precedenti esperienze nell’ambito dell’Itc, dall’ex Celltell di Scarmagno andata distrutta dal fuoco alla Cina della competizione tecnologica globale: Raffaello Stringi e Alessandro Noro alle direzioni amministrativa e operativa, Paolo Quattrocolo alla direzione tecnica, Luca Corna per l’area commerciale. Fanno gli onori di casa dalla sala riunioni in cui la collocazione preminente spetta al “palo fotovoltaico smart e modulare” che li ha resi famosi, per cui una grande azienda di Torino tempo fa si era fatta avanti, proponendo loro un’allettante acquisizione. Respinta dai diretti interessati. «Saremmo stati l’ennesima azienda che lascia il Canavese quando comincia a crescere, e non è quello che vogliamo».

Fatturato esploso in due anni

Una forte intesa di gruppo, oltre a una perfetta integrazione di competenze ed esperienze, lega un team in cui l’affiatamento «è fondamentale», evidenziano mentre ripercorrono i brain storming diventati leggenda nel loro percorso di crescita: costituita ad agosto 2024, dopo una fase di prototipazione iniziata nel 2022 e la registrazione del brevetto, nel 2024 Nobus fatturava intorno agli 8.000 euro, nel 2025 90.000 euro e per il «2026 abbiamo già in casa ordini per circa 300-350.000 euro, con l’obiettivo di arrivare a circa 790.000 euro di fatturato a fine anno e aprirci sia a clienti esteri sia al centro e sud Italia». Il mercato di riferimento è quello delle amministrazioni pubbliche, Piemonte, Veneto, Lombardia.

Il percorso in Cnext come start up

L’anno scorso Nobus era stata selezionata da Cnext, l’incubatore localizzato negli stabilimenti dell’ex Olivetti, tra le start up meritevoli di affiancamento, percorso che le ha permesso di apprendere e migliorare le tecniche di gestione aziendale e far parte di un network di realtà innovative. Ben ci stanno allora gli occhi che brillano quando, aprendo l’agenda, le date circolate in rosso dicono che dall'8 al 13 marzo Nobus sarà presente alla fiera mondiale dell'illuminazione a Francoforte, evento leader biennale per l'illuminazione e l'elettrotecnica: «Ne siamo orgogliosi».

Come funziona e quanto costa

Il prodotto brevettato Nobus è un sistema che si “autofornisce” di energia, senza cavi interrati e senza essere collegato alla rete. La struttura del palo è ricoperta da pannelli solari che formano un esaedro, sei facce per catturare la luce anche con cielo nuvoloso e a ogni angolazione, indipendentemente dall’irradiazione solare. La luce intercettata dalle celle fotovoltaiche a sua volta viene trasformata in corrente elettrica continua a bassa tensione, poi accumulata in una batteria. È così che il sistema va ad alimentare il lampione Led per illuminare strade, piazze o aree isolate, ma può anche azionare telecamere, sensori ambientali, antenne, pulsanti di emergenza, piccoli sistemi di comunicazione. Da remoto. Poche ore di installazione, burocrazia ridotta ai minimi termini, costi tra i tre e i cinquemila euro.

Il controllo urbano “avanzato”

Paradigmatico il caso dei Murazzi di Torino: per Nobus si è trattato di installare un palo fotovoltaico intelligente, volto a mettere in sicurezza il tratto dove, qualche anno fa, era stata lanciata una bicicletta che aveva colpito un ragazzo poi rimasto gravemente ferito. «L’input era arrivato dall’assessore alla sicurezza Marco Porcedda, incuriosito dal sistema dopo che un commerciale aveva presentato il prodotto al Comune: ci chiede se il nostro palo sia in grado di monitorare quell’area difficile, dove aprire un cantiere tradizionale sarebbe stato quasi impossibile». Lì le videocamere «sono state addestrate a riconoscere il lancio di oggetti e la caduta di persone, così da generare un alert automatico alla polizia locale senza bisogno di un operatore fisso davanti ai monitor; successivamente gli algoritmi saranno estesi anche al riconoscimento di monopattini abbandonati e altre situazioni di degrado, trasformando il palo da semplice punto luce in un’infrastruttura di controllo urbano avanzato». Stessa logica, anche se orientata a monitorare il Nodo idraulico di Ivrea all’altezza dei punti più critici in caso di piene, per il lampione intelligente puntato verso l’incile di Salerano, e un altro in un’area marginale di San Giorgio colpita dal fenomeno delle discariche abusive.

Dai torrenti agli incendi nel bosco

In caso di fiamme e fumo, «gli algoritmi del sistema sono anche in grado di distinguere un barbecue da un principio d’incendio in bosco e preallertano la protezione civile in zone dove fisicamente nessuno passa di frequente». Con il brevetto ormai consolidato e una presenza in crescita anche fuori regione, Nobus sembra quindi pronta a giocarsi la sua partita sul terreno dell’innovazione energetica. Una scommessa canavesana che racconta come la nuova industria locale possa ripartire da idee semplici e tecnologie pulite.

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