Poliziotto partecipa a Temptation Island, i colleghi lo riconoscono e viene licenziato in tronco: il caso finisce al Tar
Galeotto fu il falò di confronto: quel concorrente di Temptation Island, coinvolto in una delle tante storie di corna e tradimenti aveva una faccia familiare per molti poliziotti che avevano assistito alla puntata andata in onda su Canale 5 nell’estate 2024. Per i colleghi è stato facile riconoscerlo, ma anche per il dirigente che ha segnalato il caso ai vertici, con il conseguente licenziamento immediato.
Ne ha dato notizia in esclusiva Franco Bechis su Open.
In gara con la fidanzata sull’isola delle tentazioni
Il caso dell’agente di Polizia licenziato per la sua partecipazione al reality show Temptation Island rappresenta in effetti un curioso intreccio tra doveri disciplinari, diritto del lavoro e logiche della produzione televisiva. La vicenda, che vede contrapposti il Capo della Polizia, Vittorio Pisani, e un assistente capo coordinatore, ruota attorno a un interrogativo tecnico: le immagini trasmesse in TV erano in diretta o differita?
“Danno d’immagine per la Polizia di Stato”
Tutto ha inizio nell’estate del 2024, quando i superiori dell’agente, seguendo il programma su Canale 5, riconoscono il collega tra i protagonisti. La Polizia di Stato contesta la mancata autorizzazione per un’attività extra-professionale e il potenziale danno d’immagine. Il 28 agosto viene notificata una diffida formale: l’agente deve astenersi da ogni ulteriore partecipazione. Tuttavia, la sua apparizione in una puntata della versione autunnale del programma fa scattare il licenziamento per “decadenza dall’impiego”, con parere favorevole del Consiglio di amministrazione del personale.
Il Tar del Lazio ha dato ragione al poliziotto di Temptation Island
L’agente ha impugnato il provvedimento presso il TAR del Lazio, ottenendo una prima vittoria cautelare. I giudici amministrativi hanno infatti sospeso il licenziamento, ordinando l’immediata riammissione in servizio del poliziotto. La motivazione risiede nella necessità di approfondire la natura delle riprese televisive prima di privare un lavoratore della propria fonte di reddito.
La difesa sostiene una tesi legata ai tempi di produzione per due orrdini di motivi. Le registrazioni sarebbero pregresse. Secondo i legali, infatti, l’assistente capo coordinatore non avrebbe mai violato la diffida di agosto. Le immagini viste in autunno farebbero parte di registrazioni effettuate a luglio, prima del richiamo dei superiori. Ultimo, ma non meno rilevante dato, l’ssenza di dolo: non essendoci stata una nuova prestazione lavorativa o presenza sul set dopo la notifica, non sussisterebbe in effetti l’insubordinazione.
L’udienza decisiva attesa il 24 marzo
I magistrati hanno ora richiesto prove oggettive. La Polizia deve presentare una relazione minuziosa, mentre all’agente è stato chiesto di produrre una dichiarazione giurata firmata dai responsabili di Mediaset. Questo documento dovrà certificare le date esatte delle riprese incriminate.
L’udienza decisiva è fissata per il 24 marzo 2025. Qualora venisse confermato che il montaggio televisivo ha utilizzato vecchio materiale, l’agente potrebbe salvare definitivamente il posto. In caso contrario, la linea dura del Dipartimento della Pubblica Sicurezza troverebbe conferma giuridica. Il seguito alle prossima puntata: come una telenovela, anzi, come un reality alla Temptation Island.
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